Contento di essere stato invitato a riflettere insieme sullo slogan “Vietato Vietare” che è uno degli slogan simbolo del ’68, contento perché il ’68 è stato molto importante per la società italiana nella quale siamo cresciuti noi adolescenti di allora che abbiamo vissuto in un clima intriso di ’68.

Vorrei ora dirvi alcune parole chiave della relazione perché sono quelle che ci orienteranno per seguire il filo del discorso che voglio fare: spirito critico, contestazione, povertà, politica, coerenza, autenticità.

Cominciamo dallo slogan “Vietato Vietare” che è un ossìmoro, quindi l’unica cosa che è possibile vietare è vietare di potere sperimentare liberamente tutto quello che si vuole.

Il ’68 è quel movimento o processo culturale che ha trovato le sue radici all’inizio degli anni ‘60, che ha avuto uno sviluppo bruciante nel decennio successivo ed il cui messaggio si è lentamente ma inesorabilmente modificato perdendo gradualmente il suo spirito oroginario dagli anni ’80 in poi.

Quindi distinguerei 2 fasi, la prima dagli inizi degli anni ’60 alla fine degli anni ’70, la seconda successiva fino ai giorni nostri con la radicale trasformazione del senso di “Vietato Vietare”.

Nella prima parte c’è stata l’espressione della libertà individuale nello sperimentare ciò che sembrava giusto fare nell’ambito sessuale, nell’uso delle droghe, nella ribellione verso i poteri costituiti ed istituzionali, nella contestazione al tridente famiglia, patria, religione come istituzione. Questo è avvenuto però alla luce di alcuni riferimenti etici anche se vissuti a volte in maniera contraddittoria e con delle successive pericolose estremizzazioni.

Infatti come ci ricordava qualche settimana fa il prof. Vergottini nel presentare al San Metodio il film “Vedete, sono uno di voi” sul Cardinal Martini, il ’68, secondo il presule, ci aveva lasciato 3 pungoli provocatori: la povertà, la politica e la coerenza.

Citerò ora dei brani tratti da un articolo di Vincenzo Rosito uscito su Avvenire il 14 febbraio del 2018 dove vengono riportati alcune espressioni del cardinal Martini.

Il pungolo della povertà e quindi il pressante invito alla essenzialità ed alla sobrietà. Scrive il Cardinale:”In quegli anni la tensione alla povertà fu fortissima e diede luogo a nuove esperienze, a nuove comunità, a nuovi modi di vita; alcuni sono falliti, ma il pungolo era reale e sano”.

Poi ancora il pungolo della Politica come ordinario strumento per affrontare la vita perché l’individuo non può che trovare nel sociale, nel collettivo, la matrice dei problemi ma anche le soluzioni ed il Cardinal Martini scrive:”Ricordo ancora quanto fosse sentita la percezione che, anche estraniandosi da ogni interesse politico, si operava una scelta politica”. Aggiungo io il detto che si diceva allora: se non ti interessi di Politica, comunque la Politica si interessa di te. E continua il cardinale:” Un pungolo drammatico che costringeva tutti ad una scelta. Ovviamente questa istanza veniva esasperata, faceva della politica l’unica cifra interpretativa. Però faceva uscire da una forma di cristianesimo privato”.

Ed infine il pungolo della coerenza per cui niente proclami retorici, propagandistici e spesso falsi, ma il pressante invito a trovare sempre una corrispondenza tra il pensiero, l’idealità e la prassi di vita. Dice ancora il cardinal Martini:”Il pungolo della coerenza con il Vangelo che andava al cuore della vita ecclesiale. Nei movimenti del ’68 si cercava molto la coerenza, la trasparenza, l’autenticità. Ci domandavamo: siamo coerenti col Vangelo? Lo rappresentiamo in maniera trasparente, autentica? E avvertivamo la nostra distanza e insieme il bisogno di capire che cosa significa interpretare il Vangelo nell’oggi”.

