Al Segretario Regionale DS Claudio Fava
Al Segretario Provinciale DS Mario Blancato
All’Assemblea Congressuale
Proprio un anno fa, il 4 dicembre del 98, veniva presentato alla città il documento programmatico di Agire Solidale con il quale si definivano le ragioni e le necessità del nostro esistere politico ed i motivi che ci portavano a trovare nei DS il punto di riferimento partitico che in massima misura era in grado di rappresentare i nostri valori, le nostre idee, i nostri progetti.
In quest’anno Agire Solidale si è prefissato di “ridare un’anima alla politica” nel tentativo di fare riinnamorare la gente dell’agire politico creando momenti di partecipazione e di democrazia sia sui fatti di politica cittadina(ambiente, vivibilità della città e suo possibile sviluppo, politiche sociali e sanitarie), sia sui grandi temi di politica nazionale ed internazionale(pace e guerra nel Kossovo, sviluppo dei popoli, riforma sanitaria e del welfare).
Ma Agire Solidale si è anche inserita con molti dei suoi aderenti nei DS tentando di creare un ponte- non sempre compreso all’interno del partito- tra la società civile, che Agire Solidale pensa di potere rappresentare, ed il partito stesso, dando un contributo attivo soprattutto nello stimolare un funzionamento democratico degli organismi dirigenti- e siamo soddisfatti che in parte ciò sia accaduto- e nel contribuire attivamente ad animare il dibattito politico sui temi sopra ricordati, dibattito troppo spesso appiattito all’interno del partito sulle istituzioni e soprattutto sulle “poltrone” nelle istituzioni.
Infatti Agire Solidale si è assunta la responsabilità di ben tre Autonomie Tematiche- Politiche sociali, Politiche sanitarie ed Aree urbane e innovazione- ed ha anche dato un contributo determinante all’Autonomia Tematica Cultura.
Infine Agire Solidale si è impegnata generosamente e senza calcoli opportunistici nelle ultime elezioni amministrative con ben 4 candidati che hanno contribuito, con il 22% di consensi alle preferenze raccolte dal nostro partito, ad evitare ben più amari risultati.
Riguardo le mozioni congressuali i delegati di Agire Solidale hanno votato alcuni la prima, altri la seconda mozione, riconoscendo comunque complessivamente uno sforzo da parte del partito di ricercare coerentemente una identità della sinistra che deve però misurarsi con una coalizione variegata che tende sempre di più a spostare il proprio baricentro verso i valori ed i progetti moderati e conservatori.
Agire solidale sottolinea in particolare che va messo al centro dell’Agenda politica e della riflessione del partito la ricerca di un nuovo modello di sviluppo ecocompatibile ed uomocompatibile che sia veramente rispettoso del futuro del pianeta e della vita di miliardi di persone, consapevole che il neo liberismo e le istituzioni internazionali che sovraintendono ad esso(Banca mondiale, Fondo monetario internazionale, Organizzazione del Commercio mondiale), portano avanti una politica tesa a potenziare i meccanismi del libero mercato ed i poteri delle multinazionali anche a scapito della possibilità di sopravvivenza della gente.
Il Congresso deve cominciare a dare delle risposte concrete in tal senso se vogliamo dare un contributo non appiattito sugli Stati Uniti D’America, contributo che guardi ad una riforma radicale degli organismi internazionali che sopraintendono l’ordine politico, economico ed ambientale. Sennò sarà inutile piangere su nuove guerre, su nuovi disastri ecologici, sui sempre più consistenti flussi migratori e sulla condizione disumana di vita a cui sono costretti miliardi di persone.
La cancellazione del Debito estero dei 49 paesi più poveri e la possibile riforma dell’ONU e del WTO(Organizzazione mondiale per il commercio) potrebbero essere i primi significativi passi su cui puntare.
Veniamo adesso alla situazione politica locale ed al quadro politico complesso che il partito vive a Siracusa e provincia.
Agire Solidale pensa che il partito sia schiavo di un asse preferenziale con il PPI che sta distruggendo inesorabilmente il tessuto del partito e sta allontanando sempre di più il nostro tradizionale elettorato.
Chiaramente siamo consapevoli della necessità di tenere a tutti i costi dentro il quadro del centro-sinistra, speriamo presto Ulivo 2, i partiti di centro e soprattutto il partito che rappresenta il cattolicesimo democratico, cioè il PPI. Ma ricordiamoci che il Partito popolare in Italia è praticamente scomparso e che resiste al 4,2 % solo grazie al radicamento che ha in regioni come la Sicilia, radicamento legato ad uomini che avevano ruoli determinanti, e che ruoli, all’interno della Democrazia Cristiana.
Allora la contiguità e la giusta necessità del rapporto con il PPI avrebbe presupposto una riflessione che ci avesse messo al riparo dall’apparire subalterni nel metodo e nella sostanza al Partito popolare stesso.
