Il mio percorso di Fede, la mia analisi personale, l’esperienza meditativa, la Storia dei nostri giorni, lo spettacolo di Benigni su Dante ed infine l’articolo di Umberto Galimberti del 24 dic. sul cambiamento radicale di senso del Natale, hanno messo in moto dentro di me una serie di domande e riflessioni che hanno fatto scoppiare le contraddizioni che ho dentro ed ho sentito il bisogno di scrivere e di capire dove sto e dove posso arrivare, per capire dove stiamo e dove possiamo arrivare.
Gesù è venuto per dirci essenzialmente due cose:
1) Dio è anche Uomo
2) L’essenza ultima della Vita è il Dono e l’Amore
Dante quando vuole vedere il volto di Dio intravede tra la Luce senza fine il suo volto, nel senso che dentro l’essenza di Dio ci siamo tutti noi, per questo Gesù è nato, per questo tutto verrà ricapitolato in Gesù.
Che responsabilità, che dono, che gioia!
L’unica differenza tra noi e Dio è che Dio non può che Amare, noi invece siamo anche liberi di non Amare perché non sarebbe esistita creazione senza libertà di fare il Male. E’ stato il prezzo da pagare affinchè il Dialogo Trinitario non restasse chiuso in sé, cosa possibile ma cosa che avrebbe fatto venire meno una delle proprietà fondamentali di Dio: l’apertura.
Dio è sicuramente contro la clonazione, lo dimostra l’inevitabilità della creazione, della diversità, della libertà.
Se Dio ha amato rischiando fino in fondo (ma fino a che punto sta rischiando?), vuol dire che l’essenza ultima della vita è il Dono e l’Amore ed a questo noi siamo chiamati.
Siamo chiamati ad un Amore totale, ad una donazione piena, a lasciare tutto per andare alla Sua sequela: ricordiamoci la storia del giovane ricco che se ne andò via da Gesù sconfortato perché non si sentiva capace di fare la scelta radicale di lasciare tutto per seguirlo.
Io mi sento molto nella posizione del giovane ricco non solo e non tanto perché ho un buon stipendio, una buona posizione e posso realizzare generalmente i bisogni che provo, ma anche perché vivo in una società dell’apartheid, fatta di privilegiati che consumiamo a dismisura alla faccia di miliardi di persone che vivono nella precarietà, indigenza e sofferenza più assolute.
Addirittura organizziamo guerre per potere controllare le fonti di produzione energetica e potere continuare a controllare tutto il mondo nei prossimi anni, anche a costo di vivere sempre più come da anni si vive in Israele, cioè con il terrorismo, inevitabile, in casa.
Da qui scaturisce l’inevitabile scelta etica di “dare a tutti sempre più oltre” fino all’annullamento dell’Io ed all’immersione più totale nel Sé.
Ma qui casca l’asino, perché vista così ed assolutizzata così, la vicenda diventa generalmente invivibile, fonte spesso di coercizioni, blocchi, controlli con il rischio per ognuno di noi di diventare un novello Savanarola o il monaco Jorge de “Il nome della rosa” o uno di quei preti pedofili statunitensi e via discorrendo.
Certo, mi si potrà contestare che esistono pure Madre Teresa di Calcutta ed i milioni di uomini e donne che in silenzio e con grande Amore sono a servizio del mondo in un percorso meraviglioso di superamento dell’Io. Pure questo è vero e se è vero è possibile, ma pur tuttavia è un percorso che può e deve essere proposto ma che generalmente non può essere vissuto.
Serve divaricare sempre più la forbice tra servitori del Bene e servitori del male, tra angeli e diavoli? E’ possibile pensare ad un percorso praticabile e proponibile che permetta il superamento dell’egoismo individuale e collettivo nel rispetto dei limiti e dei bisogni dell’Io consapevolmente accettati? Per modificare questo verso della storia così intriso di male, di morte, di sofferenza e di ingiustizie c’è bisogno solo di Santi o anche di persone normali capaci di barcamenarsi tra i propri limiti, la misericordia di Dio ed il dono verso gli altri?
