La Psicoterapia Transpersonale è entrata nella mia vita nel 2000 quando ho incontrato il cammino meditativo e laura Boggio Gilot.

La mia formazione fino ad allora era stata di tipo sistemico relazionale e psicodinamica all’interno di un gruppo di psicodramma.

La Psicoterapia Transpersonale ha rappresentato il completamento della mia formazione perché ho unificato la mia vita di Fede con il cammino di crescita e sviluppo psicologico e perché così ho potuto offrire ai miei pazienti un percorso che comprendeva anche come dimensione fondamentale quella spirituale.

Le psicoterapie in genere lavorano rinforzando l’IO e permettendo all’individuo di trovare una posizione stabile nella vita, cioè l’IO adattato che si realizza quando nella vita c’è una certa armonia tra Genitore, Bambino e Mediatore secondo la visione della struttura tripartita della psicanalisi. Il soggetto sviluppa fiducia, sicurezza, adattamento alla realtà nei ruoli sociali, autostima. In questa fase però, prevalendo il bisogno di accettazione da parte della società, si crea un’ombra a causa della rimozione di bisogni non esprimibili ed una conseguente maschera.

Ma le psicoterapie si spingono anche oltre e possono far sì che il soggetto raggiunga la fase dell’IO centauro nella quale la persona supera la fase dei condizionamenti convenzionali, è in grado di fare scelte di vita autonoma e supera la necessità di essere accettato.

Ma nessuna psicoterapia, almeno esplicitamente, lavora sulla dimensione spirituale dell’individuo, dimensione spirituale che completa la personalità di ognuno di noi al di là della dimensione fisica e psichica di cui è parte inscindibile. Con la dimensione spirituale il soggetto raggiunge gradualmente livelli sempre maggiori di autenticità ed integrità ed acquisisce anche una responsabilità verso la vita che diventa dono e gratuità.

Ogni cultura ha sviluppato una dimensione spirituale e religiosa perché ogni uomo intuisce che c’è qualcosa che va oltre la vita materiale e la vita psichica.

E’ quella che Huxley chiama filosofia perenne che, pur nella differenza di tradizioni filosofiche e religiose, converge verso la ricerca dell’Assoluto, del Sé, di Dio.

Ma anche dal punto di vista laico ci sono dei valori che ispirano uomini saggi e buoni e che, consapevolmente o inconsapevolmente, seguono un cammino spirituale.

La Meditazione permette di sviluppare questa ricerca e diventa strumento essenziale

  • per coloro che, pur non avendo bisogno di una psicoterapia, si incamminano verso una ricerca interiore volta a raggiungere sia un benessere mentale maggiore, sia a sviluppare la propria dimensione spirituale;
  • per coloro che, dopo una prima fase della psicoterapia che può essere più o meno lunga a seconda delle problematiche che si presentano, possono completare e sviluppare il proprio cammino proprio utilizzando la Meditazione.

Non per tutti la Meditazione è consigliabile perché necessita della presenza di un IO abbastanza strutturato che, seppure ancora alle prese con i meccanismi psichici di difesa, che preferisco chiamare meccanismi organizzatori della nostra psiche, quali la rimozione, la razionalizzazione e la proiezione, ha superato o, comunque, sostanzialmente superato meccanismi più complessi quali la scissione e la identificazione proiettiva propri dello sviluppo pre-egoico.

La meditazione, comunque, per entrambi i gruppi, diventa nel tempo uno stile di vita perché il cammino spirituale dura quanto dura una vita e forse anche dopo.

Da sei anni conduco un gruppo di Meditazione che definisco di tipo psicologico-spirituale e mi rifaccio, come già detto, al pensiero di laura Boggio Gilot, Presidente della associazione Italiana di Psicologia transpersonale .

Il gruppo accoglie sia persone che hanno fatto o stanno facendo un percorso psicoterapico o persone che sentono l’esigenza di andare al di là di un adattamento sociale che sfocia in alcuni casi nella cosiddetta psicopatologia della normalità.

“Secondo Maslow che ha coniato questo termine, la psicopatologia della normalità indica la povertà della condizione media degli individui che si lasciano vivere identificati con l’esistenza materiale e le sue mete effimere, privi di vero senso della vita e di attiva creatività e solidarietà, senza visione trascendente ed autentici valori” (tratto da laura Boggio Gilot Curare mente e cuore pag. 188)

Il lavoro centrale della Meditazione si basa:

  1. sul riconoscimento della dimensione spirituale parte essenziale del nostro essere e quindi la coltivazione delle qualità del Sé: Armonia, Amore e Saggezza;
  2. sulla ricerca delle nostre identificazioni nell’IO e quindi di come ci lasciamo condizionare nelle nostre scelte e nei nostri vissuti dalla nostra vita istintuale ed emotiva, praticamente sulla consapevolezza del nostro narcisismo.

La Meditazione si svolge nella pratica rituale, settimanale nel gruppo e quotidiana individualmente, la cui durata non è standardizzata ma risponde alle esigenze ed alle caratteristiche di ogni persona ed anche al periodo che sta attraversando e nella Meditazione nella vita quotidiana quando ognuno di noi vede e verifica se nella realtà si lascia guidare nelle proprie azioni dalla Coscienza oppure dall’IO.

