“Colui che cerca non cessi di cercare finché non trova. Quando troverà sarà commosso.
E quando sarà stato commosso contemplerà e regnerà su tutto.”
Dal Vangelo di Tommaso

Perché dobbiamo avventurarci alla scoperta del Sé? Che c’entra la realizzazione del nostro essere cristiani con queste cose complicate e psicologiche?
Mi risuonano ancora le parole di Pino Stancari, gesuita doc, che 20 anni fa mi disse che se volevo essere un buon cristiano, pensate che a quei tempi eravamo con la parola rivoluzione in bocca, dovevo riuscire in certi momenti a non fare nulla e quindi riuscire a fare spazio a Dio. Il bello è che dopo 20 anni anche il mio psicanalista, Ottavio Rosati, mi dice che per stare bene debbo riuscire in certi momenti a non fare nulla e dare spazio alla ricerca interiore.
Tutto questo avrà pure un senso ed il senso l’ho ritrovato nel fatto che la ricerca interiore, l’unica ricerca interiore che è quella della totalità del nostro essere(con la impossibilità di distinguere quindi artificialmente quella spirituale da quella psicologica), è un fatto vitale per tutti e per sempre ed oggi mi accorgo, più di ieri, che debbo lavorare ancora molto su ciò.

Visto l’assioma di base, andiamo per ordine lentamente e progressivamente.
Conoscere se stessi e fermarsi su se stessi è un’operazione pericolosa perché rischiamo di ritrovarci diversi da come preferiamo sapere di essere. Cioè la consapevolezza che in noi albergano sentimenti complessi e spesso contraddittori che, a prescindere dalla nostra volontà, influenzano il nostro comportamento, non è facile da accettare perché comporta un lavoro continuo, non alieno da contraddizioni, che ci fa paura, lasciandoci preferire la superficialità e l’automatismo psichico che paradossalmente ci garantisce molta più stabilità e sicurezza se non insorgono disturbi psicologici veri e propri(un discorso a parte meriterebbe il capire se si può parlare di disturbo psicologico solo quando il soggetto sta male o anche quando fa stare male gli altri).
Se accettiamo di conoscere noi stessi, accettiamo di portare avanti un processo di individuazione, cioè un processo che porta a definire il nostro essere in maniera sempre più chiara e sempre più precisa, al fine di raggiungere un soddisfacente equilibrio psichico ed al fine di essere e di mostrarci al mondo come persone quanto più possibili armoniche e coerenti.
Attenzione, però, l’equilibrio psichico non è mai una situazione di stasi, ma è la capacità di accettare “il perenne confronto tra la luce della coscienza e l’ombra dell’inconscio… L’equilibrio psicologico si conquista, e si mantiene, sapendo di stare sempre percorrendo una strada…Non siamo mai arrivati, siamo sempre per la strada, a un certo livello di intorbidimento della luce o di schiarimento delle tenebre”.(Risè)
Ma che vuol dire essere armonici e coerenti?

Vuol dire che la nostra espressione verbale e non verbale deve essere in sintonia con il nostro mondo emozionale, con la capacità di offrire di noi, prima di tutto a noi stessi e poi agli altri, un’immagine chiara e non ambigua.

Effettivo sentimento o Consapevole
Stato d’animo Inconsapevole

 
Espressione Comportamento
Verbale Non verbale

Esempio (che non tiene conto del contesto e di tanti altri fattori, quindi estremamente semplificato): Padre, chiuso ed introverso, che ha ben chiaro dentro di sé che vuole bene alla figlia, fa però battute con aria sorniona e compiaciuta probabilmente per motivi che di per se non disconfermano il suo volere bene(potrebbe essere per tentare di inserirsi nel discorso o per sottolineare il suo ruolo di padre per es), il problema è che alla figlia il messaggio arriva non più da parte di un padre positivo. La risposta della figlia è allora di delusione e questa si può trasformare in rabbia, protesta, trasgressione, ma anche in sintomi, regressioni, paure perché infrangere l’Edipo(cioè l’ideale rapporto d’amore perfetto tra una figlia ed un padre)non è tollerabile, per cui sono meglio i sintomi.
Esercizio
Le variabili sono infinite e gli esempi pure, si potrebbe allora tentare di condividere nel piccolo gruppo esperienze che ci hanno fatto capire che se stessi o qualcun altro sulla base di un certo sentimento-che forse ne nascondeva un altro inconsapevole- ha però avuto un comportamento verbale e/o non verbale contraddittorio e la qualcosa ha creato difficoltà o problemi che si sono poi riverberati a catena.

