La vicenda Ocalan, cioè del leader storico del Pkk che è l’organizzazione più rappresentativa e forte del popolo curdo nel mondo, ha avuto il grandissimo merito di riportare alla ribalta dell’agenda politica del sonnacchioso mondo occidentale la vicenda della possibilità per il popolo curdo di avere riconosciuta una autonomia sufficiente per potere preservare la propria cultura e la propria tradizione senza essere considerati cittadini di serie B e con forme di autogestione simili a quelle che si stanno studiando per gli Albanesi del Kossovo.
Non entriamo quindi in questo articolo nel merito delle forme di lotta che si è dato il Pkk ed in particolare Apo (che vuol dire zio e che è il nome confidenziale con il quale i curdi chiamano Ocalan) dato che non è certo facile, anzi è ingiusto, giudicare con il nostro metro vicende lontane di sofferenza e di sopraffazione nelle quali è molto difficile mantenersi immacolati e integerrimi.
Lo scopo dell’articolo è invece quello di sensibilizzarci a non abbassare la guardia su una vicenda che necessita della mobilitazione di tutti noi nella speranza che si avvii un processo di pacificazione e di giustizia.
E’ chiaro che per raggiungere questo obiettivo dobbiamo analizzare perché i paesi occidentali fanno la voce grossa con Milosevic (che comunque si merita di avere fatta la voce grossa) e dicano nulla invece su una vicenda che riguarda quasi 30 milioni di persone calpestate nella loro dignità più intima.
La prima ragione è molto semplice ed è quella che soprattutto la Turchia( discorso simile ma meno rilevante dal punto di vista quantitativo vale per gli altri tre paesi che inglobano il Kurdistan, cioè la Siria, l’Iran e l’Iraq), è un partner commerciale fondamentale per i paesi occidentale ed in particolare per l’Italia che è divenuta nel 1997 il secondo paese esportatore dell’Unione Europea dopo la Germania con un volume di affari di 7.481 miliardi di lire di cui una parte non secondaria interessa il settore bellico.
La seconda ragione è che la Turchia è la punta di diamante della NATO nella regione, avamposto indispensabile per potere continuare a controllare la zona calda del petrolio.
Per cui la Turchia non si tocca e questo ha complicato di molto la situazione nel passato e rende ancora oggi impossibile potere ragionare su questo problema.
L’importanza comunque di sollecitare il nostro governo ad una maggiore attenzione dipende dalla circostanza favorevole che la Turchia chiede da anni di entrare nell’Unione Europea e quindi è possibile spingere perché in cambio di questo cammino di integrazione in Europa la Turchia possa finalmente rispondere con delle significative concessioni sui diritti umani ed in particolare sulla questione curda.
Anche a Siracusa Associazioni e Partiti si sono attivati per fare giungere a Roma un grido di protesta ed una richiesta di un processo giusto per Ocalan, riportiamo allora il testo integrale del volantino che riassume molto bene la questione Curda e le richieste che con sempre maggiore forza dobbiamo fare al governo italiano ed alla Comunità internazionale.