MIO FIGLIO
Mio figlio mi piace vederlo proiettato verso il futuro;
mi piace pensarlo sicuro,protetto,rassicurato
dal nostro ricordo;
mi piace saperlo capace di stare con gli altri,
abbracciandone le differenze;
mi piace che abbia il sorriso che riesce a dare fiducia.
Mi penso e mi accorgo che questo è un figlio del mondo,
che poco è legato al mio cuore
ed ai miei pensieri,
che perderlo è probabile.
Lo vorrei afferrare e possederlo
Lo vorrei tutto mio
Lo vorrei attento alle mie difficoltà.
Ma se lo lego scappa,muore,non esiste…
perderei il piacere di vederlo proiettato verso il futuro,
di pensarlo sicuro,protetto e rassicurato
dal nostro ricordo,
di saperlo capace di stare con gli altri e
di possedere un sorriso sprizzante fiducia.
Se lui sarà,lo avrò
Se lui vivrà libero,sarà in me
Se lui amerà,la mia vita sarà l’Eternità.
La famiglia vive un momento di grande trasformazione e di messa in discussione a causa di cambiamenti sociali e culturali che tendono a modificare radicalmente la sua essenza e la sua organizzazione.
Basti pensare alla sua antica struttura patriarcale,alla chiara definizione di ruoli al suo interno,alla sempre più rara presenza degli anziani,o ancora al grande numero di famiglie dove è avvenuta una separazione,oppure alle famiglie ricostituite,o alle famiglie di coppie omosessuali.Ma ancora bisogna tenere presenti le grandi trasformazioni del mondo del lavoro, con uno spazio sempre più significativo ed adeguato per le donne , l’aumento esponenziale della disoccupazione con adolescenti trentacinquenni a pieno carico in famiglia,od ancora l’importanza che ha assunto la televisione dentro le nostre case e la necessità di affidare ad essa,alla baby sitter,al computer la cura dei figli-pensate alla problematica della gestione del tempo e dello spazio-.
E se ancora tutto ciò non bastasse,non bisogna dimenticare il predominio sempre maggiore dei valori coniugati al maschile (potere,arrivismo,competizione,
razionalità,penetrazione),rispetto ai valori coniugati al femminile (ascolto,accoglienza,
sollecitudine,dolcezza),cioè il prevalere della società tecnocratica fin nei più intimi ingranaggi della società.(La civiltà della Tenerezza:Giuliana Martirani).
Ed infine,forse l’elenco è quasi completo,i cambiamenti avvenuti circa l’idea di patria,di Dio e della sessualità su cui chiaramente non mi soffermo.
La famiglia si ritrova allora al centro di tutta questa complessità,di questa molteplicità di messaggi e di trasformazione culturale,di queste mancanze di punti di riferimento e sicurezze senza che si sia riuscito a creare un nuovo modello culturale di riferimento(Raniero La Valle), ma anzi con il rischio che dentro i nostri figli prevalga l’idea di un mondo difficile,negativo e caotico con il risultato che vediamo dell’aumento dei suicidi degli adolescenti,dell’uso della droga,della violenza in genere e del disagio psichico e delle malattie mentali.
La trasgressione che fisiologicamente serve all’individuo per portare avanti il suo processo di individuazione e di differenziazione,diventa il modo per entrare in un caos certe volte senza ritorno.
Allora,come interpretare oggi in nostro ruolo di essere genitori?
Innanzitutto nel permettere,come dicevo prima,a tutti i suoi membri di portare avanti il processo di individuazione e differenziazione che vuol dire la possibilità di uno sviluppo di personalità unico,personale,proprio e quindi anche diverso dai modelli genitoriali.Il tutto all’interno di un gioco vitale di appartenenza e di separazione.
“L’essenza del processo maturativo infatti consiste nella continua ricerca della propria identità,che si viene ad individuare nel tempo ed è contrassegnata dall’oscillazione tra due tendenze ambedue vitalmente necessarie:l’appartenenza e la separazione.
La separazione,anche se conquista di successivi livelli di autonomia,è tanto più possibile quanto più vissuta all’interno di una esperienza di appartenenza.Il rapporto tra queste due tendenze consiste in un equilibrio instabile ed è ovviamente reciproco e complementare in quanto da una parte la”separazione da”avviene solo e dal momento in cui esiste”l’appartenenza a qualcosa”;dall’altra si può”appartenere a”solo se si è un’entità separata(perchè sennò è simbiosi e non appartenenza).”
(Maurizio Andolfi:La famiglia trigenerazionale).
