Questo documento politico nasce dall’esigenza di dare una risposta costruttiva alla crisi della sinistra, risposta capace di riscoprire i valori e i bisogni che legano le donne e gli uomini che non si vogliono rassegnare ad un modello di società liberista che mette al centro l’interesse personale e l’arricchimento.
Apparirà ambizioso volere tenere unito questo composito mondo, ma noi pensiamo che sia una scelta ineluttabile, non tanto e non solo per il nostro Paese, ma per il futuro della stessa umanità.

In Italia durante l’ultimo anno si sono sviluppati e consolidati tre movimenti che rappresentano il fulcro dal quale occorre partire per rilanciare il nostro lavoro.
– Il primo è il movimento di opposizione alla globalizzazione senza regole che guidata dal pensiero unico del neoliberismo sta causando uno sterminio ed una sofferenza senza eguali in fasce sempre più ampie di popolazione mondiale, oltre che un degrado ambientale forse senza ritorno.
– Il secondo è il movimento della difesa dei diritti dei lavoratori che così bene ha interpretato la CGIL e Cofferati in particolare riuscendo a creare una diga alle ambiziose velleità della destra di distruggere conquiste sociali che interessano la stragrande maggioranza degli italiani al solo fine di favorire i grandi gruppi economici e finanziari di cui ovviamente fa parte il Presidente del Consiglio.
– Il terzo movimento è quello nato dal “resistere” di Borrelli e dalla protesta di Moretti che ha rimesso in moto quello che Paul Ginsborg chiama il “ceto medio riflessivo”, che è riuscito a schierarsi con forza contro gli attacchi alla democrazia, alla legalità e alla libera informazione della destra al governo.
I partiti che dovrebbero interpretare le esigenze ed i bisogni che questi tre movimenti sono riusciti a portare in piazza, sono rimasti spiazzati da tutto ciò, abituati ai rituali ed ai balletti della Politica, si erano dimenticati che il ruolo dei partiti è quello di leggere i bisogni della gente e farli diventare proposta politica.

A questo punto è però necessario fare due approfondimenti: il primo riguarda l’atteggiamento psicologico, i bisogni e le aspettative dell’uomo occidentale, il secondo riguarda la crisi dei partiti della sinistra e del partito che si rifà alla tradizione cattolico democratica.
A) Per quanto riguarda il primo punto dobbiamo avere il coraggio di essere chiari, nel senso che dobbiamo essere consapevoli che la destra ha maggiore facilità a raggiungere un immaginario collettivo che si è nutrito in questi ultimi anni quasi esclusivamente di telenovelas, grandi fratelli, giochi a quiz e iniezioni di invito al consumismo, quella che Paolo Flores D’Arcais chiama l’Etica del Successo.
In questa società dell’Io-Mio non c’è molto spazio per la convivialità delle differenze, per la solidarietà, per la conservazione di questo mondo anche per quelli che verranno tra cent’anni e quindi per fare sognare la gente c’è necessita di una grande e continua azione culturale che sposti le aspettative e i bisogni verso gli aspetti relazionali ed interpersonali come determinanti per vivere una vita equilibrata e soddisfacente. Cioè dovremmo lavorare per creare una società che al posto dell’Io-Mio riesca a mettere al centro il Sé, che è relazionalità e non individualismo.
B) Per quanto riguarda il secondo punto, la crisi dei partiti della sinistra e del partito che si rifà alla tradizione cattolico democratica pensiamo che risieda sostanzialmente in due punti.
– Il primo è che nell’occupazione e nella gestione del potere non si sono evidenziati elementi di discontinuità chiara da un modello tradizionale che metteva al centro dell’agire politico l’occupazione del potere in sé, “costi quel che costi”, sicuri che una volta raggiunto il potere, questo sarebbe stato gestito per il bene comune, senza accorgersi che, una volta raggiunto il potere, “costi quel che costi”, devi occupare la maggiorparte del tempo a preservare il potere, depotenziando grandemente le possibilità che hai ed inoltre non puoi sconfessare i compromessi che hai dovuto fare. La gente, complice comunque di tutto ciò, non riesce a capire più la differenza tra destra e sinistra e perdiamo così quello che era uno strumento molto efficace nelle nostre mani, cioè il fatto che alcune ispirazioni politiche, nella fattispecie la cristiana e la comunista, trovano il loro fondamento nella politica come servizio.
– Il secondo è che il cuore solidaristico di gran parte del nostro popolo, non si vuole rassegnare ad un governo del mondo nelle mani di Bush e con i metodi di Bush. Dopo l’11 Settembre molti di noi pensavano che sarebbe arrivata una svolta nel nostro modo di concepire i rapporti con la complessità del mondo, che era arrivato il momento di sedersi attorno ad un tavolo e dirci francamente, ricchi e poveri, sfruttati e sfruttatori, che era arrivato il momento di affrontare seriamente le questioni aperte e di inaugurare una grande era di Pace e di collaborazione tra i popoli. Invece abbiamo assistito ad un acuirsi del conflitto in Medio Oriente e ad una paralisi di iniziative in favore di una democratizzazione delle relazioni internazionali e di un efficace lavoro in favore di uno sviluppo sano e giusto per fasce sempre più ampie di popolazione mondiale. Rischiamo invece di ritrovarci tra 10 anni nella situazione nella quale è oggi Israele, sempre più minacciata da un terrorismo cieco e disperato.
Ma secondo noi, chi dovrebbe fare i primi passi per la risoluzione dei problemi, popoli senza forze che si sentono oppressi da decenni, o i popoli democratici e potenti che possono, anche con la loro forza, controllare la progressiva tenuta degli accordi stabiliti?
Perché pensiamo invece solo a nuove guerre a tutela di privilegi che dovremo difendere a prezzi sempre più cari? Se il terrorismo internazionale dovesse mettere a segno un altro e più potente colpo, dichiareremo guerra al mondo?
Noi pensiamo che il cuore solidaristico che palpita in gran parte del nostro popolo cattolico democratico e di sinistra, rifiuti di vederci governare passivamente le cose del mondo con Bush, che rifiuti il G8, la guerra in Kossovo e quella in Afghanistan, mentre invece vorrebbe che si lavorasse per un reale potenziamento dell’ONU capace di diventare veramente lo strumento del governo del mondo dei popoli.
Questo non per difendere un Pacifismo asettico, perché la Pace va sempre coniugata con la libertà e la giustizia, ma perché pensiamo che la risposta armata deve essere esperita solo dopo tutti i tentativi di mediazione e di sanzione così come previsto dallo Statuto dell’ONU.

