Sento l’esigenza di scrivere questa nota perché reputo che il mio intervento al Comitato Politico del 21 u.s. sia stato troppo sintetico e poco chiaro rispetto alla complessità del tema e della situazione che stiamo vivendo.
Ho scelto di entrare nel partito appena 16 mesi fa perché ho pensato, e lo penso ancora, che i DS sono il partito che può rappresentare a livello politico nella maniera più adeguata i principi, i valori ed i progetti su cui ho speso la mia vita negli ultimi 25 anni.
Il partito resta però uno strumento e non un valore in sé, non è una “chiesa” o “mamma” comunque intangibile e sacra. Per questo il partito può sbagliare, può fare autocritica, può non essere unitario ma non per questo non conservare l’unità di fondo. Credo nella necessità di una maggiore autenticità tra quello che succede all’interno del partito e quello che mostriamo all’esterno, anche perché i falsi unanimismi non servono a nulla, come nella scelta di Mario a Dicembre a segretario provinciale, perché era giusto dire, prima di tutto a noi stessi, che ci divideva una analisi politica precisa ed un modo di gestire il meritato ruolo primario che il partito si era conquistato elettoralmente.
Io penso che il partito, al di là anche delle sue intenzioni, abbia dato un’immagine di sé volta ad una occupazione sistematica dei posti di potere anche a costo di fare delle azioni moralmente e politicamente sbagliate come i rimpasti dell’inizio del ’99 al comune capoluogo e alla provincia regionale, rimpasti che mettevano in pista l’aberrante concetto di maggioranze variabili, una per vincere le elezioni e prendere per fessi gli elettori, l’altra per gestire il potere, rimpasti che hanno dato il via alla crisi di Dell’Arte e alla penosa crisi politica oggi alla provincia. Se a questo si aggiunge l’abbraccio mortale con il PPI, gli ammiccamenti e gli “strusciamenti” continui con uomini e metodi di gestione del potere che abbiamo combattuto per decenni, la frittata è fatta, anche se all’interno della nostra Via Tripoli i toni autoritari ed intolleranti di Nino tendono a non volere vedere tutto ciò.
In questo quadro va rilevato che, seppure io ancora credo che i DS anche a Siracusa siano il partito più aperto e più democratico, non posso accettare che nel nostro partito non esista partecipazione politica, che le sezioni non si riuniscano, che gli organismi dirigenti siano bloccati non certo solo per i rispettabilissimi problemi di salute di Mario, che il congresso che abbiamo celebrato sia stato pieno di irregolarità, di falsi tesseramenti, di votazioni volanti dal corridoio, che Antonella organizzi iniziative pubbliche come quella sulle politiche sociali senza coordinare tutte le energie che ci sono sull’argomento nel partito, che non si discuta e non si costruisca il nostro modo di essere sinistra oggi per non diventare sempre di più un qualcosa di indistinto che ci fa sopravvivere solo grazie al troppo schifo che fanno i Berlusconi di turno. Ma ci possiamo accontentare di ciò?
L’impressione che se ne trae è che sostanzialmente tutto ciò che avviene sia volto essenzialmente alla conservazione, costi quel che costi, dei posti di potere ed al posizionamento per le prossime elezioni per potere entrare nella categoria dei dirigenti di serie A, come giustamente ha fatto rilevare Mario stesso, e potere aspirare ad una prestigiosa candidatura.
Si possono dire queste cose, si possono manifestare questi malesseri senza sentirsi dire da Sanfilippo che forse siamo troppo diversi e che non ci sono motivi sufficienti per stare insieme?
O senza sentirsi dire da Nino che si parla solo per criticare e poi ci sono i soliti eroi che lavorano e sgobbano?
Cari compagni io sogno un partito dove insieme individuiamo, alla luce di valori che credo condivisi, progetti da perseguire e uomini capaci di incarnarli ed è per questo che mi sembra folle il fuoco incrociato che c’è stato sull’ipotesi di Salvo Adorno a segretario cittadino, perché nella mia “ingenua” visione della politica dovremmo andare noi tutti a chiedere a Salvo la disponibilità a ricoprire tale incarico, per tutto quello che tutti sappiamo la sua elezione potrebbe rappresentare. Se ciò non avviene non può non rifare capolino il pensiero che a segretario cittadino ci deve stare un compagno più accondiscendente su eventuali candidature a cui alcuni compagni tengono e più funzionale ad un certo modo di fare la politica delle alleanze.
Su tutto ciò facciamo dei dibattiti nelle sezioni, con la gente, discutiamo, dividiamoci se è il caso, continuando però a rispettarci per come siamo fatti e per il diverso modo che abbiamo di intendere la politica. Se alla fine non si arriva ad una sintesi ci saranno maggioranze e minoranze, ma ci sarà più vitalità, più chiarezza, più partecipazione e quindi più politica, che io credo è quello che vogliamo tutti.
Con affetto e con sincera stima per chi ha sgobbato di più come Mario e Franzo
Siracusa 23-3-2000
Tati Sgarlata