Parlavamo prima di modelli genitoriali(modeling)necessari punti di riferimento stabili per l’individuo in crescita(modelli significativamente stabili che significa soprattutto coerenti e problematici,non dogmatici e perfetti),ma che il giovane può poi rifiutare in vista della creazione del suo modello che,solo se diventerà suo,sarà capace di difenderlo e di valorizzarlo,in caso contrario crollerà alla prima difficoltà.
Inoltre all’interno della famiglia i figli apprendono il modo di relazionarsi al mondo,che è il modo con il quale i genitori,in gran parte inconsapevolmente,si pongono nel mondo e nella relazione con i figli(autorità,libertà,fiducia,protezione,attenzione,abbandono etc.)e aderiscono ad un modello che poi starà a loro superare ed elaborare con tutti i risultati evolutivi o regressivi che ne derivano.
L’adolescente per es. è bene che trasgredisca,ma deve avere dentro l’inconsapevole consapevolezza che il genitore è sempre lì,pronto,disponibile,con delle idee e dei sentimenti individuabili,deve sempre essere convinto che esiste un porto sicuro nel quale rifugiarsi(la Base sicura di Bowlby).L’adolescente deve comunque averla questa percezione del porto sicuro,perchè se non siamo riusciti ad offrirgliela,non possiamo pensare che la trasgressione sia evolutiva,ma sarà distruttiva per sè e per la famiglia.
Non si può parlare dell’essere genitori senza parlare della coppia,anche se esistono chiaramente svariate situazioni nelle quali la responsabilità educativa è affidata separatamente ai due genitori a causa di una separazione,oppure esistono le situazioni di ragazze madre(o di ragazzi padre,come dice Iannacci),o i più naturali casi di giovani vedovi/e.
La coppia,dice Andolfi,è la parte più debole della famiglia,perchè,paradossalmente,gli unici due estranei in una famiglia sono i membri della coppia che non hanno il sangue parentale in comune,anche se condividono l’esperienza tra le più belle che c’è nella vita,la complementarietà di due persone,l’unione reale,carnale,spirituale e psicologica.
Tra l’altro i legami verticali trigenerazionali sono più forti anche per dei legami di lealtà che li uniscono.Infatti esiste un debito esistenziale dei figli nei confronti dei genitori,debito che determina un conto aperto,ma chiaramente invisibile,inconscio,e che viene saldato con difficoltà,se non con il fatto di diventare genitori a sua volta.
Il matrimonio invece viene visto come un atto di slealtà verso i propri genitori e solo l’arrivo dei figli salderà i conti.
La coppia è centrale in una famiglia,è vitale,ma deve per questo fare attenzione a curarsi.Le ricerche dicono che la coppia dedica pochissimo tempo a se stessa,mentre solo un affiatamento continuo può permettere di affrontare la complessità e le trasformazioni che abbiamo descritto prima e può offrire la possibilità di ricoprire un ruolo genitoriale significativo ed utile per i nostri figli.Infine solo questa attenzione a curarsi può vincere la debolezza intrinseca della coppia.
Allora una cosa molto importante è educare la coppia alla comunicazione,al senso di”affidarsi”,di sapere di poter contare sull’altro.E’importante questa attitudine ad essere trasparenti l’un l’altro,non solo per gli aspetti positivi e belli della vita,ma soprattutto per i sentimenti più controversi ed ambivalenti che spesso abbiamo timore o pudore a comunicare.
Un grande psicologo americano,Rogers,diceva che tra le esperienze più gratificanti della sua vita di coppia vi era stata quella di riuscire a comunicare alla sua compagna,i sentimenti che maggiormente lo mettevano in difficoltà,quali per es.invidie,gelosie,tendenza alla passività o anche attrazioni verso altre donne.
“Allora parlò Almìtra,e domandò:che cos’è il Matrimonio,o maestro?
Ed egli rispose dicendo:voi siete nati insieme ed insieme starete per sempre.
Insieme,quando le ali bianche della morte disperderanno i vostri giorni.
Insieme nella silenziosa memoria di Dio.
Vi sia spazio nella vostra unità.
E tra voi danzino i venti dei cieli.
Amatevi l’un con l’altra,ma non fatene una prigione d’amore:
piuttosto vi sia tra le rive delle vostre anime un moto di mare.
Riempitevi a vicenda le coppe,ma non bevete da una coppa sola.
Datevi cibo a vicenda,ma non mangiate dello stesso pane.
Cantate e mangiate insieme e siate giocondi,ma ognuno di voi sia solo.
Come sole sono le corde del liuto,sebbene vibrino di una musica uguale.
Datevi il cuore,ma l’uno non sia rifugio all’altro,
poi che soltanto la mano della Vita può contenere i vostri cuori.
