Quello che può essere utile tenere presente nella nostra esperienza quotidiana di Meditazione:
· Il divenire è espressione naturale del dialogo Trinitario da sempre e per sempre
· La realtà trinitaria è cangiante ma stabile: Gesù Cristo, figlio primogenito, è la dimostrazione di ciò, noi suoi fratelli siamo chiamati allo stesso percorso realizzativo
· La vita ha una parte biologica che per crescere ha bisogno di essere nutrita e una parte interiore, quella eterna, che per crescere ha bisogno anch’essa di essere nutrita con la meditazione e la preghiera ma che per crescere ha soprattutto bisogno di nutrire, cioè di Amare.
Meditazione: schema tipo
Innanzitutto il corpo che si deve porre nella meditazione con la dignità che gli compete
Mettiamoci comodi con la schiena diritta e le spalle rilassate, abbozziamo un sorriso, chiudiamo gli occhi (la schiena diritta ed il sorriso ci ricordano il coraggio e la serenità che dobbiamo avere nell’affrontare la vita con le sue gioie ma anche con le sue avversità): equanimità.
Poniamo il dorso della mano destra sul palmo della mano sinistra
Rilassiamo tutto il corpo seguendo con lo sguardo interiore le varie parti
Concentriamoci sul respiro, seguiamo il suo ritmo, ogni volta che l’aria pura entra nei polmoni ci purifichiamo, ogni volta che l’aria esce facciamo uscire le impurità.
È tutto il corpo che respira, immaginiamo che il respiro si diffonde in tutto il corpo fino alle estremità.
L’attenzione al corpo ed al respiro aiutano a centrarci e a concentrarci distogliendoci amorevolmente dai contenuti mentali e dai rumori esterni.
Sii qui adesso: la pura attenzione è quella consapevolezza che ci mantiene vivi e svegli nel “qui ed ora”; è rilassarsi con agio nel presente, sperimentare pienamente ciò che sta accadendo (Goldstein).
Evochiamo la presenza dello Spirito d’Amore che alberga in noi perché lo Spirito d’Amore è la nostra vera natura: il fondo dell’anima – il fondo di Dio di meister Eckart: “O luce beatissima invadi nell’intimo il cuore dei tuoi fedeli, senza la tua forza nulla è nell’uomo, nulla senza colpa” Abbandoniamoci con fiducia all’Amore Divino che è in noi.
La Meditazione ci fa entrare in contatto con la nostra anima e così possiamo volgere lo sguardo dall’uomo esteriore all’uomo interiore
Ringraziamo per quello che siamo e per tutti i doni della vita: portiamo la consapevolezza senza giudizio e senso di colpa su tutte le volte che abbiamo sciupato questi doni
Fine della Meditazione è la giusta azione, cioè l’azione gratuita senza aspettative e riconoscimenti, la ricerca del Bene e di bene nel senso di imparare a conoscere il Bene ed a vivere il bene, la conoscenza di noi stessi, la disidentificazione dall’Io, l’accettazione dei nostri limiti e dei limiti degli altri, l’accettazione della vita con le sue gioie e le sue avversità e l’esperienza dell’Unità con lo Spirito d’Amore da cui tutto proviene, in cui tutto è ed a cui tutto ritorna: possiamo riuscire a trasformarci lentamente in Amore.
Cominciamo l’autosservazione con la Coscienza osservante che cerca di portare alla Consapevolezza tutto il nostro mondo interiore, in divenire ed in gran parte inconsapevole.
In qualche modo è come se vedessimo i contenuti della nostra mente con gli occhi di Dio.
La Coscienza individuale è una scintilla della Coscienza universale da cui può attingere perfezione, stabilità, energia: allineiamoci al Sé.
Osserviamo i vari livelli del nostro “IO” pensando ad avvenimenti della giornata o ad avvenimenti importanti della nostra vita che impareremo a fare emergere naturalmente senza resistenze. Osserviamo come se la Coscienza fosse lo spettatore che al cinema vede scorrere le immagini che sono i nostri contenuti mentali. Lasciamo scorrere ed emergere i contenuti mentali – osservazione inclusiva – solo così potremo entrare in contatto con contenuti inconsapevoli.