Le conoscenze(sociologiche, psicologiche e culturali) le mie osservazioni cliniche(negli ultimi mesi mi sono imbattuto in 8 nuovi casi di giovani tra i 19 e i 30 anni con disturbi di depersonalizzazione- cioè con un sentimento soggettivo di essersi perduti, di essere senza identità e/o con sintomi che manifestano il vuoto, la confusione, la mancanza di un’idea chiara del corpo etc.-) e quello che possiamo constatare tutti ogni giorno incontrando le “persone normali” (che siamo anche noi), mi fanno pensare che complessivamente, seppure all’interno di segni positivi contraddittori, la nostra società sfugga alla ricerca interiore e cerchi di vivere sull’onda del “mordi e fuggi” o del “gratta e vinci” o dell”usa e getta”.
Non è un caso probabilmente che aumentano le separazioni in senso lato, i rifiuti-vedi i figli handicappati e non o gli immigrati-, le esclusioni e le emarginazioni perché siamo in una società egocentrica e consumistica che mette al centro l’Io e non il Sé.

L’Io da una parte è il ragioniere che cerca di mediare tra le pulsioni e gli istinti(Es)con la loro voglia di immediato appagamento e le norme sociali e morali(il Super Io) e quindi diventa un opportunista che quando può fregare senza essere visto pensa di essere furbo e riesce a considerarsi anche giusto con delle motivazioni facilmente creabili(orario di lavoro non rispettato o il tradimento del coniuge o la raccomandazione etc.).
D’altra parte l’Io riferisce tutto ciò che accade come riferito a lui che diventa il centro dell’universo così come un tempo pensavamo che la terra fosse al centro dell’universo. E’ per questo che” ognuno di noi vive le iniziative degli altri come aggressioni, seduzioni, persecuzioni da cui si sente accerchiato fino a quando si accorge che sono i suoi movimenti inconsci di aggressione, seduzione, persecuzione a provocare quelle iniziative. Questa è la base prima dell’egoriferimento o egocentrismo”.(Risè)
Il Sé invece affonda le radici nella storia collettiva dell’uomo e nell’Assoluto, in Dio per chi vuole dare questo nome, e quindi ha una dimensione transpersonale e de-centrata, non può quindi non tenere conto degli altri per la sua stessa realizzazione, ed una dimensione soprannaturale nel senso che alimenta le sue energie in qualcosa che va oltre la natura e che vince quindi le regole economico-utilitaristiche e le regole entropiche, quindi il Sé in quanto luogo dell’Assoluto(laico o religioso che sia) non può che esprimere Amore e quindi non separazioni, rifiuti ed eslusioni.
Allora è probabilmente per questo che la nostra società, fondata invece sull’Io, presenta sempre più bambini abbandonati, matrimoni falliti, competizione e schiacciamento dell’altro, rifiuto della diversità, morti fantasmatiche(cioè persone che hanno avuto una grande valenza per l’individuo e che poi scompaiono, nel senso che deludono e risultano inconsistenti), in una parola atteggiamenti egocentrici.
Da tutto ciò discende l’aumento del disagio psichico nei giovani perché vivendo in questo contesto, essendo per forza di cose più superficiali, non trovando più consistenza nei valori tradizionali, non trovando con facilità possibilità di riflessione sulla propria vita interiore e spazi di sviluppo della propria consapevolezza, ogni evento negativo o traumatico che inevitabilmente costella tutte le nostre vite e che tocca il nostro intimo, diventa catastrofico ed intollerabile perché tocca senza trovare resistenze le nostre sfere più profonde e ci sentiamo minacciati nella nostra stessa essenza. Da qui i sintomi, le depersonalizzazioni, le tossicodipendenze, le chiusure, i disagi psichici in genere.
Allora è la personalità che si costituisce lentamente nel tempo, personalità che ha alla base una certa costituzione ed un certo temperamento, personalità che si sviluppa in una certa famiglia dove si respira o meno un clima rassicurante, positivo e fiducioso, personalità che incontra una miriade di eventi da un certo tipo di maestro, a certi amici, a eventi più o meno difficili o traumatici, personalità che si sviluppa in una data terra ed all’interno di un certo popolo, in un dato tempo, personalità a cui vengono offerte possibilità di sperimentare e scoprire il proprio Sé e quindi l’altruismo e l’Assoluto anche religioso, che alla fine permette uno sviluppo tendenzialmente armonico ed equilibrato oppure la sofferenza.

