L’Uomo e la Spiritualità: il nutrimento dell’Essere
Spiritualità e professione
Il Miracolo dell’Unità
La nostalgia dell’Unità accompagna la nostra Anima per tutto il percorso della vita.
Unità con Dio interrotta simbolicamente dalla disobbedienza di Adamo e di Eva nel Paradiso Terrestre, Unità ricostituita dalla incarnazione del Cristo, Unità che cerchiamo di vivere nella quotidianità con alterni risultati.
Unità con la madre interrotta al momento della nascita, Unità ricostituita nell’amplesso amoroso quando è vera espressione d’Amore, Unità che viviamo con intensità diversa all’interno di tutte le relazioni significative della nostra vita.
Qui si inserisce il rapporto terapeutico soprattutto in ambito psichiatrico-psicoterapeutico.
Ogni incontro diventa il luogo del vissuto dell’Unità senza che ciò diventi confusione o simbiosi.
Da psichiatra ho la fortuna di incontrare tutti i tipi possibile di persone, dall’anziano al giovane, dal professionista al disoccupato, dalla persona con disturbi esistenziali alla persona con gravi problemi di coesione e percezione dell’Io.
Con tutti debbo cercare:
-di essere centrato, concentrato, di avere presente il mio mondo psichico, i miei stati d’animo negativi e positivi cercando di farli interferire nella maniera minore possibile;
-di ascoltarli nel profondo, nelle sfumature, nelle pieghe della psiche e dell’anima;
-di restituire alla persona un materiale relazionale ed interpretativo semplice, chiaro, essenziale, aperto a varie evoluzioni;
-di fare percepire l’esperienza dell’Unità senza confusione e simbiosi.
Maria ha 35 anni ha un grave disturbo psicotico con una forte depressione e con una grande inconsistenza dell’Io.
Ha iniziato a star male a 20 anni dopo che la sorella aveva cominciato a soffrire di anoressia mentale.
Da allora psicofarmaci, ricoveri, elettroschok a Pisa.
La prima volta che la vedo ha gli occhi sperduti nel vuoto, assume una quantità incredibile di medicine, non ha alcuna speranza nel suo futuro.
Vive con gli anziani genitori un legame ambivalente ma obbligatorio, la sorella anoressica ora sta bene e vive fuori sposata con figli, in città vivono un fratello ed un’altra sorella più grandi, anche loro in buona salute.
Maria si lega, ha un forte transfert nei miei confronti, mi chiama svariate volte tra una seduta e l’altra, se la faccio attendere prima dell’appuntamento comincia a lanciarmi accuse di disinteresse.
Cerco di essere centrato, concentrato, di ascoltarla profondamente, di guardarla e di darle fiducia, di rimandarle pochi e rassicuranti messaggi, di fare proposte che possono darle una speranza nel futuro.
A Maria vengono spesso pensieri cattivi, si identifica in essi e dice di essere cattiva, senza speranza, di dovere morire presto.
Maria va aiutata a capire che queste esperienze, in termini junghiani frutto dei complessi psichici, sono patrimonio di tutti, il problema è non identificarsi in essi, noi siamo soprattutto altro.
Oggi Maria mi guarda, a volte, con occhi maturi e presenti, solo a volte però, ancora.
Penso che Maria abbia percepito finalmente un qualcosa che ha a che vedere con l’Unità senza che ciò diventi confusione e simbiosi come è stato sempre nella sua vita.
Tutto questo dovrebbe avvenire anche quando scriviamo un semplice farmaco ad un anziano signore.
Il problema è riuscire ad entrare nella giusta lunghezza d’onda dei bisogni e delle aspettative della persona che abbiamo di fronte.
Per tentare tutto ciò è indispensabile una conoscenza ed una consapevolezza sempre più profonda di sé stessi, cioè un cammino interiore psichico ed insieme spirituale.
Vivo per realizzare nella mia vita il Miracolo dell’Unità!