Svariate volte su questo giornale ho ribadito la
mia idea che fare Politica per ogni cittadino che non vuole solo essere uno
spettatore o un tifoso, poco cambia in questi casi se di una squadra di calcio o
di una idea politica, non è una possibilità ma una naturale esigenza. 


Per tale motivo dopo lo tsumani primaverile e dopo la mia esperienza alla Provincia
Regionale ho pensato….si, anche a me capita qualche volta, ed ho pensato
che:

  1. Non sono per il bipartitismo e che va ricompattato il centro
    sinistra con un nuovo leader che sappia mettere mano alla questione morale e ad
    un programma innovativo che si basi sul lavoro, la sicurezza sociale ed uno
    sviluppo economico che non metta il PIL, che è un parametro da rivedere
    profondamente, al centro degli obiettivi, ma metta al centro la qualità della
    vita delle persone, quindi ambiente, salute, pari opportunità;
  2. Vorrei stare in un partito dove si capisca quale è il programma
    che persegue sui temi dello sviluppo, dell’ambiente, della sicurezza sociale, ma
    anche sui temi eticamente sensibili dove accanto alla laicità dello stato si
    prenda  in considerazione sia la tutela della vita sin dalle sue prime fasi, ma
    anche l’autodeterminazione del soggetto contro ogni forma di accanimento
    terapeutico;
  3. Vorrei che fare politica significasse anche stili di vita
    diversi che partendo dal basso utilizzino tutti i canali esistenti: il consumo
    critico, il commercio equo e solidale, la finanza etica, i gruppi di acquisto
    solidale etc.
  4. Bisogna formare una nuova classe dirigente consapevole che non
    si può fare politica se non si tiene presente lo sviluppo integrale di ogni
    uomo, quindi la sua dimensione corporea, psicologia e spirituale, e  che ogni
    scelta nasconde sempre sentimenti, emozioni, progetti e valori che non
    appartengono solo a noi stessi;
  5. Bisogna ripartire dai bisogni reali, dal lavoro di base e dalla
    partecipazione per coinvolgere soprattutto i giovani, ma non solo, ad
    interessarsi e ad impegnarsi per un mondo dove gradualmente possano prevalere i
    valori del Sé, cioè dell’altruismo e del bene comune, e non i valori dell’Io,
    cioè dell’egoismo e dell’interesse personale.

Proprio sul tema della partecipazione e dei
bisogni reali  ho stilato insieme ad alcuni operatori che lavorano nel settore
della promozione della salute mentale questo Manifesto da cui stanno maturando
alcune iniziative come quella di una lista di discussione che si chiama “I
mattarelli” ( per l’iscrizione mandare una mail a imattarelli-subscribe@yahoogroups.com
o a tatisgarlata@tin.it ) e che intende
essere uno strumento di collegamento per chi non si vuole rassegnare ad una
Psichiatria centrata sull’interesse privato, il medico ed i posti letto nelle
case di cura e nelle comunità riabilitative.Manifesto per una Psichiatria del territorio
A 30 anni dalla promulgazione
della legge 180 di riforma dell’assistenza psichiatrica in Italia assistiamo
come operatori della salute mentale ad una lenta ma inesorabile deriva che sta
trasformando il nostro modo di lavorare che, coerentemente alla legge 833, era
stato reso funzionale e possibile dalla L.R. 215/79 e dal Progetto Obiettivo
Salute Mentale 1998/2000.
Si sta infatti passando da un modello centrato
sull’intervento nel territorio, sul rispetto dei bisogni del paziente e sul
lavoro di equipe, ad un intervento centrato sui posti letto per acuti e cronici,
sul ricovero come momento centrale e sulla figura del medico.
I segnali in
tal senso sono svariati:

  1. Riduzione progressiva del personale senza un turnover di quello
    che va in pensione e pianta organica approvata dalla nostra ASL fortemente
    deficitaria;
  2. Privilegio delle strutture ospedaliere, dei posti letto in
    convenzione per acuti presso case di cura private ed eccedenza di posti letto in
    convenzione con strutture residenziali (Comunità terapeutiche riabilitative);
  3. Abolizione dell’Unità di crisi per l’intervento sull’emergenza
    (che funzionava solo per Siracusa città, ma che è ancora un modello diffuso in
    diversi Dipartimenti siciliani come Caltagirone ed Adrano, oltre che in diversi
    posti d’Italia come la Toscana)  e sostituzione con convalide di TSO  – con
    soppressione quindi del concetto stesso di sola emergenza nel territorio-  da
    parte di medici non specialisti, caos e differenti modalità di trasporto del
    paziente per il ricovero, anche se la sentenza n. 187 del 6-3-2008 del CGA
    definisce senza ombre di dubbio che il Sindaco può chiedere per il trasporto del
    soggetto in TSO l’intervento di personale specializzato ( infermieri
    psichiatrici e/o psichiatri);
  4. Mancanza di raccordo istituzionale e programmato con i medici
    di base, con i vigili urbani, con i medici di guardia medica, con il Sert, con
    la NPI, con la Neurologia,  con gli Enti locali, con il mondo della scuola;
  5. Sospensione brusca da parte del Dipartimento di Salute Mentale
    di tutte le attività di reinserimento, risocializzazione e riabilitazione
    territoriali al di fuori delle strutture sanitarie senza una programmata e
    graduale integrazione con le scarse risorse messe a disposizione dagli enti
    locali e dal volontariato. Inoltre si tende ad una separazione netta di
    competenze tra sanitario e sociale  che non giova certo al paziente;
  6. Gli ambulatori dei CSM con orari di apertura sempre più ridotti
    e con una scarsa propensione al lavoro territoriale, d’altronde l’aggiornamento
    professionale degli operatori è legato solo o a tecniche informatiche o alle
    case farmaceutiche che hanno ben altri obiettivi da raggiungere;
  7. Spazi, personale ed orari al minimo per unità operative
    semiresidenziali come i Centri Diurni;
  8. Prospettive di modifica della legislazione con un progetto di
    legge che propone il TSO redatto da un solo medico anche non specialista, una
    durata di 30 giorni, la possibilità di estenderlo e praticarlo in continuità in
    strutture residenziali.

E’ possibile riuscire a confrontarci, discutere e
protestare, se è il caso, per tutto ciò senza che questo tentativo di
partecipazione sia additato in termini di strumentalizzazione Politica, ma
semplicemente come l’esigenza di alcuni operatori di ritrovarsi periodicamente
per difendere una modalità di lavoro ed il piacere di fare la Psichiatria che
abbiamo sempre amato fare?
E’ per questo che proponiamo agli operatori della
Salute Mentale della provincia di Siracusa di incontrarci per vedere se è il
caso di rimettere in piedi l’Associazione degli operatori della Psichiatria
(Asspo) in stretta collaborazione con i familiari e gli utenti stessi.Dicembre
2008
                                               Tati
Sgarlata