Studi scientifici hanno dimostrato effetti benefici della meditazione sia a livello psichico che somatico. Alcuni di questi effetti sono: diminuzione della pressione sanguigna, aumento della risposta immunitaria, aumento del rilascio di beta-endorfine, aumento dei livelli di melatonina, migliore risposta allo stress, aumento della stabilità emotiva, aumento della funzionalità cognitiva.

Gli effetti benefici sono anche sul comportamento delle persone che praticano e come dice il Dalai lama: “Se ad ogni bambino insegnassimo a meditare, elimineremmo la violenza dal mondo nel giro di una generazione”. Non approfondisco i risvolti sociali e politici di questa affermazione, ma intuitivamente si possono comprendere.

  1. Riconoscimento della dimensione spirituale: dicevo prima della coltivazione delle qualità del Sé che è uno dei due compiti principali del meditante sia nella pratica che nella vita quotidiana.

Nella pratica le qualtià del Sé, Armonia, Amore e Saggezza, vengono visualizzate ed evocate. Questa è la parte della meditazione che si chiama creativa  perché utilizza gli effetti benefici del simbolo che trasforma in meglio il nostro stato coscienziale.

Queste 3 qualità fondamentali sono state rappresentate da Raphael in un triangolo dove sono indicate le qualità che caratterizzano in maniera specifica ogni singola qualità:

Armonia: ritmo, ordine, compostezza, gentilezza, empatia

Amore: accettazione, compassione, comprensione, perdono, generosità

Saggezza: umiltà, discriminazione, distacco, stabilità mentale, pazienza

Per il meditante è fondamentale la coltivazione di queste qualità perché la loro evocazione e interiorizzazione nella pratica e la capacità di verificare la loro realizzazione nel quotidiano con l’affinamento della capacità di auto osservazione,  permette di sviluppare gradualmente un modo di essere sempre più luminoso, quindi autentico ed integro.

Tra l’altro questo aiuta a lavorare con i nostri limiti non fronteggiandoli direttamente, cosa che rinforza alcune caratteristiche negative della nostra personalità, ma a coltivare il positivo che gradualmente ci aiuterà a superarli.

  1. Veniamo così al secondo aspetto fondamentale della Meditazione che è la Consapevolezza del nostro narcisismo.

Il meditante cerca di vedere le proprie identificazioni nell’IO e quindi la propria ombra non con ossessiva preoccupazione, ma con accettazione amorevole, come diremo meglio in seguito, perché solo così potrà vederla, prenderne consapevolezza, accettarla, elaborarla ed infine eventualmente superarla. Questo processo ci aiuterà anche ad accettare i limiti degli altri, fatto di estrema importanza per evitare l’insorgenza dei conflitti.

Man mano che l’ombra viene illuminata si aprono spazi di consapevolezza, di conoscenza e di purificazione, questo processo permette di prendere sempre più coscienza del Sé, dell’Assoluto, di Dio.

Serena ricerca, Umile atteggiamento (Merton)

Questo lavoro viene svolto con la coscienza osservante che è una tecnica che permette ad ogni meditante di porsi in una posizione coscienziale tale da permettergli di vedere

  • La identificazione nei propri contenuti mentali
  • Come la mente vede questi contenuti
  • La propria immagine ideale
  • Il riconoscimento delle sub personalità: Genitore, Bambino, Mediatore
  • I propri meccanismi di difesa
  • La identificazione nei propri contenuti mentali: è molto importante vedere le nostre identificazioni nell’IO, quindi negli istinti, nelle emozioni, nei sentimenti e nei pensieri.

Poi osservare (2)come la mente vede questi contenuti, perché da atteggiamenti risentiti, rifiutanti, ostili che derivano da un forte desiderio auto affermativo che può essere anche di tipo spirituale (guna rajas) o al contrario da atteggiamenti passivi, pigri e inerti che derivano da una paura della sofferenza, della morte e della vita stessa (guna tamas), vengono fuori solo sensi di colpa e ulteriori conflitti, mentre da un atteggiamento di accoglienza amorevole e di accettazione (guna satva), che non dovrebbe essere accondiscendenza e giustificazionismo, viene fuori la possibilità di lavorarci gradualmente.

Il confronto che il meditante deve fare è con la propria (3)immagine ideale che si è creata durante lo sviluppo della personalità a causa del dolore provocato o dalla mancanza di adeguata gratificazione e attenzione da parte dei genitori e/o dalle eccessive pretese dei genitori e/o da un eccesso di protezione da parte dei genitori. Poi comunque entrano in gioco anche fattori sociali ed ambientali ( maestro, parroco, ambiente dove si vive, compagni che si incontrano etc.) e questi fattori contribuiscono positivamente o negativamente sulla immagine ideale.

