Cari compagni delegati,

da soli 18 mesi faccio parte dei Democratici di sinistra, sono stati mesi molto intensi non solo per i fatti politici accaduti, ma anche per la possibilità che ho avuto di vivere da dentro il partito, come membro della segereteria provinciale e come responsabile delle automie tematiche sanità e politiche sociali, questi avvenimenti stessi.
Sono entrato nel partito con alle spalle il successo strepitoso alle amministrative di Siracusa, il primo governo Capodicasa ed il primo governo D’Alema. Il partito viveva un momento di euforia, era la guida del centro-sinistra ed era stato l’argine contro lo spettro di un ritorno delle destre, anche il centro pareva avere affidato ai più navigati e presentabili diessini le sorti della coalizione.
Il problema è stato che il prezzo che abbiamo dovuto pagare per portare avanti tutte queste operazioni è stato più alto delle risorse che avevamo da parte, infatti per potere raggiungere questo obiettivo abbiamo dovuto tralasciare la nostra identità di partito e la sua stessa organizzazione, abbiamo dovuto gestire un potere enorme con conseguente lottizzazione, unico metodo conosciuto dalla maggioranza dei nostri alleati, abbiamo dovuto cedere ad ogni forma di ricatto per potere mantenere i nostri uomini nelle postazioni raggiunte, abbiamo dovuto stringere alleanze con i vari “Cossiga” di turno e con personaggi molto discutibili della vecchia Democrazia Cristiana.
Abbiamo, in poche parole, dato l’impressione che il governo delle cose doveva essere raggiunto e conservato a tutti i costi dovendo abdicare a principi a cui il vecchio PCI non avrebbe mai abdicato. Ed è stato così che abbiamo accettato logiche allucinanti che giustificavano le epurazioni dalle giunte Dell’Arte e Marziano spaccando il centro-sinistra e seppellendo l’Ulivo. Ed è stato così che abbiamo tenuto atteggiamenti ambigui quando il PPI ha affondato la giunta Dell’Arte, passando da attacchi micidiali sulla stampa a Foti e a Nicita, a silenzi e paralisi quando l’atto di Killeraggio politico si stava oramai realizzando. Ma non basta, abbiamo gestito la scelta della candidatura a Sindaco di Siracusa testardamente ancorati all’alleanza con il PPI con il risultato di distruggere il partito a Siracusa e di straperdere il ballottaggio.
Tutti questi infelici passaggi politici sono stati sottolineati negli organismi dirigenti dal sottoscritto, ma non sono state prese in considerazione le osservazioni fatte, anzi il difensore più accanito di questa linea politica che ci ha portato in tali difficoltà è stato proprio il compagno Nino Consiglio che oggi una parte della maggioranza del partito pone all’attenzione dell’Assemblea congressuale come futuro segretario.

L’analisi di questi avvenimenti ha fatto maturare l’idea di una mia candidatura in un gruppo di compagni, candidatura che vuole rappresentare un forte messaggio al partito e alla società, ed il messaggio è che i Democratici di sinistra vogliono lavorare nello spirito reale del nuovo soggetto politico nato a Torino.
Cari compagni, noi abbiamo un grosso problema: recuperare il rapporto con la società, con il nostro elettorato, con la sinistra diffusa che oramai si astiene alle elezioni.

La mia piattaforma di lavoro si muove in due direzioni:
-L’organizzazione del partito;
-Il progetto politico.

L’organizzazione del partito

Il primo punto che voglio sottolineare è quello della legalità. L’iscritto al partito è una persona che partecipa, riconoscibile, non è una persona che si fa solo la tessera.
Non è comprensibile che il nostro partito a Siracusa conta 1.000 militanti tesserati e poi prende solo 4.000 voti alle elezioni: o i tesserati esistono e prendiamo almeno 8.000 voti o i tesserati non esistono.
Non è comprensibile che avvengano partecipazioni superficiali e dal corridoio a congressi sezionali importanti.
Non è comprensibile che convocazioni di assemblee congressuali, come quella di oggi, avvengano per telefono e tramite i segretari di sezione: ne perdiamo di immagine, di sostanza, di serietà.

La legalità e la democrazia interna va ripristinata con la partecipazione, che diventa l’ossigeno per questo corpo, che è il nostro partito, che in caso contrario resterà fiacco e asfittico.
I Direttivi di sezione dovranno animare la vita di sezione con Assemblee mensili su temi locali o su problematiche politiche nazionali ed internazionali.
I vari organismi di partito ed i segretari di sezione dovranno avere un’interlocuzione continua e alla luce del sole con la segreteria del partito che tanto meglio funzionerà, quanto meglio riuscirà a decentrare ed a favorire la partecipazione degli iscritti. Le scelte importanti si prendono insieme e non debbono essere calate dall’alto.

Come terzo punto dell’organizzazione del partito sottolinierei il rapporto con la società. Il partito da troppi anni è chiuso all’interno di una logica tutta sua autoreferenziale, poco attento a curare quei collegamenti essenziali con le parti più vive del mondo produttivo e professionale, con i giovani e con le fasce deboli della società.
Questo rapporto va invece vivacizzato e valorizzato e penso che le Autonomie Tematiche e le Associazioni di tendenza potrebbero rappresentare in questo senso un valido strumento così come è stato sottolineato a Torino. Reputo indispensabile consolidare oltre che animare e stimolare la nascita perlomeno delle Autonomie tematiche più importanti: sanità, ambiente, politiche sociali, internazionale, innovazione, cultura, giustizia.

