“Le chiavi del Regno dei cieli” Castelbuono 14-15 Novembre 2015
Dall’inconsapevolezza all’Amore attraverso il superamento del narcisismo.
Credo che il Principio ordinatore dell’universo vibri una sola nota: l’Amore.
Compito del meditante e di tutti coloro che si mettono alla ricerca di Dio è quello di vibrare questa nota, il resto è di supporto e di aiuto, ma tutto ruota sulla scoperta di questa sintonia, di questo allineamento, di questa convibrazione.
Per capire come arrivare a ciò vorrei analizzare inizialmente le tre parole del titolo: dall’inconsapevolezza all’Amore attraverso il superamento del narcisismo. Quindi le tre parole sono: inconsapevolezza, Amore e narcisismo.
1) Inconsapevolezza:
Inconsapevolezza di due aspetti: della nostra natura divina e del nostro mondo psichico.
- Inconsapevolezza della nostra natura divina: per avere una consapevolezza della nostra natura divina sono necessari tre momenti: 1) un atto di fede, di abbandono, di percezione di un di più spirituale, di un eccedente che va oltre l’esperienza del divenire sensoriale e materiale ed è quindi un’intuizione che non si può ottenere con la volontà;
2) la capacità di generare il Logos dentro di noi: “L’uomo si può divinizzare perché si diventa quello che si pensa e quello che si fa, ci si trasforma nella realtà su cui si concentra la nostra esistenza, e in questo senso l’uomo che concentra la propria volontà, il proprio pensiero e la propria azione sul Bene, partecipa realmente del Bene stesso, ovvero diventa davvero homoios theo, simile a Dio” (Marco Vannini Prego Dio che mi liberi da Dio);
3)la capacità di vivere pienamente la nostra umanità da sempre e per sempre presente nel dialogo trinitario e che Gesù Cristo ci ha svelato. In Gesù Cristo si incontrano pienamente la natura umana e la natura divina e noi siamo chiamati a fare lo stesso suo cammino.
Questa consapevolezza comporta il passaggio dalla religione possibile fonte di dualismo, di dipendenza, superstizione, integralismo, violenza ed alienazione, alla fede che comporta responsabilità e desiderio di trasformazione. Infatti la vita spirituale si nutre pregando e meditando, ma soprattutto si nutre amando.
- Inconsapevolezza del nostro mondo psichico: già la cultura greca intuiva l’importanza del conosci te stesso (oracolo di Delphi), ma dobbiamo a mistici e pastori come meister Eckart l’intuizione che non si può conoscere Dio se non conosciamo noi stessi: il fondo dell’anima, quindi della psiche, il fondo di Dio, solo lì si può fare esperienza di Dio e quindi può nascere un processo trasformativo che porta all’Amore. Ovviamente solo nel 900 cominciamo ad avere teorie e strumenti operativi che permettono questo percorso di conoscenza di noi stessi e questo lo dobbiamo in particolare alla psicanalisi, quindi a Freud e a tutto ciò che è nato successivamente. In particolare oggi per noi la psicologia transpersonale ha coronato un percorso di incontro e di reciproca necessità tra psicologia e fede che le prime teorie psicologiche avevano invece spinto verso binari contrapposti, perché la psicologia trans personale inserisce pienamente nel percorso di guarigione e/o terapeutico la conoscenza e l’evoluzione della vita spirituale dell’uomo.
Da ciò si evince che la consapevolezza della nostra natura divina e la consapevolezza del nostro mondo psichico non sono due cammini separati ma complementari.
Il primo, cioè prendere consapevolezza della nostra natura divina, non può avvenire senza il secondo, cioè il prendere consapevolezza del nostro mondo psichico, così come il secondo si ferma allo stadio di un Io adattato ai valori della famiglia e della società in cui viviamo al fine di raggiungere un equilibrio dell’Io costi quel che costi, se non prendiamo consapevolezza della nostra natura divina, quindi sono due aspetti di un unico cammino.
Ovviamente discorso a parte per quei laici che, seppure disconoscendo la loro natura divina, vivono ispirandosi al Bene e che possiamo trovare in alcuni casi più maturi di noi nel cammino realizzativo anche se vivono una vita spirituale inconsapevole.
2) Amore:
Il percorso di consapevolezza descritto prima, porta alla progressiva trasformazione del nostro essere in Amore e quindi alla possibilità di trovare le chiavi del Regno di Dio. Questo vuol dire realizzare una personalità capace di irradiare energia positiva fatta di accoglienza, ascolto, condivisione, donazione, giustizia, perdono. Non ha importanza il ruolo che ricopriamo nella vita, possiamo essere monaci, coniugati, single, avere o non avere figli, fare una professione di aiuto o un lavoro manuale, quello che conta è come siamo, come viviamo, quello che esprimiamo, quello che mettiamo in gioco di noi stessi, quello che sappiamo rischiare.
Il ruolo comunque condiziona la difficoltà a vivere l’Amore proprio perché se si sale di ruolo sociale e si ha più potere diventa sempre più difficile tenere a bada il nostro narcisismo.
