AVULS 09-06-2013
Dall’assistenza alla promozione
Grazie per il vostro invito che ho raccolto con piacere perché con l’AVULS ho un cammino in comune fatto di tanti incontri sul tema del volontariato nei servizi di salute mentale, del servizio che l’Associazione svolge da anni dove lavoravo o lavoro, ma soprattutto ho in comune l’esperienza dell’apertura della prima comunità alloggio per dimessi dall’ONP nel 1992, esperienza simbolica che rappresentava l’avvio effettivo della legge di riforma psichiatrica a Siracusa perché dimostravamo che anche a Siracusa era possibile superare l’internamento.
Quella è stata un’esperienza di promozione e non di assistenza.
Ma andiamo per ordine.
L’assistenza sa di pietismo, di distacco, di asimmetria, di differenza, di rapporto verticale. E’ sicuramente un’arte nobile ma che difficilmente modifica nel profondo sia l’assistente che l’assistito ed alla fine il secondo ha sempre bisogno del primo. Per tornare alla esperienza dell’ONP, un buon progetto di assistenza sarebbe stato quello di migliorare le condizioni di vita degli internati dal punto di vista igienico, sanitario, ludico etc.
La promozione invece vuol dire tirare fuori il massimo ed il meglio dagli altri mettendoli nelle condizioni di migliorare il proprio stato di salute fisica, psichica ( vita relazionale, affettiva, sociale, autonomia ) e la propria vita spirituale. Ovviamente questo percorso necessitava di alcune scelte forti quali quella di andare a vivere in un condominio normale, lavorare, vivere la città etc. e così è stato.
Promuovere è sicuramente meglio, ma è molto più difficile. Ricordo che in quella occasione un collega il giorno prima della dimissione dei 10 internati divenuti oramai cittadini, ebbe a dire in riunione: “ma se esplode la bombola di gas e crolla il palazzo, di chi sarà la colpa?” Non è esplosa nessuna bombola, è invece esploso l’ONP che dopo cominciò seriamente e definitivamente ad essere dismesso e, se ancora oggi c’è tanto da fare, possiamo dire che quel nefasto capitolo è chiuso.
Il volontario se vuole fare promozione e non assistenza deve quindi misurarsi sempre con queste differenze.
Per schematizzare ciò che è necessario per aprirsi sempre più ad una dimensione di promozione, vi parlerò:
1) Dei valori che dobbiamo coltivare;
2) Il ruolo particolare dei responsabili
3) Dove vivere questi valori;
4) Degli ostacoli che incontreremo;
5) Degli strumenti che possiamo utilizzare.
1) Cominciamo dai valori.
Il primo, quello che li racchiude tutti, quello senza il quale non si può parlare di volontariato, è la Gratuità. Gratuità senza tornaconti economici, sociali,, psicologici o spirituali. Fare qualcosa senza che torni un vantaggio per l’individuo se non la sua crescita come donna e come uomo e se di crescita veramente si tratta, questa crescita non farà altro che ampliare le sue capacità di volontariato e di gratuità.
Solo dopo la Gratuità possiamo parlare di:
– Pazienza: sapere aspettare e sapere sopportare, i “piccoli” possono essere fastidiosi, possono essere invadenti e pretendere. Questo non vuol dire né farsi mettere i piedi addosso, né mettere paletti rigidi…ci vuole pazienza.
– Discrezione e rispetto: questo vale soprattutto quando si è in corsia: la persona che soffre non ha certo di bisogno della nostra invadenza, ma dobbiamo riuscire a cogliere i suoi bisogni e le necessità del momento, anche il silenzio ed un gentile saluto certe volte sono più adeguati di splendenti sorrisi inopportuni. Ma ogni momento va capito per poi agire coerentemente.
– Umiltà: un volontario sa lavorare in silenzio agevolando lo sviluppo di tutte le parti del sistema di cui fa parte. Voglio dire che per essere efficaci non serve essere affaccendati, bisogna capire quale è la cosa più utile che può essere fatta per fare andare avanti un certo progetto anche se questo vuol dire mettersi da parte potenziando le competenze di altri.