Come ultimo punto la vicenda del segretario del partito per la città di Siracusa. E’ venuto il momento di andare rapidamente alla scelta di un compagno capace, autonomo, in grado di riallacciare rapporti costruttivi e pacati con gli altri partners del centro-sinistra sulla base di una sola e chiara regola: rinnovamento di uomini che non possono essere ancora quelli legati alle pagine più tristi dello scempio del nostro ambiente e del degrado della nostra società, uomini che il partito ha sempre combattuto e che deve essere capace di continuare a combattere con gli strumenti acuti e fini della politica e della progressiva emarginazione di metodi e mezzi antichi.
E’ venuto il momento di scelte politiche forti che rispettino l’ambiente e che sappiano tracciare un modello di sviluppo per la nostra città che sappia sfruttare la sua vocazione turistica utilizzando i suoi meravigliosi beni ambientali e monumentali. Il tutto mettendo in moto un forte lavoro di sinergia con i nostri consiglieri comunali.

Il Progetto politico

Un partito così come quello che dobbiamo creare, è già di per se un progetto politico perché credo che le donne e gli uomini di sinistra che vengono messi nelle condizioni di confrontarsi e di lavorare sono capaci di mettere in cantiere progetti ed iniziative politiche valide.
I vari organismi di partito stimoleranno e guideranno questa discussione perché è necessario che si crei una forte e chiara identità di sinistra che si sostanzi in atteggiamenti personali ed in progetti riconoscibili e volti tutti alla ricerca della giustizia e del bene comune.
Le Autonomie Tematiche e le Sezioni Territoriali dovranno essere il Laboratorio Progettuale del Partito.

Il secondo punto del progetto politico non può che essere la ricostruzione del centro-sinistra o Ulivo 2 in provincia di Siracusa. Il rapporto con il centro moderato, il cattolicesimo democratico, l’ambientalismo e le forze laiche che si collocano nel centro-sinistra deve essere improntato a chiarezza ed apertura, come prima ricordavo per la città, perché le ragioni della coalizione, se distorte, possono portarci all’estinzione. La nostra azione politica deve essere rapidamente e facilmente riconoscibile e dobbiamo contaminare tutta la coalizione, cambiando radicalmente il modo con il quale ha funzionato fino ad ora.
Il Patto di stabilità e le Primarie sono due punti forti su cui si dovrà lavorare, come ricordava il documento di Agire Solidale.
Così come deve essere sempre tenuto aperto un dialogo con Rifondazione Comunista che dobbiamo riuscire a recuperare pienamente nel progetto del centro-sinistra.

Ed ancora sappiamo troppo poco e solo dai giornali su quello che fanno i nostri amministratori negli enti locali e negli enti pubblici ed economici che governiamo.
L’azione di questi amministratori è generalmente di alta qualità e di buona gestione ed è per questo che la loro azione va sostenuta e potenziata e va creata una circolazione di idee e, perché no, di sentimenti che ci faccia sentire tutti un po’ meno soli nei pericoli, nelle insidie ed anche nelle soddisfazioni del governare.

Ed ancora oggi il progetto politico non può prescindere da una modifica della legge elettorale che ancora oggi permette la sfiducia consiliare per i sindaci e i presidenti della provincia e dobbiamo anche lavorare per una legge elettorale regionale che consenta maggioranze stabili e impossibilità di ribaltoni.
Non possiamo più sopportare i ricatti ai compagni Marziano e Capodicasa!
Ebbi già a dire, in tempi non sospetti, che si poteva ragionare invece a livello nazionale sul sistema elettorale tedesco con sbarramento al 5%, indicazione diretta del premier, premio di maggioranza e nuove elezioni in caso di sfiducia al premier. Solo così si raggiunge il bipolarismo, la riduzione dei partiti e la governabilità.
Poche regole, ma chiare, regole che tolgono potere ai vertici dei partiti e che ridanno potere reale alla gente, anche il potere di partecipazione che il maggioritario puro avrebbe cancellato. Ricordate per chiarezza il ricatto a cui siamo stati sottoposti 4 anni fa: o voti Lo Curzio o fai vincere Berlusconi.

E per ultimo la questione morale che deve essere un nostro cavallo di battaglia. Su questo punto dobbiamo essere inflessibili e rivendicare l’anomalia del nostro partito che si è sempre distinto per aver saputo tenere lontani ed isolati i germi della corruzione.
Ma non basta, tangentopoli non è solo le inchieste di mani pulite, ma è anche un modo di fare politica clientelare, irrispettosa delle regole e tendente ad utilizzare il potere a fini di parte. Il nostro partito si è fatto “parte” solo per favorire il bene comune anche dei più lontani e dei soggetti in maggiore difficoltà. Noi una politica del genere abbiamo il diritto di portarla avanti perché l’abbiamo sempre sostenuta, ma abbiamo anche il dovere di batterci per essa perché sfortunatamente tangentopoli è molto più diffusa e presente di quello che si vede.

Cari compagni, concludo questo mio discorso dicendovi che sono molto sereno in questa proposta di svolta che vi faccio, assicurandovi che lavorerò sempre per l’unità del partito, ma anche per la chiarezza e per un progetto politico riconoscibile di sinistra. Voglio invitarvi al coraggio individuale di una svolta che deve essere vissuta nella continuità dei nostri valori.
Cari compagni abbiamo bisogno di un partito trasparente, di un partito che sappia interpretare i bisogni della gente e sappia trasformarli in prassi politica. La gente della nostra provincia ci guarda perché ha bisogno di una sinistra forte e coraggiosa che sappia governare e ridare Speranza.

Siracusa 11-6-2000
Tati Sgarlata