La relazione della Sila 2001 arriva tardiva ( nessuno me la chiede ma per me è un piacere farla e quindi ve la dovete sorbire ) perché c’è stato un Autunno “molto caldo” che ci ha veramente scioccati, ma continuiamo a fare tutte le nostre attività consapevoli comunque della situazione terribile in cui si è oramai messa l’umanità.
Continuiamo solo perché crediamo che nella profondità della nostra Anima ci sia veramente Dio e che ogni velo che riusciremo a togliere per svelarlo a noi stessi ed ai fratelli, contribuirà alla “Cristificazione” del mondo ed all’avvento del Regno di Pace e di Giustizia che tutti agogniamo.
E’ per questo che ognuno di noi cerca di vivere con lealtà, amore, rispetto ed apertura tutte le relazioni familiari, amicali, lavorative e comuni.
E’ per questo che nei nostri luoghi di lavoro vogliamo portare pace, conforto e speranza.
E’ per questo che alcuni di noi continuano a credere che tramite l’impresa sociale si possa fare vera promozione umana.
E’ per questo che continuiamo con il Commercio Equo e Solidale e con l’animazione sociale sui temi della giustizia e della Pace.
E’ per questo che abbiamo aderito al Social Forum di Siracusa.
E’ per questo che continua Agire Solidale che vuole diventare sempre più la “casa comune” della sinistra diffusa.
E’ per questo che alcuni di noi continuano a combattere dentro i DS e con Roberto una lotta per il cambiamento della politica.
E’ per questo che, soprattutto, stiamo lavorando per costituire l’Amaca possibilità concreta per tutti di fare un lavoro interiore che tenga conto della persona nel suo complesso: corpo, psiche e spirito.
Ma torniamo alla Sila 2001. L’esperienza ha segnato ancora una volta la vita di noi tutti, siamo riusciti a vivere nuovamente il “fra noi”, la tenerezza del rispetto, dell’ascolto, del contatto fraterno. La magica Sila ed il nostro Felice ci fanno ancora sperare che è possibile lottare per qualcosa per cui valga la pena veramente vivere.
Quest’anno abbiamo letto un libro di Accattoli “Io non mi vergogno del Vangelo” che ci ha dato alcuni spunti interessanti di discussione, anche se in certi passaggi l’autore si è rivelato un po’ pedante.
Alla fine del campo abbiamo però un po’ tutti convenuto che dobbiamo cercare di creare più momenti di scambio utilizzando non solo il canale comunicativo della parola e del ragionamento, ma anche quello del gioco, del corpo, quello visivo e delle emozioni.
Preso atto di ciò vorrei tentare di fare una proposta a partire da ciò che a nome del gruppo ho presentato alla Festa della Vita dell’Associazione Il Girasole-Tonio Tarantello nel giugno scorso.
In quella occasione ho cercato di descrivere la strada che ognuno di noi deve percorrere per arrivare a scoprire in maniera sempre più chiara l’Assoluto dentro di Sé (allego la relazione).
Il cammino non è però progressivo ma è a spirale, nel senso che si torna continuamente, ogni giorno nella situazione di doversi confrontare con i primi obiettivi, così come con gli ultimi.
Tenendo sotto gli occhi la relazione capirete con più facilità che conoscere ed avere consapevolezza di noi stessi, dei nostri bisogni (spesso il nostro narcisismo ci fa costruire una vita volta quasi esclusivamente alla nostra gratificazione, alla nostra sicurezza ed al nostro soddisfacimento), dei nostri desideri (sesso, potere, denaro) e cercare di trovare delle “risposte giuste”, non può essere l’opera di un periodo, ma sarà l’opera di una vita.
La qualcosa non può essere di certo disgiunta dal lavoro interiore o dalla capacità di percepirsi “soli ed insieme nello stesso tempo” etc.
Quindi no regressioni ed attenzioni da rivolgere solo al nostro ombelico, ma neanche salti in avanti che non riescano a tenere conto che siamo anche fatti di carne, di limiti, di paure etc.
Se è vero che “la svolta mistica della vita” e “la gratuità folle” sono le uniche nostre ragioni di vivere, è anche vero che se non mi voglio bene rispettando i miei ritmi ed i miei tempi maturativi – molto diversi d’altronde da persona a persona – rischieremmo di fare buchi nell’acqua, se non pure sottili violenze.
La proposta è allora quella di sapere dare nei nostri momenti di crescita spirituale sempre possibilità di guardare a noi stessi e di guardare a Dio come una inscindibile avventura. E questo sia in Sila che nei tre ritiri annuali che faremo tra una Sila e l’altra.
Tenteremo quindi di lavorare sin dal ritiro di Dicembre in questo senso, mettendo insieme le disponibilità e le competenze a disposizione, per il momento Tati, Enrico, una Suora Francescana e Giovanni. Il gruppo è chiaramente aperto ad altre adesioni e non escludo una visita del gruppo a Messina da Felice per mettere a fuoco questo progetto e chissà per vederci durante l’anno prima della Sila tutti insieme.
Siracusa 12-11-01
Vi abbraccio con affetto ed in Cristo
Tati