Continuando con il Cardinal Martini ma stavolta con dei brani tratti da un articolo uscito sul Corriere della Sera il 22 novembre del 1998, il presule afferma:”Per noi era difficile distinguere tra quello che era puramente ’68 e ciò che era post-Concilio. Perciò ho vissuto elementi molto positivi in quegli anni…Penso che ci sia stata una vera fusione, in parte anche felice, fra istanze conciliari e post-conciliari e istanze sessantottine…Il ’68 ha messo in rilievo questo bisogno di autenticità, verità, libertà, spontaneità che trova tanta rispondenza con le pagine evangeliche”. Il Cardinale ha incitato i giovani ad “accettare le sfide di allora” perché “trent’anni fa abbiamo vissuto dei grandi valori”.

Non è quindi certo un caso che negli anni ‘60 matura ed avviene il Concilio Vaticano 2°, frutto indubitabile della libertà dello Spirito all’interno di un contesto culturale di grande fermento e cambiamento e non è neanche un caso che dagli anni ’80 in poi si attenua la spinta innovativa del Concilio per ritornare a privilegiare le tranquille sponde della tradizione e della dottrina, mettendosi in una posizione di difesa che porta gradualmente ai valori non negoziabili degli anni 2000. Papa Francesco ha fermato questo processo e in particolare l’Amoris Letitia, la Laudato sii ed il documento Oeconomicae ed pecuniariae questiones, documento sull’economia di cui si è parlato troppo poco, hanno rispostato l’asse proprio sulla povertà, la politica e la coerenza.

Ma la dinamica della Chiesa per fortuna è diversa da quella del mondo, anche se questo illuminato procedere del Papa ha oggi opposizioni impensabili anche all’interno della Chiesa stessa.

Nel secondo periodo dagli anni 80 ad oggi il “Vietato Vietare” come forza liberante ancorato alle istanze della povertà, della politica e della coerenza si è trasformato gradualmente in individualismo, nel senso che è finita la ribellione verso le regole borghesi, le Chiese, i limiti  ed ha preso sempre più spazio la libertà di appagare i propri bisogni, l’arricchimento, l’autoaffermazione, la competizione, il sesso, l’arrivismo etc.

E’ chiaro che non ci sono stati passaggi netti da una fase ad un’altra e che tutto è avvenuto gradualmente; così come è chiaro che esistono esperienze profetiche in contro tendenza che, anche in questo periodo di ripiegamento nell’individualismo testimoniano che un altro modo di vivere è possibile; ed è chiaro infine che il ’68 ha trovato un fecondo terreno nel periodo di grande ricostruzione ed entusiasmo del dopo guerra nel quale infatti nascono l’ONU e l’Europa, viene scritta la Carta dei diritti umani, avviene il processo di decolonizzazione, si consolidano e si sviluppano i grandi partiti di massa, la Democrazia cristiana ed il partito Comunista italiano, e si assiste ad una grande partecipazione popolare alla vita politica ed al voto.

Veniamo ora agli esempi per capire l’humus culturale ed i risvolti sociali e politici delle 2 fasi.