Ed allora quali possono essere dei possibili percorsi di guarigione?
Il percorso di guarigione è per eccellenza il processo di individuazione e la scoperta del Sé a partire dall’analisi dei propri bisogni e del proprio caos interno, caos che va comunque accettato ed elaborato.
Io tratteggerò una strada da psicoterapeuta con alla base la Psicologia analitica di Jung che apre fortemente la sua riflessione alla dimensione spirituale dell’uomo.
Lo psicoterapeuta parte dall’analisi di questo magma di pulsioni, di istinti e di elementi arcaici, gli archetipi, che sono tutte quelle immagini, valori e miti che ogni uomo ha in comune con gli altri uomini, in particolare facenti parte della sua stirpe e del suo popolo.
Solo il riconoscimento dei contenuti e la scoperta del centro della personalità può dare autenticità e benessere.
Quindi l’analista aiuta le persone a guardare dentro, nell’inconscio e accettare di entrare in relazione con la molteplicità di aspetti psichici che in esso compaiono sotto forma di figure, di personaggi, di immagini.
Ciò equivale ad abbandonare l’immagine di se stesso come vorrebbe essere o come preferisce sapere di essere ed iniziare invece umilmente una serie di confronti con i propri contenuti profondi.
Ciò porterà il soggetto ad una diversa, e più fluida, immagine di sé, e ad una relazione più autentica e più tollerante col mondo esterno.
All’inizio del movimento individuativo l’attenzione del soggetto è rivolta verso l’esterno, inteso come l’insieme di modelli preconfezionati(mode) e da ciò vengono le sue sicurezze e le sue preoccupazioni.
Da quando inizia il processo individuativo gli riesce sempre più difficile investire libido, attenzione, energie su questo esterno steretipato( cioè su situazioni dove non c’è una corrispondenza con i propri contenuti interiori).
Questo nuovo orientamento comporta una sorta di ripiegamento psicologico, necessario per trovare ciò che è rimasto nascosto.
San Giovanni della Croce diceva che per trovare una cosa nascosta era necessario nasconderci anche noi. Nello stesso senso va l’immagine del deserto, come luogo dove occorre ritirarsi per meditare e ritrovare se stessi. Ed ancora San Giovanni della Croce usa un’altra immagine interiore che parla della necessità di far precipitare la nostra psichiche in una notte oscura affinchè, nel silenzio e nel sonno generale, noi si possa compiere, senza essere distolti, il nostro cammino.
La mistica orientale, indù e buddista, ha rappresentato questa inversione di movimento con l’immagine del Mandala, che rappresenta uno spazio, la psiche, organizzato e rivolto verso l’interno, il centro. “Si tratta di un ritirarsi concentrico dello spirito che, dall’estrema periferia della coscienza, raggiunge il proprio centro totale dell’universo”.(Risè)
Qui è inevitabile il riferimento a Meister Eckhart: il distacco dall’Io e l’incontro con Dio nel fondo dell’Anima.