In questi due punti è fallita sostanzialmente quella che potremmo chiamare la “mediazione socialdemocratica”, non solo in Italia, ma anche nel resto d’Europa e da qui dobbiamo ripartire per creare un nuovo schieramento politico.
Tutto questo pur considerando che il riformismo solidale che è riuscito ad esprimere l’Ulivo con le iniziative legislative per esempio sulla Sanità, sulle Politiche Sociali o sulla Scuola, sono di alto livello e punti di mediazione soddisfacenti. Così come encomiabile è stata l’opera di risanamento dei conti pubblici o la riforma previdenziale.

Attenzione, questa analisi non prevede un inglobamento dei movimenti nei partiti, anzi i movimenti anzidetti debbono continuare a battere forte ed in maniera anche estrema sui punti fermi che loro rappresentano, ma non debbono isolarsi in una posizione elitaria dove potere pontificare su ciò che è bene e ciò che è male senza il coraggio di confrontarsi con la “mediazione possibile” che è comunque necessario trovare.
Il fatto è che questa “mediazione possibile” deve avere le caratteristiche della coerenza e della capacità di preservare alcuni punti fermi senza i quali ridiventeremmo irriconoscibili nuovamente.

E’ per questo che facciamo alcune proposte concrete su cui cominciare ad avviare una discussione:
1) Promuovere un’analisi delle aspettative e dei bisogni della popolazione esplorando le aree su ricordate.
2) Lavorare per una riforma elettorale sia a livello regionale, che nazionale che metta al centro la libertà di partecipazione oltre che la necessaria governabilità. Il sistema tedesco, con indicazione del Premier e lo sbarramento al 5% sembrerebbe il più idoneo.
3) Decurtazione degli stipendi e dei privilegi dei Parlamentari per dare un segnale forte di cambiamento di ottica alla gente.
4) Aumento entro 2 anni della percentuale che assegniamo alla cooperazione allo sviluppo allo 0,7% contro l’attuale o,23% del PIL.
5) Dichiarare la non disponibilità a partecipare al G8, organismo “artificiale” di governo del mondo ed indirizzare le nostre forze per una reale funzionalità e potere dell’ONU.
6) Dichiarare l’assoluta indisponibilità per una guerra contro l’IRAQ.

Siracusa 14-5-02

Il Portavoce Provinciale di Agire Solidale
Tati Sgarlata

Questo documento verrà discusso ed approfondito martedì 28 maggio alle ore 18,00 presso il Salone delle Suore Francescane Missionarie in Via delle Olimpiadi 29.