Ergetevi insieme,ma non troppo vicini:
poi che il tempio ha colonne distanti,
e la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.”
Gibran Il Profeta
Questa poesia sintetizza mirabilmente il gioco continuo di dipendenza e di autonomia,di regressioni e di differenziazione che garantiscono il funzionamento di una coppia.
Parliamone un pò più a fondo.
All’interno di ogni rapporto di coppia si viene a creare una collusione.
Pincus e Dare, nel libro:”Terapia Familiare:l’orientamento psicanalitico”,parlano di un contratto segreto nel matrimonio,le cui motivazioni sono in gran parte inconsce ed in cui”gli schemi dei desideri e delle paure inconsce…derivano da relazioni precedenti,specialmente da quelle del periodo infantile”.
Questo meccanismo che sta alla base del funzionamento della coppia fu denominato da Laing e dopo da Dicks,collusione.
Questa è un accordo reciproco che determina un rapporto complementare nel quale ciascuno accetta di sviluppare solo delle parti di sè conformemente ai bisogni dell’altro,rinunciando a svilupparne altre che proietta nel compagno.
I meccanismi psichici su cui si fonda la collusione sono proprio quei meccanismi primitivi sottolineati dalla Klein:l’idealizzazione,la scissione e l’identificazione proiettiva.
“In questo senso essi sono meccanismi di funzionamento relazionale utili alla vita e al mantenimento della collusione”.(Anna Maria Nicolò)
Vediamo tra l’altro in queste riflessioni gli ormai irrinunciabili punti di contatto tra le teorie analitiche e le teorie sistemico-relazionali.
L’identificazione proiettiva reciproca e complementare è infine il meccanismo mentale che determina lo scambio di sentimenti,di emozioni e parti di sè di ciascuno dei membri nei confronti dell’altro.
Così”nella dinamica della coppia ogni partner considera l’altro una parte esternalizzata di sè oltre che un oggetto nuovo con cui rapportarsi”(Minuchin).
E’ in questo senso che si può comprendere Freud quando dice che”il matrimonio è un tentativo originale di guarigione”o”la forma in cui più frequentemente si risolve la nevrosi”,così come è anche possibile immaginare che può diventare motivo di sofferenza psichica e di angoscia proprio per questa infinita possibilità di scambi,di proiezioni e di identificazioni che possono prendere le più svariate direzioni.
Il compito delle consulenze o delle terapie è proprio quello di riuscire a fare scoprire alla coppia questo gioco e di indirizzarlo verso possibilità evolutive e di crescita e non verso la disfunzione patologica.
Quindi in una coppia si può parlare di personalità congiunta ed integrata per cui i confini della personalità individuale,in altri termini i confini dell’Io,si sfaldano in questa direzione ed è spesso impossibile parlare di patologia del singolo,ma occorre parlare di patologia di relazione.
Lo spazio interno della coppia può essere assimilato ad una zona transizionale
(Winnicott) perchè nasce dall’incontro tra i mondi esterni e quelli interni,intrasistemici ed intersistemici,familiari ed individuali dei due partners.
Questa situazione condivisa della coppia è perciò qualcosa di nuovo e creativo.
In questo spazio si può accettare di sopportare l’ansia per qualcosa di sconosciuto ed è per questo che diventa possibile la nascita di un bambino.
E Tagore poeticamente afferma:”sulle spiagge di mondi senza fine i bambini giocano”,e Winnicott commenta come il mare e la spiaggia rappresentino infiniti rapporti tra uomo e donna e come il bambino emerga da questa unione.
Questo clima particolare che si viene a creare nella coppia,dove si assiste continuamente ad un’oscillazione tra un'”estensione del me”,ma nel contempo un “non me”,permette di sperimentare la fusione somato-psichica e lo svilupparsi di modalità regressive che si possono manifestare con la stessa qualità in poche altre situazioni di vita quali in particolare il rapporto madre-bambino o il rapporto terapeuta-paziente.
Al di fuori di queste strutture relazionali questi livelli regressivi assumono facilmente connotazioni patologiche.
Tornando alla coppia è comunque fondamentale che accanto a capacità e possibilità transitorie di fusionalità e di regressione,vi sia la compresenza della capacità opposta di potersi differenziare dall’altro.
L’alternarsi di questi momenti esprimono il funzionamento armonico della coppia.
E diciamo anche le stesse cose con le parole di Whitaker tratte da “Considerazioni notturne di un terapeuta della famiglia”:”…l’amore può essere definito come l’unione affettiva tra due persone che sfocia in un senso di autocompletamento e di pienezza.Questo genere di amore facilita la perdita della presunzione e la scoperta dell’autoconsapevolezza e comprende un genere di unione sempre più profonda e di conseguenza anche un’individuazione sempre maggiore.Questo tipo di cambiamento paradossale è caratteristico dei matrimoni in crescita.