La Meditazione ci aiuta a conoscere meglio chi siamo ed i nostri contenuti mentali. La Meditazione ci aiuta a disidentificarci da questi contenuti per far sì che sia la Coscienza, il Sè a guidare la nostra vita e non i contenuti mentali che nascono dall’IO e che sono continuamente cangianti ed imprevedibili: diventeremo quindi persone gradualmente sempre più Autentiche.
Osservare i contenuti con distacco, accogliere la Grazia, acquisire la libertà (da cosa mi voglio liberare? È la domanda che ci deve accompagnare) e praticare la giusta azione. Così ci trasformiamo lentamente in Amore come Gesù che per questo fu riconosciuto come figlio di Dio.
Cominciamo dagli istinti dominati dal dualismo piacere-dolore, ricordandoci che gli istinti sono buoni ma che non va bene la identificazione con essi. Quando questo avviene vediamo e viviamo una realtà distorta e quindi vengono fuori azioni disarmoniche.
L’istinto di autoaffermazione che nasce dalla paura di non essere preso in considerazione, di non valere, di non essere capace ma che nello stesso tempo difende l’Io nella sua integrità. L’identificazione con questo istinto porta ad essere sopraffattori, arroganti, arrivisti, superbi
L’istinto di autoconservazione che nasce dalla paura della sofferenza, dell’abbandono, della carestia, della morte ma che nello stesso tempo permette l’esistenza nel tempo. L’identificazione con questo istinto porta ad essere possessivi, invidiosi, avari, attaccati a tutto e a tutti, sospettosi, chiusi, paurosi verso il futuro, orgogliosi (appena ci toccano reagiamo perché ci toccano il nostro Io debole e ci sentiamo minacciati).
L’istinto di sesso che nasce dalla paura di non avere affetto ma che nello stesso tempo permette la sopravvivenza della specie e la sana canalizzazione di energie e di inevitabili tensioni interiori. L’identificazione con questo istinto porta a vivere in maniera disordinata ed ossessiva la sessualità fino alle deviazioni sessuali
L’istinto di gregge che nasce dalla paura di restare soli e dal bisogno di difesa ma che nello stesso tempo ci ricorda il nostro essere relazione. L’identificazione con questo istinto porta ad essere dipendenti, accondiscendenti, passivi, compiacenti
L’istinto di ricerca che nasce dalla paura dell’ignoto ma che nello stesso tempo è il motore principale della crescita e dello sviluppo umano. L’identificazione con questo istinto porta a cambiare obiettivi e progetti troppo rapidamente ed alla mancanza del senso del limite
Gli istinti fanno parte di me ma non mi debbo identificare con gli istinti, io sono innanzitutto Altro
Continuiamo con le emozioni dominate dal dualismo attrazione-repulsione
Due possibilità:
1) Le emozioni che noi stiamo vivendo in un dato momento a prescindere dalle persone o dalle situazioni con cui stiamo interagendo, portano ad avere relazioni distorte con gli altri.
2) L’emozione che generalmente mi evoca una persona o una situazione condiziona la relazione che avrò con essa, facendomi vivere azioni distorte
Emozioni positive: gioia, entusiasmo, eccitazione, attività, estroversione che possiamo vivere a prescindere in un dato momento e che favoriscono l’attrazione verso persone, cose e avvenimenti. Allo stesso modo ci sono persone, cose e avvenimenti dai quali siamo attratti e che evocano le emozioni positive suddette.
Emozioni negative: tristezza, pigrizia, passività, introversione, risentimento, ostilità, disgusto, paura, angoscia, apatia, abulia, rabbia che possiamo vivere a prescindere in un dato momento e che favoriscono la repulsione verso persone, cose e avvenimenti. Allo stesso modo ci sono persone, cose e avvenimenti verso cui proviamo repulsione e che evocano le emozioni negative suddette.
Le nostre emozioni distorcono la realtà (distorsioni paratassiche di Sullivan) e quindi non vediamo più oggettivamente le persone e le situazioni.
