Incontro Paolo alle tre del mattino di una fredda notte di inverno al Pronto Soccorso dell’Ospedale Umberto 1°. Mi ha chiamato il Medico di Guardia perché Paolo gli ha detto che non ha più voglia di vivere e che pensa che sarebbe meglio morire. Io sono lo Psichiatra di turno in pronta disponibilità che aspetta a casa eventuali chiamate.
Trovo Paolo seduto su una lettiga mentre legge la Bibbia, vedo subito che è molto giovane e vengo a sapere infatti dopo che ha 25 anni.
Paolo vive da solo in una piccola stanzetta dategli in prestito da un fratello della sua comunità perché Paolo non ha praticamente ne famiglia, ne casa, ne lavoro. Vive di carità.
Si dimostra subito un ragazzo intelligente, ha la terza media, ottime capacità lavorative in tutto ciò che è attività manuale. Parla in maniera drammatica della sua storia, spesso piange, ha il viso tirato, lo sguardo certe volte vaga nel vuoto e forse guarda in viso la morte.
Paolo è il secondo genito di 5 figli, da molto piccolo è affidato ai nonni perché la famiglia non ha un reddito regolare e non può sfamare anche lui. Il padre era un alcoolista che però, in certe occasioni, è stato l’unico che gli ha dimostrato del bene tra i due genitori. La madre dal racconto appare fredda e distaccata, insensibile ai suoi bisogni. Continue Reading