Sappiamo da tempo che il problema della Mafia non è tanto l’organizzazione criminale in sé, ma sono gli appoggi culturali, sociali e politici che trova.
Il mafioso sa che può contare su una nebbia di interessi variegati che trovano giovamento dal fare finta che la Mafia non è poi così cattiva, che la Mafia porta lavoro, che la Mafia in effetti non esiste e così via.
Si è discusso molto in questi mesi sull’opportunità o meno che un Politico parli con una persona incriminata o peggio condannata per Mafia, io direi che il problema è da posizionarsi ancora prima, cioè nel fatto che un mafioso cerchi un colloquio con un Politico. Voglio dire che un Politico dovrebbe creare attorno a sé un “cordone sanitario” che dovrebbe scoraggiare i mafiosi dal chiedere un colloquio con lui. Se l’avvicinamento accade è perché sono stati scambiati messaggi ed intese anche non esplicite che hanno permesso tale contatto.
Questo aspetto riapre il problema della questione morale perché quando la vice Presidente della Commissione Nazionale antimafia Angela Napoli di Alleanza Nazionale chiede le dimissioni di Cuffaro per incompatibilità politica tra le sue funzioni e le indagini sul suo conto, fa proprio riferimento a quest’area di contiguità che per Cuffaro è normale e che per le persone per bene di qualsiasi partito è già una sconfitta delle istituzioni perché in qualche modo i rappresentanti istituzionali al più alto livello hanno lasciato lo spazio per questi contatti.
La questione morale è quindi ancora un’emergenza, perché quando arrestano Lo Giudice, non viene arrestato solo un deputato regionale, ma viene arrestata una persona che chiede piaceri a D’Onofrio e a Casini e che è stato Assessore della Giunta Capodicasa. Penso quindi alle perplessità che avevo allora quando era noto che andare a governare la Sicilia alleandosi con questa gente voleva significare anche questi rischi.
La questione morale confina con il grande problema che abbiamo particolarmente in Sicilia della migrazione di una parte della classe politica da destra a sinistra o viceversa a seconda di chi vince le elezioni. Oggi un consigliere provinciale scherzava, ma non troppo, dicendo che avrebbe fatto un partito che si doveva chiamare v.c.c.v., cioè vaiu cu cu vinci. Oppure un altro diceva: siamo un partito che guarda a sinistra ma che non è cieco dall’occhio destro, messaggio dedicato a me per la nota vicenda che ci vede in fibrillazione per la candidatura di Roberto De Benedictis a Sindaco di Siracusa.
L’opportunismo che si evince da tale modo di intendere la Politica, non è molto distante dalla capacità di sottovalutare il fenomeno Mafia e di decidere che è possibile convivere con la Mafia, come dice il Ministro Lunardi, purchè mi faccia governare e mi faccia fare cose che reputo buone: qualche opera pubblica, qualche servizio etc.
È lo stesso atteggiamento che descrive Pippo Fava riguardo i Cavalieri del Lavoro di Catania, che, pur di lavorare, scendevano a patto con i Mafiosi; è lo stesso atteggiamento, con le dovute distinzioni, dei disoccupati palermitani che una volta fecero una manifestazione inneggiando alla Mafia come fonte di sviluppo e lavoro e contro uno Stato incapace di farsi vedere e valere.
Dico allora che la battaglia contro la Mafia si vince anche con un cambiamento culturale e psicologico e non solo etico, perché è essenziale capire che stai soprattutto mentendo a te stesso quando ti permetti di non vedere il male che la Mafia rappresenta pur di raggiungere degli obiettivi personali.
Ed allora può accadere che tutti siamo d’accordo quando dobbiamo combattere la Mafia che fa traffico di stupefacenti o commercio di armi o qualche assassinio particolarmente efferato, ma che siamo distratti quando dobbiamo denunziare la Mafia come cancro dello sviluppo della Sicilia, come strumento di oppressione e di povertà.
Allora abituiamoci a ragionare con i giovani, cerchiamo di alimentare il loro spirito critico, lavoriamo perché si pongano i perché delle cose.
Non è certo un caso che in Sicilia la destra ha vinto in maniera così massiccia nel 2001, non è certo un caso che il voto degli strati popolari è stato massiccio per Berlusconi, non è certo un caso che il ceto medio riflessivo spesso o non vota o vota a sinistra.
Certo il lavoro culturale deve essere accompagnato da segnali concreti e forti di discontinuità da parte della sinistra: metodi di governo, selezione della classe dirigente, formazione, insomma sul come fare politica e su come fare rinascere la passione per la politica.
Giuseppe Fava si contrappose con la forza del ragionamento, della denunzia e dell’intransigenza e la Mafia lo uccise per dire a tutti noi: “o state buoni o vi facciamo fuori”.
Ed è per questo che noi dobbiamo prendere il testimone di Pippo Fava facendo ognuno nel nostro ruolo la nostra parte.
E’ per questo che ho salutato con inquietudine la leggerezza con la quale il Consiglio Provinciale di Siracusa non è riuscito a votare un ordine del giorno di adesione alla giornata della memoria del 22 marzo e non l’ha votato per una ripicca contro di me per ben altre ragioni, ma ha dato un segnale pericoloso di debolezza. Quando abbiamo pubblicizzato la cosa, perché troppo lampante e vergognosa, molti colleghi si sono ribellati fino all’insulto ed alla velata minaccia.
Ma non perdiamoci di coraggio, cerchiamo di mantenerci integri ed armonici e vedremo che riusciremo a modificare qualcosa.