A un altro livello l’amore può essere considerato un’esperienza nella quale una persona è capace di essere più con se stessa proprio grazie alla presenza di un altro che sta con lei.Questa è una vecchia definizione dell’amicizia:qualcuno con cui puoi essere solo.Cioè il tuo essere cresce grazie all’essere dell’altro”.
E per continuare con Whitaker leggiamo la famosa e affascinante metafora del matrimonio che lui fa utilizzando il gioco del tennis a coppie(pag.97-99).
Dopo questo lungo excursus sulla coppia,ma forse ci voleva proprio,torniamo al ruolo genitoriale vero e proprio con alcuni punti da tenere presenti e da sottolineare.
Il genitore deve essere una persona consapevole,che cerca di essere e di conoscere se stesso,i propri limiti,ma anche le proprie qualità e cerca di metterle a disposizione della famiglia non dimenticandosi mai di essere un individuo autonomo con dei bisogni e delle esigenze che debbono però trovare sempre una complementarietà con quelli degli altri.In pratica dovremmo cercare di avere le idee quanto più chiare possibili sul nostro modello relazionale,sulla nostra vita psichica accettando di conoscere nostre parti inconsce che certe volte ci segnalano le persone più care(anche i figli),conoscere non per autocompiangerci,non serve a niente,ma per elaborare e per mettere in moto un meccanismo di cambiamento ove lo pensiamo opportuno ed ove è possibile.
Preoccuparci meno di perdere i figli materialmente,ma sapere che è molto più pericoloso perderli nel rapporto,non sapere dove sono,cosa sono.
Non riempire i figli di cose materiali-seppure valido veicolo di affetto-(“nun ci ha mancatu nenti”),ma pensare di più ai suoi bisogni reali,interiori,affettivi ed attrezzarci per dare loro delle risposte.
Capire che i figli cambiano(anche noi ma in maniera molto diversa) e che vivono in 20 anni delle fasi tumultuose che rivoluzionano il loro modo di essere:pensate ai bisogni di un neonato,all’apparente tentativo di autonomia e opposizione di un bimbo di 3 anni,ai contatti esterni dell’età scolare dove ti pare che il figlio si sia dimenticato di te,alla prima adolescenza ed alla scoperta del mondo,della sessualità,della possibilità di proiettare la libido in forma predominante verso l’esterno e nel contempo i bisogni di stabilità e di sicurezza che permangono nell’adolescente come dicevamo prima.
Accettare l’ambivalenza di questo tipo di rapporto non è assolutamente facile ed è esperienza di tutti i giorni.
Purtuttavia dobbiamo essere molto più elastici noi che loro e cercare di adattarci a questi inevitabili cambiamenti,per es.dobbiamo essere capaci di percepire i bisogni che cambiano ed entrare nel loro linguaggio cioè nella modalità di espressione del loro essere.
Facciamo ora un altra parentesi poetica come sempre con Gibran Il Profeta.
Tenere presente non solo i cambiamenti dei figli ma anche di tutta la famiglia,cioè tenere presente il ciclo vitale della famiglia.
Il ciclo vitale di una famiglia è un modello teorico di riferimento che inquadra lo sviluppo spazio-temporale attraverso l’individuazione di determinate fasi evolutive prevedibili.
Le varie tappe sono contrassegnate da particolari eventi significativi:le nascite e le morti,le separazioni e le unioni,le inclusioni e le esclusioni dei membri,quindi generalmente si riferiscono ai cambiamenti strutturali della famiglia nucleare che si intersecano con quelli della famiglia trigenerazionale.
Costituzione della coppia e matrimonio
Famiglia trampolino
Famiglia con bambini e nascita dei figli
Famiglia con adolescenti
Famiglia anziana
Famiglia trampolino con i figli che
escono da casa
Famiglia anziana:pensionamento,
malattia e morte
Per ogni fase la famiglia si trova a dover svolgere determinati compiti evolutivi,sia in base a delle richieste interne da parte dei membri,sia in base ad esigenze esterne del contesto socio-culturale in cui è inserita.
Esempio di alcuni compiti evolutivi:modificazione di ruoli,funzioni,nuove modalità relazionali,legami di lealtà,rinegoziazione del rapporto tra autonomia e dipendenza(livelli di intimità,distanza e vicinanza)avvengono naturalmente per il cambiamento di età dei figli e quindi per i diversi bisogni che vengono fuori e per i cambiamenti socio-culturali a cui una società è sottoposta continuamente, come dicevamo all’inzio, soprattutto in questo periodo.
