La follia del terzo millennio tra assenza di radicamento e globalizzazione.

Siracusa 13 ottobre 2011 Istituto Gestalt HCC

                      La follia di chi: come e perché

Da 30 anni rifletto sulla mia follia, sulla follia delle persone che frequento, sia i cosiddetti normali che i cosiddetti pazienti, sulla follia del mondo.

Quando ho scelto di fare lo psichiatra ho scelto di fare lo psichiatra di comunità per cui sono stato sempre consapevole di come i processi sociali incidano sulla salute mentale così come il contrario.

Ma il problema è capire come un fatto sociale riesca ad incidere sulla psiche di un individuo e come, certe volte, la trasformazione psichica incida sulle strutture biologiche del sistema nervoso. Oggi ci soffermeremo su come alcuni fenomeni sociali incidono negativamente sulla psiche e non indagheremo il problema delle neuroscienze che studiano la possibilità che eventi psichici incidano sulle strutture biologiche cioè il concetto di vulnerabilità e di epigenetica.

Allora penso che così come è vero che non ci può essere capacità di amare, cioè di fare del bene e di fare bene in famiglia, nel lavoro, nella società in genere, se non c’è un soddisfacente livello di salute mentale, è anche vero, e questo è il tema di oggi, che non ci può essere salute mentale senza la possibilità di sentirsi inseriti in un ambiente sufficientemente sicuro, chiaro e nutritivo, cioè capace di esprimere amore.

Nella storia dell’uomo dopo l’immagine del “paradiso terrestre” è arrivata la “giungla”, ma oggi nel terzo millennio c’è maggiore o minore giungla? La società si sta allontanando sempre di più dagli archetipi del Bene, del Vero e del Bello che potrebbero e dovrebbero guidare l’umanità in una ricerca laica ma sicuramente spirituale di cui tanto c’è bisogno?

Sono domande a cui non riesco a dare una risposta certa, ma quello che so è che l’uomo potrebbe fare di meglio e riscoprire la sua piena e vera identità. Penso che noi terapeuti dovremmo essere guidati da questa convinzione.

Ma andiamo per ordine.

Se dovessimo definire un criterio per spiegare la follia io sceglierei la “sofferenza psichica” sia quella che sentiamo dentro di noi, sia quella che procuriamo attorno a noi. La causa maggiore di questa sofferenza è la incapacità di portare avanti un personale processo di individuazione e differenziazione capace di strutturare una personalità sicura di sé, in grado di nutrirsi di quello che la vita gli offre, consapevole della sua relazionalità e della felicità raggiungibile solo se in forma comunitaria.

Entrambe queste forme di sofferenza, introvertita ed estrovertita, appaiono in espansione con effetti molto negativi per l’umanità. Mi soffermerò a fare qualche osservazione sul mondo occidentale, sul nostro mondo e sul riverbero che da questo emana verso il resto dell’umanità, a causa della grande potenza che il mondo occidentale ha saputo esprimere negli ultimi secoli in tutti i campi. Lo strapotere del mondo occidentale appariva invincibile dopo la caduta del comunismo reale ma  oggi appare molto debole dato che le regole che lo hanno permesso rischiano di fagocitare lo stesso sistema che le ha create.

I dati oggettivi che abbiamo a disposizione per dire che la sofferenza psichica è in aumento sono i suicidi, soprattutto negli adolescenti, il consumo degli psicofarmaci, l’aumento progressivo delle richieste di aiuto psicologico, l’aumento dell’uso di sostanze stupefacenti spesso a scopo di auto-terapia, l’aumento della violenza in genere dal bullismo, agli ultrà degli stadi di calcio, alle periferie urbane, ai black bloc, l’aumento delle perversioni sessuali, soprattutto la Pedofilia, e di tecniche di soddisfacimento del piacere sessuale di tipo sado-maso, vedi per es. lo shibari-bontage, una evidenza sempre maggiore di psicopatologia della normalità ( inflazione narcisistica e/o svalutazione narcisistica), di depressione nevrotica ( pazienti con senso di vuoto, senso di irrealtà, inadeguatezza,assenza di significati, incapacità ad assumersi responsabilità affettive e mancanza di stabilità emotiva, noia, difficoltà nel definire se stessi ) e infine di depressione borderline con tratti psicotici che la psichiatria tradizionale classifica come stati misti bipolari.

Se sono in aumento queste situazioni psicopatologiche si vede che è anche cambiata la modalità con la quale si esprime il disagio. Non a caso al Centro Diurno del Dipartimento di salute Mentale dove lavoro c’è una grande presenza di soggetti con disturbi borderline di cui, alcuni di loro, con doppia diagnosi.

Tutto questo accade in una realtà dove sono avvenuti alcuni fenomeni significativi negli ultimi 60 anni, fenomeni che hanno visto un’accelerazione nell’ultimo ventennio dalla caduta del muro di Berlino in poi. Stiamo assistendo all’epilogo dell’homo economicus che si accompagna ad una grave crisi valoriale, sociale e psichica, che Bauman ha riassunto magistralmente con la descrizione della società liquida caratterizzata dalla mancanza di radicamento.

