Sofia e Santina hanno sottolineato bene i concetti di lavoro interiore e di consapevolezza che stanno alla base della giusta azione che viene dal cuore.
Questo lavoro paziente e costante ci porta ad armonizzare il nostro mondo interiore e a conoscere sempre di più come nel quotidiano lo viviamo.
Da qui la scelta consapevole, autentica ( vedi ultimo libro di Vito Mancuso ) e naturalmente coerente delle posture del corpo, delle espressioni del viso ( il cosiddetto linguaggio non verbale che ha tanta importanza nelle relazioni ), del modo di parlare o di stare in silenzio, dei contenuti delle parole, della gestione del tempo, dei beni ( scegliere di fare degli acquisti o meno, gestire le nostre proprietà come amministratori e non come possessori sperimentando ove possibile la condivisione, sono cose su cui dovremmo posare la nostra attenzione in maniera maggiore), della natura, delle cose, delle relazioni ( siamo sempre in credito e mai in debito per caso? ), dei nostri talenti, del progetto di vita, del coraggio o meno a compiere azioni scomode, fonte di insicurezza e rischio ( per es. la denunzia e soprattutto la ricerca di trasformazione di situazioni scellerate a lavoro o nella società, vedi la problematica dell’immigrazione e la sua gestione ).
Detto ciò pensiamo che la Bibbia ci indica degli atteggiamenti profondi che debbono caratterizzare la giusta azione.

Capacità di ascolto della sofferenza senza identificazione in essa.

 Riuscire ad ascoltare vigilanti la sofferenza degli altri lasciandosi provocare, è la prima esperienza essenziale per prepararsi alla giusta azione.
Il brano che abbiamo scelto è quello di Esodo 3,7-12 nel quale si vede che Dio ascolta la sofferenza del popolo di Israele e fa un’azione, manda Mosè, il liberatore dalla schiavitù. Questo atteggiamento viene ripreso da Origene che per descrivere l’incarnazione usa una espressione molto bella: patì e discese. Questo vuol dire che Dio prova compassione, nel senso di sentire comune e di condivisione, ma non si identifica, perché Dio è immanente e trascendente nello stesso tempo come ci ricorda Meister Eckart ( visione binoculare), ma fa un’azione, discende e si incarna donandoci l’evidenza dell’unità e dell’unicità. Allo stesso modo noi quando ci sentiamo pronti ad ascoltare la sofferenza che proviene dal mondo, non ci dobbiamo identificare in essa, perché ciò porterebbe solo alla paralisi ( tamas ) o alla rabbia ( rajas ) fino alla cieca violenza, ma dobbiamo da essa farci trasformare per agire. Quante volte abbiamo pensato e realizzato davanti a tutti gli scempi che vediamo, per es. in città, che è inutile impegnarsi perché è stato sempre così e così sarà sempre, che oggi hanno fatto i cassoni alla Marina e domani magari un attracco turistico dentro la Fontana Aretusa e che non c’è possibilità di cambiamento, quindi è meglio pensare, egoisticamente, al nostro orticello? Oppure al contrario la rabbia che viene al punto che andremmo al Municipio per metterlo sotto sopra?
Quindi ascolto, compassione, azione non identificata, assertiva ed equanime. Per fare ciò tanta fede, esercizio ed umiltà.

Dissetarsi all’unica sorgente e diventare a nostra volta sorgente viva di Amore.

 Il brano che abbiamo scelto è quello di Giovanni 4,5-15.
In questo brano Gesù, incontrando la samaritana presso il pozzo di Giacobbe, non solo le fa l’annuncio evangelico che lei racconterà, ma le propone e ci propone di diventare noi stessi sorgente di acqua viva, eterna. Noi possiamo diventare come Gesù che è solo il figlio primogenito.

Amare in maniera gratuita anche i nemici mettendo al primo posto i bisogni dell’uomo e non le norme religiose.

 Il brano che abbiamo scelto è quello del Buon Samaritano, Luca 10,29-37.
In questa parabola Gesù racconta che il giudeo percosso e rapinato dai briganti nella strada che da Gerusalemme porta a Gerico, non viene soccorso né dal sacerdote, né dal levita che, tornando purificati da una settimana di esercizi spirituali nel tempio, non si potevano contaminare toccando il corpo pieno di sangue del povero giudeo. In questo modo essi hanno anteposto l’obbedienza ai precetti, all’obbedienza alla vita, al bene e all’uomo. Il giudeo viene invece soccorso da un samaritano, eterno nemico dei giudei, che prova compassione, sentimento che l’evangelista usa solo quando parla di Dio, e fa un gesto di amore gratuito esemplare. Gesù ci propone di avere comportamenti prettamente divini e capovolge il modo di concepire la religione mettendo senza tentennamenti al primo posto l’amore verso i nemici e l’amore gratuito.

La giusta azione non è un’azione sporadica, ma è un progetto di vita.

 Il brano che abbiamo scelto è la parabola dei talenti, Matteo 25,14-30.
Questa parabola ci aiuta invece a comprendere il valore che da Gesù alla progettazione, alla capacità di mettersi in gioco ed all’importanza che ognuno di noi metta a frutto le capacità che gli sono state donate. Quindi dal gesto meraviglioso ed estemporaneo del samaritano, si passa alla capacità di mettersi a disposizione del mondo con un progetto, non nascondendosi dietro comode sicurezze che ci proteggono dalle nostre paure. In poche parole dobbiamo entrare nella storia come ha fatto Gesù, laddove la storia è più complessa e spesso inspiegabile. Penso per esempio al volontariato internazionale, alla politica, a forme di reale condivisione con i diversi ed i reietti dalla società.

Amore è donazione completa di sé.

 Il brano che abbiamo scelto è L’obolo della vedova, Luca 21,1-4.
In questo racconto Gesù sottolinea l’importanza del sapere andare oltre il dono del superfluo e che la vera ricchezza è il sapersi spogliare anche dell’essenziale pur di raggiungere la pienezza della vita. Quando riusciamo a vivere esperienze di questo tipo, gustiamo veramente il senso dell’eternità e comprendiamo il “paradosso cristiano”: perdere se stessi per guadagnare veramente tutto e non avere bisogno di nulla, perché Dio c’è, Dio è con noi, Dio è in noi, perché durante il cammino possiamo svelare pienamente la natura umana-divina che ci costituisce.

Ne viene fuori un messaggio sconvolgente, veramente da Dio, che mette sotto sopra le nostre vite e che dobbiamo cercare di vivere con il coraggio dovuto, ma anche con la pazienza necessaria, accettandoci nella posizione coscienziale che viviamo e con la certezza della misericordia di Dio che Gesù ha con forza annunciato, per non scoraggiarci davanti ad un percorso apparentemente difficile e forse impossibile, ma che apre i veri orizzonti di una vita che vuole svelare sempre più la natura umana-divina che è in noi e che siamo noi.
(Tutto ciò porta felicità e guarigione? Domanda troppo intrigante su cui continueremo a meditare e a pregare e chissà se ciò diventerà materia di nuove e stimolanti conversazioni. Questo potrebbe essere omesso.)

Siracusa 23-05-2010 Tati