L’impegno in politica ha rappresentato sempre il massimo della complessità ed il massimo dell’ambivalenza possibile, dato che da una parte l’accostarsi a questo tipo di impegno presuppone grandi idealità e forti principi da fare incarnare in una realtà spesso difficile o addirittura drammatica, dall’altra parte proprio per la complessità e gravosità dell’impegno e per la situazione di grosso potere, che in certe occasioni si può ricoprire, c’è il grosso rischio di smarrire i principi ed i fondamenti sui quali si era puntato quando si era iniziato a fare politica.
Ed è così che la politica da forma più preziosa di servizio per gli altri, è diventato un luogo dove molto spesso l’arbitrio ha preso il posto della legalità.
Non mi potrò mai dimenticare lo stupore che accompagnava i primi arresti di tangentopoli, la legalità ritornata norma da seguire, pena la galera, non veniva più neanche riconosciuta da una classe politica che aveva creato un proprio codice di azione divenuto oramai normativo.
La cosa grave era che era stata fatta una azione culturale che si era fortemente infiltrata nella mentalità comune dove, a cascata, ognuno si sentiva autorizzato ad usare gli stessi metodi arbitrari e tornacontisti che in grande maggioranza usavano i politici.
E’ stato come reazione a questo che anche Siracusa ha potuto vedere una primavera con la giunta Fatuzzo che rappresentava il riappropriarsi da parte della politica della legalità.
Con la fine dell’esperienza Fatuzzo, voluta dai partiti che ancora non hanno capito l’errore storico compiuto, ma avallata dalla gente che si appiatta facilmente ed in maniera opportunistica sulle posizioni del più forte, ha ripreso lentamente, ma inesorabilmente spazio nuovamente un concetto di politica come occupazione di potere, cura delle proprie clientele, rigenerazione continua di se stessi e….inevitabilmente tutto ciò rappresenta l’anticamera di una gestione personalistica e sprezzante delle leggi che ha caratterizzato la cosiddetta prima repubblica.
Le forze sane che potrebbero e dovrebbero mobilitarsi in difesa di una politica di tutt’altro tenore stentano a farsi sentire, ad organizzarsi, a fare presente la necessità di preservare la politica da ogni forma di corruzione, perchè la politica, proprio per il fatto di essere al centro dell’attenzione di tutti deve mantenere una coerenza interna molto forte e deve fare della battaglia per la legalità un baluardo inespugnabile.
I partiti hanno al loro interno persone che vogliono dare un contributo onesto e prezioso per la costruzione del bene comune, ma sono spesso persone che sono tenute ai margini dei centri decisionali e che non riescono mai a ricoprire ruoli significativi nel partito stesso o nelle istituzioni.
Ma bisogna insistere, lavorare sodo e certe volte per lunghi anni, senza disperdere il bagaglio di valori che ci portiamo dentro se non vogliamo correre gli stessi rischi di degenerazione che il potere politico favorisce.
E’ per questo che è molto importante portare avanti continuamente una riscoperta delle motivazioni di base che portano a questo tipo di impegno, che è certamente molto più difficile e complesso di molti altri.
In tutto ciò reputo di fondamentale importanza un continuo lavoro interiore, un franco confronto con chi ti circonda ed una reale capacità di ascolto delle istanze che vengono dalla gente, soprattutto se sono istanze mormorate e non gridate.
La legalità comunque non può rappresentare il programma di un partito, la legalità deve essere l’idea alla base del programma di un partito, senza la quale tutto ciò che verrà edificato risulterà marcio e malato.
Ci sono delle cose che sono sbagliate per definizione e per le quali anche lo scherzo sa di cattivo gusto, se non di complicità culturale, cosa molto più grave. Mi riferisco alla infelice battuta del Presidente della Società per la costruzione del Ponte sullo stretto di Messina, il sig. Calarco, che, rispondendo alla domanda se la Mafia fosse interessata alla costruzione del Ponte, ha risposto con grande falsa ingenuità che se la Mafia fosse interessata ben venga, basta che il Ponte si faccia.
Questo è un classico esempio di degenerazione che può interessare chi ha potere politico, dato che si antepone al concetto di legalità la realizzazione di un’opera: il purchè si faccia di macchiavellica memoria.
Teniamo quindi stretto l’intimo legame tra legalità e politica, se riusciremo in questa azione avremo messo le basi sicuramente per un futuro migliore.

Tati Sgarlata di Agire Solidale