  1. Nel primo periodo si parlava di Amore libero alla luce del sole che, seppure ingenuamente, rivendicava la possibilità di uscire fuori da vincoli familiari spesso visti solo come asfissianti, limitanti, coercitivi e con una grossa conflittualità secondaria ad una visione patriarcale o peggio di padre-padrone. Nel secondo periodo, cioè dagli anni ’80 in poi è prevalsa sempre più l’idea del sesso libero perché diventa giusto sperimentare, ovviamente di nascosto e non certo permettendolo al partner ufficiale, relazioni nuove ed appagare tale desiderio con conseguenti facili separazioni e secondi o terzi matrimoni.
  2. Se negli anni del ’68 i libri cult sono “L’obbedienza non è più una virtù” e “Lettera ad una professoressa” di Don Milani, espressione innovativa e libera di un vero riscatto evangelico delle classi subalterne contro la violenza militare e la scuola di classe, successivamente si è fatta sempre più spazio la Guerra infinita di Bush ed il terrorismo internazionale, l’appoggio anche italiano alle guerre in Medio Oriente con il tradimento della Costituzione, il disinteresse per interi continenti che stanno affondando come l’Africa. Il tutto favorito dalla caduta del muro di Berlino, dalla sconfitta del socialismo reale, dalla vittoria del turbo capitalismo in cui viviamo e che ha come autorizzato la Cina ed altre economie emergenti a diventare ancora più onnivore dei paesi del blocco occidentale. Quindi è rimasto sempre di più solo l’individualismo diffuso che porta oggi ai muri tra il benessere USA ed i poveracci del Sud America, tra la ricca Europa ed i popoli africani o i fuggitivi dai disastri che abbiamo provocato in medio oriente e in Nord Africa. Il tutto alla fine distorcendo il principio di interesse nazionale come nel caso della nave Diciotti. In tutto questo pasce sempre più una finanza internazionale che dagli anni ’80 in poi è la vera detentrice del potere anche politico, finanza che continua a lucrare su tutto e che, in nome dell’arricchimento, continua ad essere la causa prima delle diseguaglianze sempre maggiori, il 10% della popolazione detiene il 62% della ricchezza mondiale; finanza che è la causa della crisi del 2008 a cui non si è messo alcun riparo con rischi gravissimi alle porte, con lo sfruttamento delle risorse della terra in maniera irrazionale e quindi, per la prima volta nella storia dell’uomo, con la messa a repentaglio della vita stessa dell’uomo nel Pianeta perché siamo diventati onnivori e dobbiamo consumare sempre di più. Non ha importanza se la merce che produciamo è in molti casi inutile e superflua, bisogna produrre o costruire perché dobbiamo aumentare il PIL e solo aumentando il PIL ci salveremo. Ed invece ci stiamo distruggendo.
  3. Per continuare a parlare sulla fecondità di quel periodo voglio ricordare la rivoluzione dell’assistenza psichiatrica che avvenne negli anni del ’68 ad opera di Franco Basaglia con la successiva legge 180 che decretava la chiusura dei manicomi e l’avvio della Psichiatria di Comunità che ancora oggi difendiamo con difficoltà visto un clima culturale che privilegia il privato e l’interesse personale. Se la L.180 è resistita a questo clima, lo si deve alla indiscussa utilità di una integrazione del paziente affetto da disagio psichico nel tessuto normale di vita contro una ghettizzazione che tante sofferenze inutili ha provocato. Perché la malattia ha anche una matrice sociale e torniamo qui alla dimensione politica del ’68 che vede nella società la causa di alcune difficoltà ma anche la soluzione alle difficoltà stesse. E questo succede pur negli ostacoli a fare affermare i principi della psichiatria di Comunità per incuria ed interessi privati come abbiamo tentato di raccontare e rappresentare in un convegno svolto pochi giorni fa a Siracusa. Ma la L. 180 è solo un aspetto della L. 833 del 1978 sulla istituzione del SSN che ha assicurato una reale e globale assistenza sanitaria a tutti.
  4. Ed ancora l’aspetto educativo sia in famiglia che a scuola. Ho ricordato prima “Lettera ad una professoressa” di Don Milani scritta negli anni ’60 e che tanta spinta ha dato ad una scuola pubblica maggiormente attenta ai bisogni dei ragazzi in difficoltà e che ha contribuito a creare una scuola più giusta e non di classe. Gli anni ‘60 e ’70 sono stati gli anni delle assemblee, della contestazione, della partecipazione e degli scioperi. Negli anni si è progressivamente spento lo spirito critico dei giovani, complice nell’ultimo ventennio l’avvento dei social perché per sviluppare lo spirito critico bisogna studiare e confrontarsi guardandosi negli occhi e sapendosi ascoltare, mentre i social favoriscono l’incognito e l’istinto. Ricordo che durante la mia esperienza di assessore provinciale alla pubblica istruzione e all’edilizia scolastica della provincia regionale dal 2003 al 2006, seppure non mancassero i motivi di protesta sia su grandi problematiche sociali, sia sulle strutture messe a disposizione dall’ente provincia, ho assistito solo a 3 o 4 scioperi come se i giovani fossero narcotizzati. Questo è avvenuto per la mancanza di spirito critico e di iniziativa dei giovani dovuto a questo clima culturale e ad una generazione di adulti incapaci di dare regole chiare e comprensibili, adulti che ci siamo spesso rifugiati o nel lassismo o nel rigorismo irrazionale, segni di immaturità emotiva. Ci sono comunque segni di risveglio, vedete per es. lo sciopero per il futuro che abbiamo vissuto il 15 marzo scorso stimolati da Greta Thunberg o le manifestazioni contro la mafia di Libera di questi giorni.