– Capacità di ascolto: sia verso le persone che soffrono, sia verso il personale in servizio, personale di cui dovremmo sforzarci di capire inadeguatezze e limiti al fine di aiutarli a maturare atteggiamenti più responsabili. Non è certo cosa facile, ma non penso che paghi né il conflitto, né umiliarli, credo che ciò faccia scattare maggiormente autodifese ancora più negative per l’utenza.
– Speranza e fiducia nella vita: di certo non si può entrare in un reparto di oncologia se non si è delle donne e degli uomini spirituali, nel senso che siamo convinti che la parte fondamentale e costante dell’uomo è la sua parte spirituale e valoriale e che questa in un modo misterioso sopravvive alla dimensione terrena e materiale. Quindi la vita va ben al di là del divenire che viviamo.
– Mitezza e non violenza: vuol dire che il volontario si pone sempre in maniera semplice ed essenziale, senza arroganza e presunzione, cercando di capire le ragioni degli altri e reagendo ai soprusi con fermezza ma mai con violenza.
– Responsabilità e costanza: il servizio non si svolge quando me la sento, si svolge sempre. Se ho preso un impegno debbo portarlo fino in fondo, non possiamo agire spinti dall’emozione, ma da forti e costanti convincimenti che ci fanno essere presenti anche quando siamo in difficoltà.
– Autenticità: lo enuncio per ultimo perché è come la ciliegina sulla torta, la parte più significativa perché riassume le caratteristiche psicologiche e spirituali del volontario. Vito Mancuso ha dedicato all’Autenticità un libro. In poche parole l’autenticità è la capacità di una persona di essere vero rispetto all’ambiente ed alla situazione che lo circonda. Vero non vuol dire superficialmente spontaneo che spesso vuol dire istintivo, ma capace di sapere comunicare il proprio vissuto interiore senza offendere o urtare gli interlocutori ma facendo loro capire la diversità e la contrarietà senza ipocrisie. Da quello che ho capito Gesù Cristo era una persona autentica!
– La libertà dalla libertà: il dono di sé.
2) Il ruolo particolare dei responsabili:
Se questi sono i valori del Volontariato è anche chiaro che chi ha posti di responsabilità in associazioni, sindacati, politica, gruppi vari, deve ancora di più curare questi valori perché solo se lui lo farà, creerà le condizioni perché gli altri lo facciano.
I responsabili debbono anche a stare attenti a fare si che nella propria organizzazione si crei un rispetto reciproco ed un’intesa di gruppo che permetterà a tutti di lavorare meglio.
3) Dove vivere questi valori:
Il Volontario porta questi valori in tutti gli ambiti di vita: famiglia, lavoro, scelte di vita ( banca etica, utilizzo di prodotti locali etc.), relazioni amicali, il volontariato che ha scelto.
4) Ma perché è così difficile vivere traducendo in atti concreti tutti questi valori?
A causa della resistenza dell’Io che vuole realizzare primariamente le sue istanze di base:
– Autoaffermazione: prevale il potere del ruolo ricoperto, il farsi bello etc.
– Autoconservazione: non riusciamo a donare parte di noi ( tempo, denaro, attenzioni etc.)
– Di gregge, cioè si fa la il volontariato solo perché gli altri si aspettano da me queste scelte.
Queste istanze di base pulsano dentro di noi generalmente in maniera inconsapevole e condizionano il nostro modo di essere, per cui vogliamo fare bene ma facciamo cose egoistiche che servono al nostro tornaconto personale.
5) Strumenti per conoscere meglio noi stessi e superare gradualmente questi condizionamenti:
– La meditazione
– La preghiera come nutrimento del nostro spirito che è la parte eterna e costante del nostro essere e non come preghiera di richiesta
– Il confronto
– Il maestro esteriore per stimolare il maestro interiore: la coscienza
– L’azione amorevole e giusta
Conclusioni
Il volontariato, così come descritto, è una scelta di vita che ci apre anche la possibilità di vivere una vita piena, serena e felice, perché come dice San Francesco “è donando che si riceve”.
Gesù Cristo non ha fatto mai assistenza ma sempre promozione nel senso che ha cercato e cerca sempre di tirare fuori il meglio di noi ma ci lascia sempre la libertà di poterlo rifiutare. Ma Lui non si stanca anche se per noi è così difficile seguire il suo modello di vita.