Vediamo allora quali sono questi fenomeni:

1)    L’importanza sempre maggiore data ai beni materiali non più intesi come giusto soddisfacimento dei bisogni primari, ma come ricerca, spesso fine a se stessa, di un accumulo di oggetti effimeri che gli adulti inculcano fin dalla più tenera età. Valga come esempio per tutto l’orgia dei regali natalizi che avviene nelle nostre case in una gara demenziale a chi fa i regali più costosi e più inutili ai bambini. E badate bene, il danno di questa manifestazione non è solo l’inculcare ai bambini che lo stare bene equivale ad avere più cose possibili e cose più costose possibili, ma perversamente abbiamo tolto significato alla festa più rappresentativa dell’impotenza e della povertà di un dio che in prima persona ci indica i valori che possono portare a capire la vita ed a viverla felicemente. Ne viene fuori una esasperazione degli istinti di autoconservazione ed autoaffermazione che stimolano in maniera parossistica l’individualismo a livello personale e collettivo con i risvolti sociali e politici che sono sotto gli occhi di tutti noi.

2)    La finanziarizzazione dell’economia ed il discredito sempre maggiore del mondo delle banche: nel 2007 per ogni euro prodotto dal lavoro e dal commercio, economia reale, erano in circolazione 4 euro di debiti, crediti e scommesse finanziarie, economia virtuale. Risultato insicurezza, diffidenza, individualismo.

3)    Il benessere misurato con il PIL ( prodotto interno lordo ) che gioca su due grandi inganni:

-il primo è che il benessere di una persona è proporzionale ai consumi per cui se aumenta il traffico nella tangenziale di una grande città è segno di benessere perché aumenta il commercio e tutta l’economia senza considerare che l’aumento del traffico porta ad una emissione di sostanze tossiche nell’ambiente e a più malattie ( ma anche questa dovrebbe essere una buona notizia perché l’aumento delle malattie fa aumentare il PIL ), a maggiori incidenti e a sofferenze indicibili, ad uno stress da traffico incalcolabile;

-il secondo è che ci hanno fatto credere che le risorse naturali sono illimitate e che in questo pianeta possiamo vivere tutti come un occidentale medio, cosa non vera.

Questi inganni sono confusivi.

La verità è che il benessere di una popolazione si dovrebbe basare su parametri sociali e psicologici e quindi indirizzare le risorse sempre più scarse che abbiamo a disposizione in questa direzione.

4)    La TV passivizzante che offre o i miti contemporanei dei reality show o le liti inconcludenti dei talk show che servono non a chiarire i problemi ma solo a fare audience. TV condizionante certi comportamenti: violenza e sesso a tutti gli orari e quindi per tutte le menti, dal bambino al ragazzo. Risultato: maggiore dipendenza, minori capacità critiche, indottrinamento, massificazione spesso qualunquistica (istinto di gregge) e condizionamento comportamentale.

5)    Il Computer che da una parte ha allargato la possibilità e la libertà delle conoscenze, ma che dall’altro ha creato un falso spazio comunicativo che ha alterato il reale spazio della relazione. Da qui l’espansione di realtà virtuali che non aiutano alla definizione di se stessi, degli altri, della realtà.

6)    Il successo è legato sempre più marginalmente alle competenze in un dato settore della vita cosa che comporterebbe automaticamente una ricaduta positiva nel sociale dell’istinto di autoaffermazione, ma il successo è legato soprattutto alla furbizia con la quale si riescono a raggiungere delle postazioni di favore, di potere e di ricchezza. E questo succede dal più periferico posto di lavoro nel pubblico dove si fa a gara per non lavorare e per farsi gli interessi personali possibilmente con la protezione di qualche potente di turno, ahimè anche sindacalista, alla corsa ai posti della politica per crearti una clientela di succubi essendo a sua volta tu succube di qualcun altro, al paradosso di avere delegato quasi continuativamente per 17 anni il massimo potere nel nostro paese ad un uomo che fino ad allora aveva fatto i suoi interessi e che imperterrito li ha continuati a fare sotto gli occhi sempre più ipnotizzati, questa sì che è follia, degli italiani. Di questo ovviamente non sono responsabili solo chi lo ha acclamato e lo acclama, ma anche gli altri che l’avremmo dovuto contrastare. Quindi gli inganni, i sotterfugi e l’illegalità come valori sociali condivisi e quindi non c’è da sorprendersi se la patologia borderline sia alimentata da tali aspetti dato che la manipolazione, il sopruso, l’abuso e la mistificazione sono spesso ritrovati nelle storie di soggetti affetti da tale patologia sia come anamnesi che come storia clinica.