3) Narcisismo:
Questo processo che è il percorso evolutivo e realizzativo della nostra vita come avviene? Avviene uscendo progressivamente dal nostro narcisismo. L’ostacolo più grande al nostro percorso di trasformazione in Sommo Bene è proprio il nostro narcisismo, il nostro amor proprio, il nostro egoismo.
È necessario a questo punto una premessa che ci aiuta a fare un percorso sereno e non colpevolizzante. È chiaro che nel momento in cui decidiamo di fare questo cammino siamo già frutto inevitabilmente sia del nostro patrimonio genetico che ci ha dato un certo temperamento che abbiamo quindi ereditato, sia di una personalità che si è strutturata condizionata dall’ambiente nel quale siamo vissuti, dagli incontri fatti, dalle esperienze casuali e più o meno positive che ci sono capitate. Per tale motivo il cammino realizzativo va portato avanti “per quanto è possibile”, accettando tutti i nostri limiti che solo così potranno progressivamente venire alla luce, verranno compresi e nel tempo e gradualmente trasformati. Sottolineo questo aspetto perché spesso è questo uno dei motivi che scoraggia il ricercatore di verità, le resistenze al cambiamento ed il restare impantanati nel narcisismo. Ci aiuta in tal senso una profonda umiltà ed una consapevole apertura all’azione della Grazia.
Cerchiamo ora di capire meglio cosa è questo narcisismo.
C’è un narcisismo primario che vive il neonato e che esiste prima della strutturazione dell’IO perché il neonato non vive relazioni oggettuali ed investe tutta la sua libido su se stesso. Questo in qualche modo lo preserva inglobando la madre in un rapporto simbiotico e gli permette di affrontare l’angoscia da separazione dal momento in cui lascia il grembo materno. La nascita è il primo trauma da separazione, poi vengono tutti gli altri. Questi traumi che progressivamente ci fanno sperimentare una vita più autonoma ci portano a fronteggiare situazioni ed esperienze sconosciute che affrontiamo con meccanismi di difesa o meccanismi organizzatori della nostra psiche che ci permettono di trovare nuovi equilibri davanti alle inevitabili paure e frustrazioni che la vita ci fa esperire: il seno materno ed il contatto corporeo non sempre presenti, gli stimoli corporei dolorosi, la mancanza della presenza delle figure di accadimento, l’asilo, il gruppo di pari e così via. Entriamo progressivamente in un mondo sconosciuto e ci creiamo delle difese per rendere questo percorso quanto meno doloroso possibile. Se le difese che ci creiamo sono sane e questo dipende dalla nostra costituzione psichica, dal rapporto con i genitori e con le figure di accudimento etc., viviamo un narcisismo sano che vuol dire giusta immagine di sé con l’autostima necessaria per fronteggiare l’imprevedibilità della vita, per renderci disponibili a condividere le nostre cose, a posticipare i bisogni, a fare attenzione alle esigenze degli altri etc. Se questo non avviene restiamo prigionieri di un narcisismo secondario che dobbiamo progressivamente superare se vogliamo raggiungere quella identificazione con l’Amore e con il Sommo Bene di cui parlavamo prima.
Settanta anni di pace nel mondo occidentale, l’appagamento quasi per tutti dei bisogni primari, il tipo di società consumistica ed individualistica che abbiamo creato e che alimenta sempre più bisogni secondari ed effimeri, favoriscono la nostra difficoltà ad uscire dal narcisismo e restiamo spesso infantili.
Ma vediamo in effetti cosa succede nella nostra psichiche: utilizzerò l’immagine della struttura tripartita di Freud per capire meglio perché vengono fuori i comportamenti narcisistici.
La struttura tripartita è fatta da ES-IO-SuperIo, se queste tre istanze sono in equilibrio viene fuori una persona sana che può impegnarsi in una conversione e trasformazione in Amore, se ciò non avviene cosa accade?
Non parlo ovviamente di tutte le situazioni dove ci sono difetti fondamentali della struttura tripartita perché in questi casi siamo in presenza di patologia psichiatrica grave, parliamo dei casi nei quali c’è una disfunzione ma la struttura tripartita esiste.
Facciamo i due esempi estremi:
- nel primo caso avviene l’inflazione narcisistica, schematicamente la causa principale è il fatto che il bambino cresce “viziato” senza avere interiorizzato regole non solo dai genitori, ma da tutto il sistema di accadimento e dal sistema sociale. La struttura tripartita allora è la seguente: SuperIo onnipotente, ES con forti spinte pulsionali, IO debole incapace di mediare. Vengono fuori soggetti provocatori, esibizionisti, incapaci di amare ed incapaci di riconoscere i propri limiti: prevale l’istinto di autoaffermazione e di sesso. Risvolti sociali: tutto mi è dovuto, scarso senso di responsabilità nei ruoli che si ricoprono nella famiglia e nella società, ogni mezzo è permesso per primeggiare. Non patologizziamo però queste immagini perché aspetti magari più sottili interessano sicuramente anche noi.
