Introduzione al convegno: Lotta al Terrorismo Internazionale:
scenari possibili tra la guerra e la pace.
Relatore Giulietto Chiesa. 21-2-03

L’attentato alle Torri Gemelle dell’ 11 Settembre del 2001 ha rappresentato il sintomo gravissimo di un conflitto mondiale in corso: da una parte il mondo occidentale ed in particolare gli Stati Uniti d’America con il loro apparente benessere, con il proprio modello di sviluppo, con lo strapotere militare, dall’altra i gruppi terroristici, in particolare Al Queda con Bin Laden, disposti a tutto pur di infierire ferite mortali nel corpo occidentale.
Una lotta all’ultimo sangue, come nella tradizione dei peggiori duelli del passato.
Al Queda sa di potere contare su delle alleanze espilcite ed implicite, un’alleanza esplicita è il regime dei Talebani in Afghanistan, alleanze implicite sono tutti quei Stati che in un modo o nell’altro hanno un conflitto aperto con gli Stati Uniti, in particolare l’Iraq, l’Iran e la Corea del Nord.
Assistono inermi miliardi di persone, molte delle quali mussulmani, miliardi di persone che vivono di stenti e che muoiono giornalmente copiosamente, miliardi di persone che non sono tutelate né dal mondo occidentale, né tantomeno dai gruppi terroristici o dai cosiddetti Paesi canaglia.
Il Terrorismo internazionale diventa una grande emergenza, anzi diventa l’emergenza perché gli Stati Uniti in particolare capiscono che se andassero in porto altri colpi come quello dell’11 Settembre, il nostro sistema potrebbe collassare.
Il 12 Settembre c’è la possibilità di scegliere tra due strade, o affrontare tutte le emergenze che esistono nel mondo togliendo al terrorismo il brodo di cultura dove si trova con facilità la monovalanza del terrore, oppure iniziare la Guerra infinita, come dice Giulietto Chiesa, per salvaguardare il nostro sistema, il nostro potere, i nostri privilegi.
Bush non poteva che scegliere la seconda strada condizionato come è dalle lobby petrolifere e dai suoi stessi interessi personali, il conflitto di interessi non è solo un problema di Berlusconi, con il rischio di alimentare in maniera esponenziale il terrorismo che vuole combattere.
E’ stato impossibile per Bush concepire e pensare ad un intervento, questo si veramente preventivo, che permettesse di affrontare gradualmente tutte le vere emergenze che fanno di questo mondo una realtà piena di sofferenze e atrocità.
Anzi la sua Politica non ha fatto altro che alimentare e fare diventare più gravi le emergenze in corso.
Proviamo ad elencare le vere e prioritarie emergenze:
Lotta alla povertà ed alla miseria nel mondo.
Risoluzione del conflitto israelo-palestinese e di tutti i conflitti sparsi per il pianeta.
Riforma dell’ONU e suo reale potenziamento.
Riduzione progressiva del possesso di armi di distruzione di massa.
Rispetto delle minoranze nel mondo.
Superamento delle dittature ed avvio di processi di democratizzazione.
Capacità di affrontare con forza i problemi ambientali e modifica del modello di sviluppo oggi esistente.
Costruzione di società sobrie.
Questo è il programma delle marce della Pace che ci sono state in tutto il mondo il 15 febbraio, non un vuoto sentimento qualunquistico, né un antiamericanismo preconcetto, né tantomeno un indiretto sostegno a Saddam Hussein, desposta feroce e sanguinario, ma un programma per realizzare la Pace, per mettere la Pace al primo posto del programma di tutti i paesi liberi, democratici ed evoluti.
Se rispondiamo al terrorismo con la guerra, come fa Sharon in Palestina, in cosa ci distinguiamo dai terroristi?
Abolire la guerra dal nostro vocabolario non vuol dire diventare la Svizzera del 900, ma vuol dire assumersi la responsabilità politica di un mondo di cui sei disposto a governarne con la politca la complessità.
Giulietto a te chiediamo di aiutarci a capire come è oggi possibile coniugare la Pace con la giustizia e la sicurezza, anche perché alla fine penso che riusciremo ad avviare il processo di Pace, di cui accennavo prima, solo se dimostreremo che la guerra porterà maggiore insicurezza e sofferenza.
Giulietto Chiesa, giornalista, scrittore e soprattutto testimone nei luoghi dove la storia ha vissuto e sta vivendo le sue contraddizioni più grandi.

Tati Sgarlata