Scopo di questa breve riflessione è presentare una possibilità esistenziale che senso alla vita e che potrebbe portare più autenticamente ad una crescita personale rivolta al bene individuale e collettivo.

Dare quindi senso alla vita non in senso individualistico che è la scelta preponderante e che porta alla situazione così difficile, complessa e tragica che viviamo oggi.

Ma perché non scegliere esclusivamente la via tradizionale che ha scelto sempre l’uomo che è la via religiosa? Per due motivi: perché la religione inevitabilmente discrimina tra credenti e non credenti ed invece abbiamo bisogno di un cammino aperto a tutti e perché la religione concentra l’attenzione su una vita futura che sa di consolatorio e che distoglie dalle dimensioni di eternità, felicità ed amore che già in questa vita possiamo cercare di vivere e di raggiungere.

In questa proposta quello che cambia è il punto di partenza che è la personale vita interiore psicologica e spirituale e non, appunto, la religione come cercherò di spiegare e motivare.

Durante l’adolescenza alcuni amici hanno cominciato a dubitare sull’esistenza di Dio e mi sono cominciato a chiedere come fosse possibile.

Sono cresciuto tra casa, scuola e parrocchia ed anche con l’ingresso negli scout, si dava un po’ per scontata l’esistenza di Dio anche se la dottrina della Chiesa veniva spesso contestata nella teoria e nella pratica.

Nella realtà comunque lo stile di vita di alcuni di questi amici non credenti o perlomeno agnostici non discostava tanto da quello dei credenti e questo mi interrogava.

Negli anni ho avuto chiaro che la Fede nell’esistenza di Dio era un dono o qualcosa di simile, che fosse legata anche a fattori psicologici individuali, a fattori culturali, alla fortuna di avere incontrato le persone giuste, a fattori sociali.

La differenza tra credenti e non credenti risultava essenzialmente nell’idea della vita eterna per i primi, credenza che mancava nei secondi.

Ho cominciato così ad osservare la mia Fede ed ho visto che la credenza non era così solida e che quello su cui si concentrava la mia attenzione era l’idea consolatoria di una vita eterna.

Questa Fede mi è sembrata un po’ strumentale e per quanto conservo una Speranza in tal senso e mi considero un credente che vive regolarmente una vita sacramentale, ho pensato che al centro del mio percorso di vita ci dovesse essere qualcos’altro.

Per questa svolta è stato fondamentale l’incontro con la Meditazione più di 20 anni fa. Infatti la Meditazione mette al centro non la religione, ma la spiritualità, lasciando aperto il cammino anche ai non credenti.

L’aspetto spirituale vuol dire fare riferimento a valori che vanno oltre la dimensione corporea, materiale e psicologica, quindi a qualcosa che possiamo avere come obiettivo anche senza credere che questi valori abbiano come punto di riferimento Dio.

Questa consapevolezza mi faceva tornare anche i conti con l’osservazione che lo stile di vita dei miei amici, ma anche di tanti altri laici non credenti, era spesso simile se non più coerente allo stile di vita dei credenti ed anche di me stesso.

Allora ho cominciato sempre più a pensare che la cosa importante fosse un lavoro interiore indirizzato verso valori universali condivisi che solo per alcuni venivano riassunti nella parola Dio, Sommo Bene, Sé, Assoluto, Brahman…

Da qui nasce l’idea di questo schema che vi propongo e vi spiego.

Innanzitutto il titolo.

Dall’Io al Sé: il cammino di tutta una vita che dà senso alla vita.

Il campo dell’Io (corpo, istinti, emozioni, sentimenti, pensieri) offusca la possibilità di accedere ai valori spirituali che possiamo chiamare Sé, perché il richiamo alla soddisfazione dei bisogni e dei desideri primari materiali e psicologici dell’Io ci fanno concentrare sulla possibilità del loro appagamento ed orientano la nostra vita.

Si diventa ciò che si pensa e si sente e la mente plasma il nostro destino.

Se non prendiamo Consapevolezza di questo richiamo e di questi legami che chiamiamo Narcisismo, avremo difficoltà ad accedere ai valori spirituali.

Il cammino che ci potrebbe portare dall’Io al Sé dura ovviamente tutta una vita e non si compie mai totalmente perché comunque è impossibile superare totalmente le istanze dell’Io.

Ma il cammino è possibile e diventa l’unica maniera, a mio modo di vedere, per dare senso alla vita e raggiungere forme sempre più autentiche di realizzazione, di felicità, di sentimento di eternità, di pace e di Amore, Amore che forse riassume tutte queste dimensioni.