- Nel secondo caso opposto avviene la svalutazione narcisistica, schematicamente la causa principale è un bambino “non accudito, non visto, non rispecchiato” non solo dai genitori, ma da tutto il sistema di accudimento e dal sistema sociale. La struttura tripartita è: SuperIo svalutativo, autoritario e coercitivo, ES forti spinte pulsionali, IO debole che mette in atto meccanismi di difesa secondari in particolare la rimozione delle pulsioni dell’ES che portano a soggetti dipendenti, sterili, chiusi, paurosi, intolleranti ed ipercritici: prevale l’istinto di gregge e di autoconservazione. Risvolti sociali: si vive sempre all’ombra di qualcuno, massificazione e mancanza di senso critico, vite passive e non colorate.
Queste due possibilità si possono presentare in maniera sostanzialmente costante in una persona, ma anche in maniera discontinua ed infine anche in maniera alterna quando l’introietto della persona è scisso per cui a seconda di alcune condizioni di vita può prevalere una struttura o l’altra.
Lo sviluppo di queste due possibilità dipende da come si è strutturato l’IO cioè dall’ideale dell’IO che è alto proprio in virtù della debolezza dell’IO che abbiamo visto sia nell’inflazione narcisistica, sia nella svalutazione narcisistica.
Infatti se questo ideale dell’IO è adeguato alle proprie capacità ed è consapevole dei propri limiti, dei propri bisogni, degli obiettivi realmente raggiungibili, la vita che ne verrà fuori ha buone possibilità di essere serena, contenta ogniqualvolta riusciamo a donare qualcosa di noi stessi ed ogni volta che ci liberiamo da qualche schiavitù e nello stesso tempo può essere coraggiosa.
Se invece l’Ideale dell’IO è alto e quindi sono alte le aspettative narcisistiche avviene che:
- difficilmente ci potrà essere pace perché saremo sempre insoddisfatti del nostro cammino realizzativo;
- sarà alto anche il livello di auto sofferenza che ci infliggeremo perché il narcisismo produce stati d’animo e vissuti negativi ( rancore, insicurezze, paure, pensieri perseveranti etc.);
- ci sarà una incapacità di amare che rende la vita arida, piena di solitudine e priva di senso;
- non ci sarà accettazione dei propri limiti e delle difficoltà che troviamo nel nostro cammino. Questo perché l’IO non ha piacere di vedere e di entrare in contatto con i propri limiti: per es. i nostri atteggiamenti puntigliosi, arroganti, paurosi etc. Noi ci reputiamo troppo buoni, troppo capaci, troppo dalla parte giusta. Tutta questa energia non riconosciuta va nell’inconscio e qui crea tensioni, impulsività, reattività e viene comunque spesso proiettata sugli altri che diventano non buoni, non capaci, non giusti.
Ovviamente tutto questo si può presentare in forma lieve o in forma più impegnativa per cui passiamo da quella che la psicologia transpersonale chiama psicopatologia della normalità, a forme più impegnative di personalità dipendenti ed evitanti fino alla depressione oppure fino a caratteri ipertimici ed al disturbo borderline. Qui comunque entriamo in un ambito psichiatrico e quindi non approfondiamo per non allontanarci dalle finalità di questa relazione
Noi invece siamo persone che possiamo essere in grado di riconoscere il proprio narcisismo per potere riuscire a fare il cammino evolutivo che ci siamo prefissati dalla inconsapevolezza all’Amore per trovare le chiavi del regno di Dio.
E’ quindi importante prendere coscienza di tutto ciò e questo avviene, con l’autosservazione nella meditazione, nella psicoterapia, nel confronto coraggioso con gli altri, nel silenzio e nella preghiera.
Questo ci permetterà di riconoscere e di prendere gradualmente consapevolezza del nostro narcisismo, facendo attenzione a tutte quelle sfumature che ci appariranno sempre più chiare durante il cammino. Comportamenti a cui prima non facevamo caso, ci appaiono zeppi di egoismo ed amor proprio. Man mano che ci avviciniamo alla luce vediamo maggiori particolari.
A questo punto possiamo essere capaci di lavorare sull’alto ideale dell’IO ridimensionando le aspettative ed essendo però sempre capaci di fare un percorso evolutivo di miglioramento, questo non come obbligo, ma come naturale svelamento della nostra natura divina che è scoperta piena della nostra umanità così come Dio l’ha pensata: Gesù Cristo è il compimento di tutto ciò ed è per questo che è figlio primogenito e nostro fratello e amico.
Così abbiamo trovato le chiavi del Regno di Dio o meglio conosciamo la mappa, il percorso, i mezzi necessari.
Questo ci porta ad una vita più autentica che vuol dire una vita più vera, più coraggiosa ma anche più serena e contenta. Una vita capace di prendersi le proprie responsabilità, capace di mettere a frutto i propri talenti, capace di essere contenta e soddisfatta della semplice, umile ma coerente vita di cui saremo capaci.