La legge 180 del 78 rivoluzionò l’assistenza psichiatrica in Italia apportando cambiamenti così innovativi che per alcuni anni si sono creati vuoti assistenziali notevoli di cui giustamente si sono lamentati in particolare i familiari.
Negli anni successivi sono stati gradualmente emanati Leggi regionali, Piani Sanitari e soprattutto i due Progetti Obiettivo Nazionali sulla Salute Mentale che sono riusciti a dare un quadro normativo certo sul quale è oggi possibile svolgere un’assistenza psichiatrica adeguata ai tempi ed ai bisogni dell’utenza e della società.
Appare quindi strano che si senta oggi l’esigenza di una Riforma che tende a deformare i cardini della legge 180 senza reali motivazioni né sul piano scientifico, né sul piano assistenziale.
Anche la SIP (Società Italiana di Psichiatria) che raggruppa la stragrande maggioranza degli psichiatri italiani, senza distinzione di appartenenza politica, si è espressa chiaramente e fortemente in difesa del quadro legislativo vigente (si allega il documento della Società).
Questo non vuol dire che tutto vada bene e che non dobbiamo lavorare per proporre miglioramenti al tipo di assistenza che può essere erogata, ma dobbiamo con fermezza dire che dove la legge ed i progetti obiettivo sono stati applicati interamente, l’assistenza è assicurata con ottimi risultati.
In effetti quindi c’è ancora in Italia una situazione assistenziale a macchia di leopardo ma per esclusiva responsabilità degli amministratori locali e non della legislazione che andrebbe corretta solo in due punti:
1) Stabilire un vincolo del 5% da assegnare in ogni bilancio delle AUSL alle spese per la salute mentale.
2) Obbligare le AUSL ad un servizio di emergenza territoriale e a domicilio per la prevenzione dei TSO(Trattamenti Sanitari Obbligatori) o per assicurare la rapidità di realizzazione di un TSO.
Se i familiari dei pazienti il cui più forte desiderio è continuare a vivere in maniera dignitosa e positiva con i propri congiunti sofferenti, insieme alle associazioni degli operatori, continuano a lamentarsi è perché i fondi e le risorse umane necessarie per una buona assistenza psichiatrica non vengono assicurate dalla AUSL e perché non si lavora a sufficienza su progetti innovativi.
Se per es. a Siracusa c’è un movimento che da anni si impegna prima per la chiusura dell’ Ospedale Psichiatrico e adesso per la realizzazione di tutte quelle strutture ed iniziative necessarie ( assistenza domiciliare, intervento sulle emergenze, comunità, gruppi appartamento, riabilitazione, lavoro, diritti), è perché nel nostro territorio provinciale esistono grandi carenze di cui non è responsabile la legge, ma la gestione della legge.
Per il resto possiamo affermare che oggi la tradizionale patologia psichiatrica viene affrontata brillantemente sia grazie a strumenti farmacologici più efficaci a nostra disposizione, sia grazie ad una preparazione sempre più sofisticata ad orientamento anche psico-sociale che oggi la stragrande maggioranza degli operatori della salute mentale possiede.
E’ chiaro quindi che il paziente e la sua famiglia hanno bisogno di “persone-operatori che curano” e non di “operatori-freddi magari rifiutanti” e se non vedono nei nostri occhi e nei nostri gesti un “essere presenti” non resta chiaramente che la manicomializzazione per rimediare risposte tranquillizzanti per noi operatori e per la società.
Non a caso si è lavorato anche in questi ultimi anni contro lo “stigma” che accompagna ancora la figura del paziente e lo stigma si supera con un atteggiamento diverso a partire da noi operatori e con strumenti legislativi adeguati, come quelli in vigore attualmente.
Non si sente oggi di certo la nostalgia di Comunità chiuse a 50 posti letto che potrebbero nascondere i pericoli della istituzionalizzazione e della manicomializzazione, per il semplice motivo che non servono, che non sono necessarie.
Altro problema, ben più grave e di difficile risoluzione, è invece tutta quella patologia psichiatrica che resta latente nella nostra società e che esplode in fatti delittuosi gravissimi, che non hanno precedenti nella storia della nostra civiltà, senza che i servizi riescono ad intercettare prima la domanda, perché la domanda non viene espressa. Mi riferisco agli omicidi-strage a cui abbiamo ultimamente assistito da parte di mariti abbandonati o ai tradizionalmente più frequenti, ma sicuramente in aumento, omicidi di consanguinei.
Su questo tema sì che ci dovremmo interrogare fortemente, sul perché di questo aumento di furia omicida irrazionale e non discriminante, sui mali della nostra società, sull’opera di prevenzione che dovremmo fare a partire dalle nostre famiglie, dalle nostre scuole, dai servizi di ascolto e di raccolta dei bisogni meno istituzionalizzanti e stigmatizzanti e così via.
E’ questa la frontiera su cui dovremmo accentrare la nostra attenzione e non su una battaglia ideologica retriva che vuole modificare la legge 180.
La società, i familiari, i pazienti ci chiedono ben altro sforzo ed impegno.
Siracusa 9-11-02
dr. Gaetano Sgarlata
Psichiatra