“Certo che(l’espressione dello)spirito è proprio nella capacità di impadronirsi dell’elemento psichico, e con ciò di divenire cosciente, libero e razionale, ma esso attinge i suoi elementi nient’altro che dallo psichico, dalla sensazione, dal corporeo, dall’istintuale che solo nello spirito stesso raggiunge la sua compiutezza e verità. Eckhart afferma che la potenza più alta dell’anima, che è lo spirito, tocca appunto quel fondo che è abisso senza fondo: lì la profondità dell’uomo, della natura, di ciò che è, per così dire in basso, si incontra con la profondità di Dio, dello spirito; di ciò che è per così dire in alto”.(Marco Vannini)
Psichico e fisico, umano e divino, tutto rientra, secondo Jung, nell’Unus Mundus, nel Mondo Uno; soltanto questo approccio unitario, non frammentario, è in grado di rendere conto della natura dei fenomeni e della possibilità di portare avanti un processo individuativo di scoperta del proprio Sé.
Nel processo di individuazione è allora necessario partire dal caos. Ma perché l’analizzando accetti di guardare ai propri scenari del caos, alle proprie immagini profonde, è necessario che l’analista faccia altrettanto. L’analista che si sente forte e a posto, pietrifica il paziente.
Se inizia quindi un processo di relazione in tutti i sensi- all’interno dell’inconscio, tra l’inconscio e l’Io, tra l’Io e gli archetipi, tra l’analista e il paziente, tra il setting terapeutico e l’ambiente esterno con una sempre più approfondita scoperta del Sé- riesce a svilupparsi un processo di individuazione.
E’ chiaro che lo spazio del processo individuativo può essere lo spazio analitico, come può essere quello creativo o sociale o quello dell’esperienza religiosa o quello ancora delle medicine alternative o dei percorsi filosofici. Ognuno ha il diritto-dovere di trovare gli strumenti a sé più consoni essendo i percorsi anche complementari.
L’importante è che questo processo sia vissuto come sacro, come luogo in cui si manifesta un qualcosa che rimane comunque un mistero e come tale rispettato e non utilizzato strumentalmente e neanche assolutizzato dogmaticamente.
Ogni azione capace di essere espressione del proprio Sé autentico diventa automaticamente frutto e causa di lavoro interiore e ciò è importante sottolinearlo per evitare pericolose dicotomie tra la meditazione e l’azione, così come è importante sottolineare che lungo il cammino sono sicuramente necessari momenti di deserto e di silenzio per ritrovare il nostro Sé disperso(lo faceva financo Gesù!).

Su questa scena, entro questo spazio, la psiche tende, secondo Jung a curarsi da sé. E’ come se l’inconscio possedesse propri strumenti terapeutici che devono tuttavia essere trovati e riconosciuti.
Andando nel deserto, accettando il proprio caos, la propria desolazione interiore, entrando in relazione dinamica con il proprio Sé, motore ed effetto della nostra ricerca, l’inconscio fornisce le sue cure. E’ però necessario ridimensionare sempre più l’immagine dell’Io ragioniere ed egocentrico.
Perché l’istinto di guarigione possa manifestarsi è necessario che l’analizzando voglia veramente guarire e l’analista desideri anch’egli questa guarigione.

Jung raccomandava che l’analista, durante il primo colloquio col paziente, si ponesse e cercasse di rispondere francamente alle domande: “Questa persona desidera guarire?” e poi: “Io desidero che guarisca?”. Solo dopo due risposte affermative era possibile iniziare un’analisi.
Allora si può attivare il processo individuativo che è scoperta dell’immagine transpersonale e soprannaturale del Sé, Sé che è il nostro centro aperto agli altri ed alla dimensione dell’Assoluto e dell’Amore come dicevamo all’inizio.
E’ aprendoci alle energie che sprigionano da questo centro, da questo Sé, che possiamo evitare che il caos, come non senso, diventi una condizione cronica e permanente che porta tutto a facile e naturale esaurimento (vedi le crisi di coppia o le crisi delle scelte vocazionali in genere, quindi anche tutti gli impegni che ci assumiamo o le scelte di vita che facciamo-commercio equo e solidale, politica, impegno sociale e lavorativo-).

L’attivazione dell’immagine del Sé ci apre sentieri di un ordine diverso, la cui costruzione è compito, mai completamente raggiunto, di tutta la nostra vita.

Tati

Libri di riferimento o citati:
-Claudio Risè. Diventa te stesso. Red Edizioni.
-Anthony Stevens. Su Jung. Casa editrice Astrolabio.
-Marco Vannini. Meister Eckhart e il “fondo dell’anima”. Idee 87 Città nuova.
-Cyprian Smith. La via del paradosso. La vita spirituale secondo Maestro Eckhart. Edizioni Paoline.
-Corrado Pensa. La tranquilla passione. Saggi sulla meditazione buddhista di consapevolezza. Ubaldini Editore Roma.