Faccio una professione che mi costringe a tenere presente i limiti della psiche umana, una professione che lavora sostanzialmente per aiutare la gente a capire come desiderare e come cercare di soddisfare in maniera sana i propri bisogni. Entro in contatto con centinaia di persone che non sanno più vivere, non sanno godere di niente, bloccati come sono in meccanismi psichici che fanno loro inventare mondi alternativi, paure paralizzanti, confini sempre più angusti di vita o perversioni sempre più sofisticate. Faccio una professione che mi ha fatto capire che in forma graduale e differenziata siamo tutti sulla stessa barca e se il problema esiste in maniera eclatante per colui che manifesta grande malessere, non è certo un problema superato per gli altri.
Voglio dire che il superamento dell’Io non può essere scambiato con la repressione o con l’annullamento dei bisogni dell’Io o con tutti quegli altri mezzi di organizzazione psichica chiamati meccanismi di difesa che tendono a disconoscere la nostra “Ombra” con tutto quello che ne può scaturire in termini di patologia.
La via cristiana al superamento di questi problemi è la Preghiera, la preghiera fino alla sofferenza fisica delle stimmate, e ciò è sicuramente vero perché se crediamo che Dio c’è, dobbiamo pur credere che appigliarsi a Lui con tutte le forze possa portare a splendidi risultati, ma è pur vero che la stessa Chiesa crede alla misericordia di Dio come cammino parallelo e significante.
Allora forse è possibile pensare ad un progressivo superamento dell’Io e dell’egoismo individuale e collettivo in un percorso armonico e donativo che ci faccia incontrare sempre di più con la dimensione del Sé, dell’Amore, dell’Assoluto.
Il problema è che questo percorso mi appare a momenti debole, incapace di modificare il verso della Storia, in fondo mi appare un percorso narcisistico ed a tratti furbo, pieno di compromessi e di mezze vie, di messaggi spesso non chiari e decisi.
Sì, è vero, a tratti è così, ma se faremo un cammino di Comunità e di gruppo (penso alle varie realtà nelle quali il Signore mi ha dato la grazia di essere: il gruppo Ad Gentes, l’Amaca, il gruppo di Psicodramma, Agire Solidale, la Parrocchia di Bosco Minniti) forse riusciremo in qualcosa di diverso. Condizione è però avere il coraggio di dire chiaramente quello che pensiamo, di ascoltare con fiducia gli altri, di essere disponibili al cambiamento.
Sarebbe importante prima di tutto accettare con benevola compassione la nostra lotta interna tra il soddisfacimento dei bisogni egoistici ed il soddisfacimento del bisogno di dono. Infatti in un’ottica del Sé non ci può essere felicità senza la felicità di coloro che ci circondano, senza armonia con coloro che ci circondano, senza giustizia e pace nel mondo. In quest’ottica il dono diventa un’esigenza della psiche umana, esigenza spesso dimenticata dal prevalere delle forze pulsionali egoistiche. Forze pulsionali egoistiche che vanno però accettate e considerate, non rimosse, forze pulsionali ed egoistiche che ci faranno pure trasgredire, ma che vanno riconosciute e vissute, pena la patologia.
Torniamo alla necessità di un percorso di guarigione per tutti ed è la sfida che ci siamo assunti. Sì, vogliamo cambiare il verso della storia e vogliamo farlo accettando le contraddizioni dell’Uomo in un circuito virtuale di consapevolezza e cambiamento che deve diventare, per essere vero, sempre più stringente e significativo.
Veniamo ora a delle analisi più concrete.
1) Il Consumismo.
Questa estate in Sila ci siamo per così dire “scontrati” sul modello di sviluppo occidentale. Da una parte ci siamo noi consumatori che contestiamo il Consumismo ma ci siamo infilati fino al collo, dall’altra addirittura coloro che lavorano nel commercio e quindi indirettamente sul consumo che non possono se non sperare che in Italia si possa consumare sempre più per potere vivere dignitosamente.
Ma il Consumismo è un male, un modello di sviluppo basato sulla corsa al consumo non può funzionare perché aliena chi c’è dentro (Polli d’allevamento diceva Gaber) e procura fame e privazioni a chi c’è fuori.
Non è certo sufficiente a questo punto il buon proponimento di inizio anno, ci vuole un progetto molto più articolato, pensato e probabilmente rischioso per le nostre sicurezze. Tati, cosa sei disposto a rischiare in questa storia?
-In Italia è iniziata alcuni anni fa l’esperienza dei Bilanci di giustizia che consisteva nella registrazione precisa delle spese di una famiglia e nella loro progressiva riduzione, investendo il rimanente in progetti di sviluppo. E’ stata un’ottima iniziativa di cui però non ho più sentito parlare, noi come famiglia non l’abbiamo seguita perché diventava un modo un po’ ossessivo di controllarsi che stressava parecchio. Ma forse l’iniziativa andrebbe rivista.