Le emozioni fanno parte di me ma non mi debbo identificare con le emozioni, io sono innanzitutto Altro
Ed ancora i sentimenti che possono diventare stati d’animo quando rappresentano il consolidamento delle nostre emozioni e che quindi risentono sempre del dualismo attrazione-repulsione o che possono essere elementi più sottili della nostra psiche e che si organizzano positivamente in:
Sentimenti sociali (dai doveri verso la società, alla filantropia, al senso etico), sentimento religioso, sentimento estetico.
Possono essere rivolti verso l’alto e sono impregnati di Assoluto in questo caso fanno riferimento agli Archetipi del Bene, del Vero, del Bello o possono essere rivolti verso il basso e sono soprattutto espressione e compensazioni di conflitti interiori.
Per es.: faccio il bene per compiacere agli altri, credo in Dio per averne conforto, mi piace la bellezza che attrae i miei sensi.
I sentimenti fanno parte di me ma non mi debbo identificare con i sentimenti, io sono innanzitutto Altro
Ed infine i pensieri: anche qui dobbiamo cercare di osservare i pensieri con la Coscienza e non con la mente perché la Coscienza è il soggetto mentre la mente è l’oggetto.
Osserviamo i pensieri che accompagnano l’autosservazione, il nostro dialogo interno. Questo ci permette di soffermarci su aspetti a cui non badiamo, come riuscire a dare le parole ad istinti, emozioni e sentimenti che viviamo.
La presenza perseverante di alcuni pensieri aiuta a farci capire la fonte delle nostre preoccupazioni e nel tempo i conflitti che li sottendono.
I pensieri fanno parte di me ma non mi debbo identificare con i pensieri, io sono innanzitutto Altro
A questo punto osserviamo l’osservatore cioè con quali modalità abbiamo osservato sia durante la meditazione che nell’esperienza reale: con accettazione, con ipercriticismo, con senso di colpa, con benevolenza etc.
I filtri percettivi dell’osservatore tra la coscienza e i contenuti. Ci sono filtri di tre tipi che ci fanno vedere le cose in modo particolare (i guna secondo la tradizione vedanta):
1) Paura e rassegnazione: tamas
2) Rabbia e aggressività: rajas
3) Calma e attenzione amorevole: satva
Infine cominceremo a conoscere gradualmente i meccanismi organizzativi della nostra mente, i cosiddetti meccanismi di difesa, con i quali ci approcciamo alla realtà (rimozione, razionalizzazione, repressione, proiezione, annullamento retroattivo, formazione reattiva, sublimazione etc.)
Completiamo la meditazione con la contemplazione silenziosa dello Spirito d’Amore, Dio, Sé, Assoluto di cui noi siamo espressione e che sta alla base della vita.
Nel vuoto facciamo spazio allo Spirito d’Amore che a questo punto può sempre più irradiare tutto il nostro Essere.
Con la calma e la consapevolezza che abbiamo raggiunto con la meditazione possiamo sperimentare l’indiviso.
Chi contempla percepisce che lo stesso principio vitale unifica tutte le forme di vita e si sente parte di questa unità (Pallante).
Aiutiamoci immaginando una luce che si irradia dentro di noi o ripetendo mentalmente ad ogni ispirazione “Spirito d’Amore” o immaginando che il sorriso che abbiamo sul volto diventa il sorriso di Dio che si irradia dentro di noi.
In ogni caso creiamo un vuoto nel quale trovano spazio il silenzio, il sorriso, la luce e la grazia.
E’ come se tutto il nostro Essere resta a “macerare” nello Spirito e tutte le nostre fibre ne vengono impregnate.
Nel silenzio ci disidentifichiamo dai nostri contenuti mentali e la nostra anima incontra lo Spirito d’Amore e posso cominciare a conoscere e a fare esperienza degli archetipi del Bene, del Vero e del Bello.
Questo è possibile perché l’aria che c’è dentro una brocca è uguale all’aria che c’è fuori dalla brocca (insegnamento della tradizione Vedanta sulla realtà non dualistica)
“O alto e glorioso Dio, illumina le tenebre del cuore mio, dammi una fede retta, una speranza certa, una carità perfetta ed un’umiltà profonda. Dammi o Signore senno e discernimento per compiere la tua vera e santa volontà” San Francesco
Facciamo un inchino pronunciando Shanti e ritorniamo lentamente nello stato di coscienza ordinario.