E potremmo continuare con altri esempi, prima giocavamo la schedina, ora c’è il gioco d’azzardo patologico, prima il povero era una persona da aiutare ora lo si colpevolizza, prima la persona di successo realizzava opere con vantaggi anche privati ma con ricadute sociali, ora la persona di successo si deve arricchire e basta, prima si andava in massa a votare, ora lottiamo con il fenomeno dell’assenteismo e del disinteresse, prima si facevano film come Jesus Christe superstar o Hair, ora si fanno i cinepanettone.

Allora il problema principale è come gestire la nostra libertà. Davanti al bene e al male perché scegliamo l’uno o l’altro? Vietato Vietare è bello, è giusto, ma senza i presupposti di considerare il nostro Io inserito in una rete di relazioni e di bisogni comuni e senza capire che la nostra felicità non può essere una ricerca individuale ma avviene solo se riusciamo a coniugarla con la felicità degli altri, il Vietato Vietare diventa soltanto un inno all’individualismo, all’opportunismo, al libertinaggio. Gaber cantava “La libertà è partecipazione” e come spesso accadeva ci vedeva bene. O negli anni ’60 il periodico La Zanzara del Liceo Parini di Milano scriveva:”Vogliamo che ognuno sia libero di fare ciò che vuole a patto che ciò non leda la libertà altrui”.

Ma ci sono anche delle strade da percorrere per uscire da questa situazione? Possiamo ancora coltivare l’idea che il mondo cambi in meglio e che possiamo diventare edificatori del Regno di Dio? Penso di si, ma la soluzione non può essere rappresentata da pannicelli caldi per lenire una malattia mortale e c’è invece bisogno di una vera conversione e di cambiamenti radicali in ognuno di noi, ma anche nella Chiesa nel suo complesso ed ovviamente nella Politica..

  • Bisognerebbe prendere coscienza della situazione drammatica attuale studiando e confrontandosi.
  • Bisognerebbe avere consapevolezza di come ognuno di noi si pone davanti a questa situazione così complessa.
  • Bisognerebbe curare la Coscienza come scintilla e riflesso dello Spirito di Dio, vera essenza eterna del nostro Essere.
  • Bisognerebbe sapere che il vero senso della vita è Amare gratuitamente e senza aspettative.
  • Bisognerebbe ancorarsi alle tradizioni filosofiche, religiose e spirituali dell’Uomo, quello che si chiama Filosofia perenne, tradizioni che hanno sempre privilegiato le regole auree del non fare agli altri quello che non vorresti che si facesse a te e fa agli altri quello che ti piacerebbe ricevere dagli altri. Come dice Papa Francesco il vero problema non è la differenza delle religioni ma la mancanza di fratellanza.
  • Bisognerebbe spogliarsi del superfluo e cercare di realizzare sempre più l’Evangelo che parla di Amore disinteressato e gratuito e di condivisione. Questo vuol dire che le proprietà individuali e delle Chiese debbono essere messe sempre più a disposizione dei bisogni veri dell’uomo e non della conservazione.
  • Bisognerebbe lavorare per costruire la società della sobrietà che non prevede la crescita dissennata, impossibile ed irrazionale del PIL per assicurare il benessere di tutti gli uomini e di tutti i popoli.
  • Bisognerebbe che gli Stati si coalizzassero per risolvere i problemi epocali del clima, delle migrazioni e delle diseguaglianze partendo dal mettere ordine alla turbo finanza capitalistica ed alle privatizzazioni dei beni comuni a partire dall’acqua.

Utopia o possibile progetto di vita, di trasformazione spirituale interiore e di edificazione del Regno di Dio come ci hanno insegnato Gesù ed il successivo annuncio evangelico?