-Un’altra idea potrebbe essere quella di decidere ogni famiglia, in base al proprio reddito, un prelievo all’ingresso del 5-10-20 o 30% del proprio reddito per costituire un fondo comune da versare alla Banca Etica per la creazione di posti di lavoro non legati alla catena consumistica. Questa è forte, ma abbiamo bisogno di cose forti per cambiare il verso della Storia.
-Ed ancora mi viene in mente il “consumare meno, consumare meglio”. Consumare meno mi pare scontato, dovremmo cercare di cambiare la macchina solo quando è veramente necessario, dovremmo cercare di acquistare solo il necessario di tutti i generi di consumo o di accumulo (case, vestiti, giocattoli, viaggi, alimenti etc.). Ma è importante anche Consumare meglio nel senso che dovremmo cercare di acquistare prodotti che vengono da produzioni e circuiti “puliti”. Mi sembra un po’ scarsa e poco funzionale l’idea del boicottaggio, soprattutto mi sembra difficilmente esportabile al di fuori di una cerchia ristretta di persone perché non viene offerta l’alternativa: mi sembrerebbe più importante se riuscissimo ad individuare le marche più “pulite” di tutti i generi di consumo ed utilizzare solo quelle, pubblicizzando il fatto che noi acquistiamo da loro perché ci danno garanzie. Questo potrebbe tra l’altro motivare anche altre aziende a fornirci le prove che producono “pulito”. In vista di questo elenco (dobbiamo metterci in contatto con il Centro Nuovo Modello di sviluppo per vedere se stanno già lavorando su ciò), proporrei di acquistare ove è possibili prodotti locali, per gli alimentari forse questo è realizzabile, oltre che potenziare sempre più i prodotti del Commercio Equo e Solidale e la Finanza Etica.
-La vita comunitaria o modalità varie di convivenza (si parlava l’altra sera dei “condomini solidali”) che ci aiutino a mettere in comune, a vincere alcuni meccanismi di possessività e a sviluppare possibilità di condivisioni materiali ma soprattutto relazionali ed affettive.
2) Recuperare la funzione del gesto.
Francesco nel numero 0 di Idea Solidale descrive in maniera poetica e puntuale questo punto e rimando quindi all’articolo.
Io volevo solo risottolinearlo perché mi sembra vitale per il recupero di una quotidianità che abbia un senso.
La nostra vita è fatta di migliaia di gesti ogni giorno, di migliaia di scelte che spesso compiamo in automatico e sono gesti che edificano noi stessi e chi ci circonda o che distruggono la percezione del nostro Sé e del Sé di chi ci circonda.
Mi ha sempre incuriosito la facilità con la quale mi imbestialisco in macchina (oggi un po’ meno per fortuna) o la facilità con la quale rimproveravo o colpevolizzavo i miei figli ( oggi faccio un’attenzione enorme affinchè ciò non avvenga ) o la facilità con la quale piegavo le relazioni ai miei bisogni più o meno consapevoli.
Potrei continuare a lungo con gli esempi ma mi piace di più parlare della bellezza e della gioia che possiamo provare quando riusciamo ad essere consapevoli dei nostri gesti, quando riusciamo a mostrare con coerenza il nostro vero Sé nel rispetto dei nostri e degli altrui limiti, quando riusciamo ad essere “attenti” a ciò che diciamo e a ciò che facciamo, quando riusciamo ad essere “curiosi” verso i bisogni degli altri, quando riusciamo ad essere pazienti e ad aspettare che maturi con naturalezza ciò che abbiamo seminato, quando riusciamo a donare con gratuità. Cominciamo a percepire così una sensazione di Pace e di Pienezza perché stiamo irradiando qualcosa di autentico, di rispettoso, di profondo, di vero.
Giocarsi la vita con il dosaggio minore possibile di avidità, di possessività, di falsità, di invidia, di accaparramento, di paura…che vita meravigliosa per noi e per coloro che ci stanno attorno!
3) La riscoperta della responsabilità individuale.
Prendiamoci le nostre responsabilità, non scarichiamo sempre sugli altri o sul sistema le nostre inadeguatezze. Puntiamo su di noi, sulla nostra essenza, sulla nostra autonomia. Evitiamo i piagnistei, i vittimismi, gli attaccamenti nevrotici alle persone ed alle cose.
