Introduzione alla giornata del Prof. R. Rossi
A tutti i partecipanti un benvenuto alla odierna edizione del Convegno di studi sul Teatro Greco e la Psicanalisi, convegno che oramai è divenuto una tradizione per Siracusa in occasione del ciclo degli spettacoli del Teatro Antico.
Un benvenuto particolare al Prof. Romolo Rossi che ha sempre partecipato a questa iniziativa con dei contributi che hanno rappresentato occasioni di approfondimento non solo intellettuale e culturale, il che già sarebbe tanto, ma anche hanno rappresentato occasioni di crescita professionale e di stimolo emotivo. Con il Prof. Rossi ci lega oramai un’amicizia di cui ci onoriamo.
Un benvenuto particolare ancora alla dottoressa Renata Biserni che abbiamo chiamato proprio a causa della sua doppia natura di psicologa clinica e di attrice e quindi per la sua capacità di cogliere in maniera profonda i nessi che il Teatro greco ci pone tra ricerca psicologica ed espressione teatrale. Mi diceva l’altra volta Renata che lo studio delle tragedie greche è indispensabile per uno psicanalista e Renata, che ha avuto l’onore e la fortuna di recitare le tragedie greche nel nostro teatro, ci è sembrata una interprete eccezionale per il fine che questo convegno di studio si propone.
Ed ancora un benvenuto particolare al dr. Ottavio Rosati che curerà la giornata di domani. Ottavio, come è nel suo stile, più che raccontare, tenterà di farci vivere questo rapporto vitale tra l’azione drammatica e la ricerca interiore, infatti di questo ne ha fatto la base fondante del suo stesso essere psicodrammatista.
Ed infine un ringraziamento alla Amministrazione Provinciale per la sensibilità che ha dimostrato nel cogliere questa nostra idea e per avere fatta propria questa iniziativa. Le parole dell’Assessore Marika Cirone Di Marco ci confermano la stima reciproca.
E veniamo all’introduzione vera e propria di questa giornata che vedrà intercalata la relazione del Prof. Rossi con la lettura di brani tratti dalle tragedie greche da parte della dottoressa Biserni.
Il Prof. Rossi ci propone quest’anno una relazione dal titolo “Vicissitudini pulsionali nella tragedia: da Edipo a Ippolito, da Elettra a Oreste”.
Già il titolo non può non stuzzicare la nostra riflessione e la nostra emotività.
Quattro personaggi mitici, legati tra loro dall’intensità con la quale hanno vissuto le loro storie, le loro passioni, i loro desideri, i loro odii.
Personaggi mitici, quindi personaggi nati dai sogni e dalle immaginazioni attive che emergono dagli strati comuni dei popoli e che attraverso le età hanno preso forma concreta nei miti. Personaggi quindi che esprimono bisogni dell’anima umana e che risuonano dentro di noi perché corrispondono ai nostri bisogni.
Se i miti sono i sogni iniziali degli uomini, ne discende che, se permangono troppo a lungo nell’inconscio, l’inconscio collettivo aggredisce l’uomo e lo distrugge.
Dobbiamo essere quindi grati, anzi molto grati ai greci che seppero leggere e fare emergere questi miti che, solo se esplicitati possono essere elaborati e sublimati.
Il Teatro greco ha avuto per questo sempre una funzione catartica, pedagogica e terapeutica e ci insegna ancora oggi che la via da seguire, se non vogliamo una società incosciente ed autodistruttrice, è la via della presa di coscienza della propria Ombra e dei meccanismi psichici con i quali reagiamo davanti alle esperienze della vita.
Certo è superfluo qui ricordare che senza Freud e Jung tutto ciò sarebbe ancora molto confuso e non saremmo in grado di comprendere la straodinaria capacità degli scrittori dei miti e poi dei tragediografi classici di portare alla luce la complessità del nostro mondo psichico.
Comprendere, fronteggiare, elaborare, superare la forza straordinaria che erompe dal nostro inconscio, è il compito più importante ed affascinante che abbiamo nella nostra vita. Non comprendere, non fronteggiare, non elaborare, non superare le vicissitudini pulsionali che ognuno di noi vive all’interno della sua intimità, vuol dire inevitabilmente soccombere alla sofferenza psichica.
Una giovane donna adulta psicotica che ho in terapia da un anno, si è data finalmente il permesso di creare una relazione tra una specie di protezione di natura materiale che sente davanti a sé ed il controllo di una pulsione sessuale che per troppo tempo ha represso per non sapere come gestirla e viverla. Vedete così come un sintomo di depersonalizzazione somato-psichica può nascondere la negazione e la rimozione di una pulsione.
Ma ancora, il problema non ha solo una dimensione individuale, ma ha anche e soprattutto una dimensione collettiva. Infatti se la presa di coscienza del mito diventa la presa di coscienza di un popolo, questo popolo non sarà più soggetto al mito come ad un destino cieco ed inesorabile. L’intervento della coscienza umana permette un dialogo col mito, lo trasforma e la presa di coscienza collettiva diventa indispensabile per il futuro stesso dell’umanità.
Tutto questo passa però attraverso un duro e continuo lavoro individuale, non scevro di errori sicuramente, ma che, se illuminato da un Ethos e da una tensione spirituale, può aiutare a trovare, come dice Ernst Bernhard, la nostra peculiarità: ” Nella misura in cui l’uomo segue la propria peculiarità, vi è riuscita”.
Con l’augurio che questo Convegno di studi sia soprattutto un’opportunità in questa direzione e che ognuno di noi possa portare avanti con gli strumenti che reputa per se stesso più peculiari il proprio processo di individuazione, apro i lavori e do la parola al Prof. Romolo Rossi.
Dr. Gaetano Sgarlata