Ma alcuni compiti evolutivi possono essere determinati da”life events”traumatici quali la morte precoce di un genitore o di un figlio,un crollo economico della famiglia o del paese in cui si vive etc.
Tutti questi eventi naturali e non,possono prendere la piega di una involuzione ed irrigidimento con emergenza anche di sintomi psicopatologici,o possono prendere una piega evolutiva con ripresa della crescita e dei livelli di differenziazione,di autonomia e di responsabilità più elevati.
La differente risposta dipende dalle risorse della famiglia e dai significati che riesce ad attribuire agli eventi:crescita e creatività oppure blocco e disfunzione.
Stare attenti al linguaggio del corpo sia per quanto riguarda la coppia(la sessualità in questo caso è un indice molto significativo)che l’incontro tra generazioni.
“Ricordo ad esempio come frequentemente ci spogliavamo in cabina.Io magro,debole,sottile,tu forte,alto,massiccio(…)tu eri per me la misura di tutte le cose.Se però uscivamo dalla cabina davanti alla gente,e tu mi tenevi per mano,io che ero uno scheletrino insicuro,a piedi nudi sulle assi,tremebondo davanti all’acqua,incapace di ripetere i movimenti che tu con le migliori intenzioni,ma in effetti con mia profonda vergogna,eseguivi nuotando(…)ero orgoglioso del fisico di mio padre.Del resto questa differenza tra noi sussiste ancor oggi”.
Kafka,Lettera al padre
I bambini percepiscono molto più il linguaggio del corpo e non verbale che i contenuti,,quanto più piccoli si è tanto più valido è questo discorso e le parole dette in questo caso hanno più validità per il tono con le quali si dicono che per il loro contenuto.
Il bambino si crea una rappresentazione interna di quello che è il genitore proprio a partire dalla codificazione e decodificazione di questi messaggi soprattutto non verbali.
Tra l’altro il linguaggio del corpo è espressione del mondo inconscio di una persona e quindi è spesso più autentico e corrispondente al vero essere di una persona ed è su questa realtà più profonda che si strutturano i rapporti tra le persone e quindi anche tra genitori e figli.
Capire e conoscere il nostro linguaggio corporeo e quello dei figli ci permette di comprendere i bisogni reciproci e di avere maggiori possibilità di appagarli in forma evolutiva.
Per es. la scelta apparentemente incomprensibile per noi dell’orecchino per un ragazzo,è una scelta che ci dichiara la sua voglia di autonomia e di individuazione,ma nello stesso tempo proprio perchè fatta in riferimento ad un opposto modello culturale,testimonia ancora una dipendenza dai genitori e quindi è sempre segno di legame.
Infine è necessario evitare che i genitori si concentrino di più su uno dei figli tracurandone un altro o perchè rappresenta qualcosa di particolare(l’unico maschio o l’unica femmina per es.)o perchè sfortunato o malato.
E’ allora importante tenere presente la storiellina della chioccia il cui amore per i suoi pulcini era tale,che quando uno di essi si ammalò lei uccise l’altro per preparargli il brodo.
Per concludere questa rapida carrellata sul difficile mestiere di essere genitore all’interno o meno di una dinamica di coppia,penso che basterebbe tenere presente un obiettivo chiaro e preciso:ognuno nella vita ha bisogno di essere felice e per essere felice deve riuscire a realizzare almeno in parte i propri bisogni essenziali in armonia con il mondo e le persone che lo circondano.
Ad ognuno di noi il compito di scoprire il modo per realizzare la nostra felicità,modo che passa spesso per il sacrificio,per l’abnegazione e per l’altruismo,ma che passa sicuramente anche per una capacità di stupirsi e di godere di tutto quello che questa misteriosa vita ci offre.
Un paio di settimane fa una ragazza dal passato travagliato,e non poco,continuava ad esprimermi la sua difficoltà a realizzare se stessa proprio per la incapacità di differenziarsi dai modelli genitoriali e per la incapacità di accettare i genitori per quello che sono.Questa ragazza non è felice e non riesce quindi a far fiorire questo mondo così spesso triste ed egoista.
Mi sono veramente radicato nell’idea che la Pace nasce da un cuore nuovo e felice,la nostra compagna,il nostro compagno,i nostri figli,tutti i nostri cari e tutte le persone che direttamente ed indirettamente incontriamo nella vita aspettano di vivere insieme a noi una avventura ed un cammino sempre più affascinante.
Con affetto e stima Tati