Ora, al di là del fatto che i genitori possono essere stati più o meno capaci di rispondere ai bisogni fondamentali del bambino (accudimento, ascolto, presenza, rispecchiamento, autorevolezza, equilibrio tra limiti e libertà, autonomia e dipendenza in riferimento all’età ed alle caratteristiche del bambino/adolescente), bambino che manifesta comunque un bisogno onnipotente, la sua reazione è quella di crearsi una immagine ideale capace di stimolare il loro “amore incondizionato e perfetto”.

Se la genitorialità che ha incontrato il bambino è carente nella capacità di rispondere ai bisogni fondamentali su richiamati ed in particolare dimostra alte pretese di risultati e/o scarsa presenza e/o eccesso di protezione e/o insignificanza, il bambino/adolescente per conquistare il consenso o all’opposto per attirare su di sé l’attenzione interiorizza

  1. o un SuperIo autoritario e tiranno che pretenderà perfezione, successo e dovere: immagine ideale;
  2. o un SuperIo inconsistente che lo porterà ad avere comportamenti trasgressivi e ribelli: immagine ideale.

L’inevitabile fallimento dell’immagine ideale porterà a dei vissuti caratterizzati da una diminuzione dell’autostima, da un sentimento di colpa, da paura, vergogna e risentimento.

Ma nello stesso tempo il non riuscire a liberarsi da questa immagine ideale, a cui si può restare legati in maniera pervicace anche in età adulta, porterà

  1. nel caso della interiorizzazione di un SuperIo autoritario ad atteggiamenti come pigrizia, passività, indifferenza, anestesia delle emozioni, dipendenza, paura ed inierzia (svalutazione narcisistica): potenziamento degli istinti di autoconservazione e gregge;
  2. nel caso della interiorizzazione di un SuperIo inconsistente ad atteggiamenti di orgoglio, avidità, volontà di potenza, idee di grandezza, esasperata ambizione, vanità (inflazione narcisistica): potenziamento degli istinti di autoaffermazione, sessuale e di ricerca.

Ovviamente questo è molto scolastico e descrittivo, poi nella realtà tutto è molto più intrecciato ed ogni situazione va vista individualmente.

A questo punto possiamo lavorare sul (4)riconoscimento delle sub personalità della struttura tripartita: Genitore (SuperIo autoritario e/o inconsistente), Bambino (osservazione in particolare della forza e della intensità degli istinti e delle emozioni), Mediatore ( capacità di trovare un equilibrio tra le diverse istanze).

“L’insegnamento mira allo sviluppo di un Mediatore sano che riorganizzi la struttura narcisistica armonizzando le relazioni disfunzionali Genitore-Bambino e sviluppando qualità di consapevolezza e di pace…Il Mediatore sano opera la sintesi degli opposti sviluppando centralità e calma mentale” (Il cammino della conoscenza del Sé all’AIPT). Gli opposti sono: dovere-piacere, aspirazioni-limiti, attività-passività, orgoglio-vuoto di dignità, superiorità-inferiorità, iperseverità-iperindulgenza. Riconosciamo in questi opposti la svalutazione e l’inflazione narcisistica e quindi capiamo l’importanza di raggiungere una posizione di Mediatore sano.

Infine, una volta che abbiamo osservato le identificazioni nei nostri contenuti mentali, una volta che abbiamo osservato i guna con i quali li osserviamo, una volta che abbiamo individuato la nostra immagine ideale e le nostre aree narcisistiche, una volta che abbiamo lavorato sullo stato della nostra struttura tripartita e sul Mediatore sano, possiamo individuare come funzionano in noi (5)i tre meccanismi di difesa o organizzatori della mente più comuni: la rimozione, la razionalizzazione, la proiezione.

Ovviamente tutto questo non si svolge solo nella pratica della Meditazione rituale, ma trova riscontro in momenti di riflessione e studio individuale, in momenti di confronto nel sanga o con fratelli maggiori o con guide spirituali, ma anche infine nello svolgimento della psicoterapia.

A questo punto il meditante entra nella dimensione del Silenzio, attento e recettivo, che permette di interiorizzare la consapevolezza e la stabilità mentale vissuta durante la meditazione e di risvegliare l’intuizione supercosciente attraverso la quale possono essere percepiti in noi e al di là di noi gli archetipi del Vero, del Bello e del Bene, cioè le caratteristiche fondamentali del Sé, dell’Assoluto, di Dio.

Si può cioè vivere, anche se per brevi momenti, l’esperienza della non dualità con l’essenza universale della vita che chiamo Spirito d’Amore e che irradia tutto il nostro Essere.

Se il cammino procede gradualmente, con umiltà e semplicità ma con il coraggio di vedere i propri limiti, con il desiderio di prenderne consapevolezza, con la capacità di accettarli ed elaborarli, vedremo come le nostre caratteristiche psicologiche limitanti la piena espressività della nostra umanità e quindi della nostra divinità gradualmente perderanno di energia e di potenza perché sta andando avanti l’opera di purificazione che permette che la luce divina penetri sempre più nel nostro Essere e possa emergere la nostra vera natura ed essenza che è lo Spirito di Amore da cui tutto proviene, in cui tutto è e nel quale tutto ritorna da sempre e per sempre.