Siamo rimasti spesso dei “mammoni” che dipendiamo da tutto e da tutti, che non sappiamo rinunciare a niente, che ci circondiamo di sicurezze che la vita inevitabilmente ci fa apparire effimere ed impermanenti.
L’unica realtà è il Sé, l’Amore e l’Assoluto!
Ciò non vuol dire non ricercare conforto, aiuto, sostegno (come potrei vivere senza Chicca, i miei figli, i gruppi di cui faccio parte, gli amici? ), ma dovremmo cercare di essere sempre pronti a vivere senza di loro perché con tutti loro noi camminiamo mano nella mano, disponibili sì a prendere in braccio il compagno, ma non impostando la relazione affinchè gli altri debbono essere delle bestie da soma che ci debbono tirare comunque e dovunque.
Responsabilità delle nostre azioni, dei nostri pensieri, dei nostri desideri, dei nostri errori e dei nostri successi, questo è l’uomo che riesce a vedere con sufficiente distacco (vedi Maestro Eckart o la Meditazione Yoga vedanta) la propria vita e ne riesce a godere con equanimità.
4) La valorizzazione del lavoro e della funzione dell’altro: il lavoro a rete.
Troppo spesso diffidiamo del vicino, non valorizziamo il suo ruolo, la funzione che in quel momento compie. Questo in gergo psicologico si chiama “invidia” ma sarebbe troppo prenderne coscienza, noi così perfetti e sicuri. Oppure molto spesso pensiamo che siamo solo noi che ci “facciamo un mazzo” nella vita e vorremmo tutta la considerazione da parte degli altri.
Certe volte penso che basterebbe solo riuscire a sostenere, aiutare, valorizzare il lavoro di coloro che ci stanno vicini o di coloro a cui facciamo riferimento nella Chiesa o in Politica o in qualsiasi altro ambiente per andare tutto di gran lunga meglio.
Questo per me vuol dire per esempio sostenere Chicca nel diventare omeopata, essere solidale con le Suore Francescane nella loro esperienza di accoglienza, essere vicino alla fatica quotidiana di Carlo in Parrocchia o di Roberto alla Regione. Penso che dovremmo amare di più la Politica e chi la fa, aderire e scommetterci anche se la nostra vocazione è un’altra, ma dobbiamo avere fiducia, dobbiamo investire, dobbiamo stare vicini a chi si espone.
Ma vuol dire anche stare accanto ai compagni che continuano a credere e a lavorare nella cooperazione sociale, oppure esserci con i familiari dei pazienti che seguo e che non si rassegnano e lottano per i loro figli, o ancora fare sentire la propria vicinanza a chi dedica tanta energia al lavoro interiore o alla guarigione psichica, o ancora fare sentire il nostro calore ai fratelli e soprattutto alle sorelle che dedicano tanto tempo e passione al Commercio Equo e Solidale, o ancora sentire dentro la meravigliosa ma difficile esperienza dell’affidamento familiare, o guardare con fiducia all’impegno dei giovani new global, o percepire la bellezza del lavoro di Libera o delle Associazioni che lottano per i diritti dei disabili e dei minori, o infine sentire l’Amore che emanano le Suore di clausura e così via.
Questo è il Movimento di cui mi sento parte, questo è il lavoro di rete che vissuto, ricordato nel lavoro interiore di ognuno, tenuto presente nelle nostre preghiere, diventa una forza esplosiva che potrebbe veramente fare muovere le montagne.
5) Boicottiamo Babbo Natale.
Voglio concludere con una provocazione. Tra le e-mail che mi sono arrivate a Natale ce ne è una che fa vedere la Befana che mette fuori uso Babbo Natale con un bel colpo di carabina. Ho pensato che non sarebbe una cattiva idea riprendere la tradizione di un regalo per i nostri bimbi da fare per la Befana boicottando Babbo Natale che, se ci pensiamo bene, è entrato da non più di 20 anni nelle nostre tradizioni. Non sarebbe meglio se il Natale restasse solo la festa religiosa che è? Non sarebbe meglio che i regali fossero solo per i bambini e solo per la Befana che può mettere il carbone o le leccornie?
Riflessioni e percorsi di Guarigione personale e collettiva per cambiare il verso della Storia.
Vi abbraccio con affetto
Tati
Siracusa 6-1-03 Epifania di Nostro Signore