Invece la confusione è avvenuta e ne ripercorriamo le tappe:
-Scelta del candidato al Collegio Senatoriale per le politiche del 1996;
-Uscita dalla giunta Fatuzzo che, con tutti i limiti che poteva avere, stava rappresentando un serio tentativo di rinnovamento della politica e della prassi amministrativa. Fatuzzo che oltre tutto rappresentava la possibilità di rafforzare un centro moderato veramente alternativo alla vecchia DC;
-Scelta del candidato a Sindaco Dell’Arte ed inizio della spartizione certosina di tutti i posti di potere;
-Mancanza di iniziativa politica su vicende giudiziarie inquietanti;
-Inaugurazione della stagione delle maggioranze variabili: una per vincere le elezioni, una per governare. Quindi fuori dalle giunte i vari Greco, Gionfriddo, Nicolosi,
Marano, La Rosa. Il tutto non può non essere letto come il consolidamento di una stagione di occupazione del potere e di tutte le poltrone a disposizione;
-Dimissioni di Dell’Arte e rapidissima riedizione dell’asse con il PPI che pure ci aveva pugnalato alle spalle. Se fosse un giallo saremmo veramente curiosi di sapere
chi è l’assassino e soprattutto il movente di tutte queste mosse così grossolanamente sbagliate e scorrette. Ed è stato così che si è lavorato dietro le quinte per farci accettare le candidature Colaianni prima e Monteforte poi, ed è stato per questo che è uscita dal mazzo l’unica carta che poteva mettere in difficoltà il nostro partito: la candidatura Spagna.
Candidatura che è potuta nascere solo perché noi l’abbiamo permessa, candidatura a cui una volta nata non si poteva dire di no, candidatura che ha ricreato una grande spaccatura nel centrosinistra e che ha portato ad un prevedibile disastroso risultato il partito.
Non è certo così che costruiamo una forte identità di sinistra, un’identita fatta di scelte coraggiose e traspaerenti, capace di ascoltare e dialogare con le idee degli altri, ma anche capace di non fare beceri compromessi che alla fine non ci fanno distinguere per niente dagli altri.
I nostri sono i valori della giustizia sociale, del lavoro, della pace, dell’accettazzione della diversità, della moralità più integerrima nella gestione della cosa pubblica e soprattutto i nostri sono i valori della partecipazione perché crediamo veramente alla democrazia non come metodo per imbonire la gente e fare quello che poi noi pensiamo, ma crediamo alla democrazia come concreta possibilità di fare partecipare tutti alla vita comune.
Entrambe le mozioni congressuali ci permettono di sognare e di lavorare in tal senso, anche se la seconda, secondo me, offre una più chiara e definita idea sul nostro progetto.
Ed allora finiamola cari compagni con i congressi di sezione dove si tenta di gonfiare il numero delle tessere o dove si vota dal corridoio non partecipando al dibattito e andandosene immediatamente dopo l’assegnazione del numero dei delegati.
E finiamola anche di pensare ogni nostra azione solo come un posizionamento per le prossime competizioni elettorali, per potere avere un collegio alle prossime politiche.
Noi siamo convinti che questa platea congressuale vuole un partito aperto e leale che, come dice Veltroni, preferisce avere una sezione di cinque persone che discute su come affrontare il problema della fame nel mondo, che una sezione di 50 persone che si interessa solo dei posti da occupare nel partito o nelle istituzioni.
Solo così potremo battere veramente questa destra populista, inconcludente e pericolosa, ma batterla veramente non è riuscire a vincere a tutti i costi una elezione,
ma vuol dire riuscire a battere culturalmente i principi ed i contenuti della destra per potere governare con i valori ed i progetti della sinistra.
Se vogliamo veramente un partito così, diamo subito alcuni segnali forti: per esempio poniamo come punto prioritario all’ARS la modifica della legge elettorale che il nostro partito ha voluto erroneamente in passato affinchè i partiti potessero controllare gli enti locali ed i vari pericoli “Fatuzzo” sparsi per l’isola. Legge elettorale che rende schiavi dei partiti i Sindaci e i Presidenti delle Province i quali vedono imposti dai partiti stessi uomini di giunta e scelte amministrative che devono sorbirsi pena la sfiducia da parte del Consiglio. Legge elettorale che permette anche con l’unica scheda un voto pilotato dalle scelte dei partiti.
E’ per questo che ribadiamo con forza che il ruolo del Partito è fare Politica, elaborare idee e progetti, coinvolgere la gente e farla partecipare alle grandi e alle piccole scelte, non controllare ferreamente le istituzioni.
Concludo con un saluto al Segretario Provinciale uscente Mario Blancato per il rapporto umano e sereno che ha avuto con me anche nei momenti di aspra polemica e con un saluto al Segretario Regionale Claudio Fava che, se anche ci ha fatto digerire un boccone amaro, sappiamo fortemente radicato nei valori, nei metodi e nei progetti che noi auspichiamo.
Chiedo quindi a questo Congresso un forte gesto di discontinuità per permettere il rinnovamento della classe dirigente del partito e per iniziare un nuovo ciclo per la costruzione di un partito e di un Ulivo vincente non solo nei voti, necessari per gestire responsabilmente il potere, ma anche vincente nei suoi valori e contenuti più autentici.
Siracusa 4-12-1999
Tati Sgarlata