Scopo di questa breve riflessione è presentare una possibilità esistenziale che dà senso alla vita e che potrebbe portare più autenticamente ad una crescita personale rivolta al bene individuale e collettivo.
Dare quindi senso alla vita non in senso individualistico che è la scelta preponderante e che porta alla situazione così difficile, complessa e tragica che viviamo oggi.
Ma perché non scegliere esclusivamente la via tradizionale che ha scelto sempre l’uomo che è la via religiosa? Per due motivi: perché la religione inevitabilmente discrimina tra credenti e non credenti ed invece abbiamo bisogno di un cammino aperto a tutti e perché la religione concentra l’attenzione su una vita futura che sa di consolatorio e che distoglie dalle dimensioni di eternità, felicità ed amore che già in questa vita possiamo cercare di vivere e di raggiungere.
In questa proposta quello che cambia è il punto di partenza che è la personale vita interiore psicologica e spirituale e non, appunto, la religione come cercherò di spiegare e motivare.
Durante l’adolescenza alcuni amici hanno cominciato a dubitare sull’esistenza di Dio e mi sono cominciato a chiedere come fosse possibile.
Sono cresciuto tra casa, scuola e parrocchia ed anche con l’ingresso negli scout, si dava un po’ per scontata l’esistenza di Dio anche se la dottrina della Chiesa veniva spesso contestata nella teoria e nella pratica.
Nella realtà comunque lo stile di vita di alcuni di questi amici non credenti o perlomeno agnostici non discostava tanto da quello dei credenti e questo mi interrogava.
Negli anni ho avuto chiaro che la Fede nell’esistenza di Dio era un dono o qualcosa di simile, che fosse legata anche a fattori psicologici individuali, a fattori culturali, alla fortuna di avere incontrato le persone giuste, a fattori sociali.