La Meditazione è un ottimo strumento per fare un lavoro di Consapevolezza del nostro Narcisismo perché impariamo ad auto osservarci. In particolare impariamo a vedere quanto siamo identificati negli istinti, nelle emozioni, nei sentimenti e nei pensieri.

Se la Meditazione da sola non riesce a metterci nel cammino, possiamo farci aiutare da una sorella o da un fratello più avanti nel cammino e/o da una guida psicologica e/o spirituale.

La Meditazione ci aiuta a disidentificarci gradualmente e per quanto è possibile da questi contenuti mentali perché sappiamo che identificarsi in questi non ci permette di accedere ai valori spirituali.

Quindi inizia un’opera di purificazione e di trasformazione che è l’arte del meditante.

Ma dobbiamo avere chiaro in che direzione stiamo andando. Nel cammino meditativo che io seguo e che cerco di proporre, la direzione è il triangolo del Sé di Raphael con le qualità principali di Armonia, Amore e Saggezza. Ma per i cristiani la direzione è la sequela di Gesù, così come per i platonici è il Sommo Bene e così via, l’importante è che la direzione sia ben chiara.

Le qualità del Sé vanno invocate, scoperte dentro di noi e vissute in maniera sempre più autentica. Il non credente si ferma lì, mentre il credente, o perlomeno colui che pone questa possibilità nella sua vita, crede che le qualità del Sé si identificano nello Spirito d’Amore immanente e trascendente nello stesso tempo, sulla scia dell’insegnamento di Meister Eckart, visione binoculare o con un termine più preciso, panenteismo.

Però a questo punto è possibile anche per il non credente e ovviamente anche per il credente in cammino sviluppare il Piano Intuitivo, quello che gli orientali chiamano la Buddhi, ed avere una percezione gradualmente più chiara della presenza dello Spirito d’Amore nostra vera natura da cui tutto proviene, in cui tutto è e nel quale tutto ritorna da sempre e per sempre?

Secondo me è possibile avendo un atteggiamento di abbandono e di fiducia in Dio e nella vita con un’umile richiesta di aiuto che è apertura del cuore a questa dimensione. E’ necessario quindi curare ed attenzionare il fervore spirituale che non è necessariamente credenza in Dio.

Il Silenzio della mente aiuta ad entrare in questa dimensione.

A questo punto è possibile, seppure in forma non assoluta, gustare e vivere le dimensioni di realizzazione, felicità, sentimento di eternità, pace e Amore di cui dicevo prima.

Ovviamente quando parliamo di Amore maturo parliamo di un Amore che si esprime senza aspettative, senza bisogno, senza ricompense, gratuito.

Ma il lavoro di Consapevolezza e Trasformazione riparte giorno dopo giorno ricco della maggiore autenticità con la quale vengono vissute le Qualità del Sé, il Piano Intuitivo e la dimensione dell’Amore gratuito e senza aspettative.

Questo lavoro si confronta ogni giorno con le scelte di vita che facciamo in famiglia, nel nostro ambiente amicale e di lavoro, nell’impegno sociale o politico che scegliamo.

C’è inoltre da considerare che nella vita incontriamo normalmente difficoltà: sofferenze inevitabili, malattie o lutti, separazioni subite o provocate, ostacoli nel raggiungimento di buoni obiettivi, senso di impotenza davanti ai mali del mondo, confronto con i nostri limiti e difetti che certe volte si ripresentano in maniera pervicace.

Questi elementi possono portare a momenti di difficoltà e di smarrimento ed in tal caso anche in questi momenti possiamo eventualmente chiedere aiuto ad una sorella o ad un fratello più avanti nel cammino e/o ad una guida psicologica e/o spirituale.

E veniamo all’ultima riflessione: ci sono contesti che aiutano questo cammino?

È una domanda che mi sono posto in questo ultimo periodo. La nostra società consumistica con tutto a portata di mano, il nostro stile di vita non sempre sobrio, l’inquinamento psicologico e spirituale che subiamo ogni giorno ci permettono di superare il nostro narcisismo o, ad un certo punto sarebbe necessario posizionarsi in una dimensione diversa? Per es. vita comunitaria, condivisione maggiore, cambiamento di luogo di vita e soprattutto di radicale cambiamento di stile di vita?

Per me è una domanda aperta.

Concludo con una meditazione di Laura Boggio Gilot tratto da un libretto che si intitola: “Pensieri dal silenzio”.

“La felicità è vivere in accordo con la volontà universale;

l’accordo con la volontà universale vuol dire operare per l’armonia, l’amore e la saggezza,

senza compenso né aspettative,

cercando solo di fare bene,

come espressione della propria natura,

come il sole che per sua natura splende”.

 

Tati Sgarlata                                                                                Siracusa fine estate 2023