7)    Le separazioni: mi ha sempre colpito la facilità con la quale gruppi e coppie si separano. Ricordo con sgomentola Comunità Capi Scout di cui facevo parte 30 anni fa che con indicibile “sofferenza” si è separata in tre o più tronconi per la incapacità di trovare un linguaggio ed una lettura comune di quello che stava accadendo, per cui il problema non fu tanto quello di separarsi, una buona separazione può essere indice di individuazione e di differenziazione e quindi di crescita, ma quello di separarsi sicuri che gli altri fossero dei presuntuosi, conservatori o progressisti a seconda dei punti di vista, ma comunque incapaci di ascoltare e capire le cose belle, buone e giuste che dicevano gli altri.

Si può dire non sono d’accordo con le tue idee, con il tuo modo di essere e di fare rispettandoti come persona? Lo si può dire nella coppia, nei gruppi, in politica? Penso di si. Il problema allora diventa che le separazioni conflittuali sono indice della mancanza di sicurezza e della paura della diversità che derivano dalla scarsa consapevolezza e conoscenza di noi stessi e che portano ad una esasperazione degli istinti di autoconservazione e di autoaffermazione e quindi sofferenza psichica.

8)    L’instabilità e la precarietà del lavoro è un elemento inquietante perché crea una difficoltà nella infuturazione e nella progettualità sia perché ciò è insito in questo tipo di modalità in sé, sia perché spesso i motivi della interruzione dipendono dallo arbitrio di altre persone che difendono i propri interessi a scapito di quelli del lavoratore. Anche qui sofferenza, dipendenza, bassa autostima.

9)    La mancanza di impalcature ideologiche di contenimento che creavano prospettive di società più giuste, le religioni che da una parte stimolano meccanismi proiettivi e deresponsabilizzanti e dall’altra si dimostrano incapaci del dialogo necessario a costruire un percorso comune di spiritualità volta al Bene, al Vero ed al Bello ed infine la famiglia che ogni giorno di più si sgretola e che è l’immagine della precarietà, hanno lasciato gli individui più soli e deboli.

Tutti questi elementi portano una difficoltà nella costruzione della identità perché questa si costituisce grazie ad un dialogo intenso e proficuo tra l’individuo, gli altri ed il mondo, ma se tutto ciò che è altro da noi è così insicuro, cangiante e indefinibile è chiaro che prevalgono l’insicurezza ed una povertà dei processi di interiorizzazione e si preferisce una soddisfazione rapida di bisogni effimeri piuttosto che una scoperta progressiva dei valori guida ed eterni della vita.

Tutto ciò ha creato sempre più individui centrati sull’Io e non invece sul Sé, Sé che affonda le sue radici, come dice Jung, sul soprannaturale e sul traspersonale, cioè  individui che non possono vivere realizzati e felici dato che non vivono una ricca dimensione spirituale e relazionale.

A partire da ciò osserviamo la vecchia e sempre attuale struttura tripartita Es-Io-Super Io. In tale contesto l’Es si ritrova sovraccarico di energia, il Super Io debole e in qualche caso quasi assente, l’Io incapace di trovare una sintesi efficace ed equilibrata per cui spesso si lascia trasportare dalle emozioni del momento: legge della attrazione-repulsione.  Da qui anche la difficoltà di portare avanti processi di autonomia e responsabilità, da qui la estremizzazione e la continua oscillazione tra senso di colpa non interiorizzato e meccanismi di difesa proiettivi, da qui la frammentarietà, la istantaneità, l’imprevedibilità, il falso Sé in una linea continua che va dal narcisismo, al disturbo borderline fino alla psicosi.

Allora se la sofferenza psichica si manifesta quando una persona non riesce a strutturare una personalità sufficientemente equilibrata e matura dobbiamo cercare di intervenire sulle cause biologiche, psicologiche e sociali che l’hanno determinata capendo che sono in maniera inestricabile connesse.

La psicoterapia può dare sicuramente un contributo importante in questa direzione ma solo se capisce su quale anello del sistema complesso interviene e se dialoga con il mondo che circonda la stanza dove svolgiamo i nostri incontri.

Se quello che vogliamo è la trasformazione realizzativa di ognuno di noi e se quindi vogliamo contrastare la nostra follia, la follia delle persone che incontriamo pazienti o non ed infine la follia del mondo, penso che dobbiamo darci il compito di percorrere un cammino di consapevolezza che con coraggio ci ponga in contatto con la nostra anima e crei spazi relazionali mentali e reali capaci di mettere al centro della vita la ricerca del Bene, del Vero e del Bello e che abbiano come obiettivi:

–         L’aumento della capacità di interiorizzazione;

–         La scoperta del dono che ci fa accettare e superare la fatica, la sofferenza ed il limite con gioia (il giogo è soave come disse Gesù) e lo sviluppo dei meccanismi di difesa verso le forme più evolutive;

–         La partecipazione a gruppi di crescita ed il saper fare Comunità;

–         La costruzione di una Politica per il Bene Comune e che lavori per una sostenibilità ecologica ed economica.

 

Tati Sgarlata