27° Corso di Formazione A.V.O. 22-10-12

I Valori del Volontariato. Relatore Tati Sgarlata

Grazie per la possibilità che mi date di contribuire al vostro cammino formativo, così come è successo svariate volte in tutti questi anni.

Ma oggi è necessario fare anche delle riflessioni propedeutiche all’argomento da voi proposto per comprendere meglio il percorso fatto, la realtà attuale e come dobbiamo prepararci per affrontare le sfide future.

La riflessione sul Volontariato non può prescindere dall’analisi di un contesto che cambia e nella fattispecie la grave crisi economica, sociale e culturale che viviamo.

Una crisi che parte da lontano e che si colloca all’interno di un tramonto dell’occidente, come ci ricorda Umberto Galimberti, che progressivamente pervade la nostra società.

Il tramonto dell’occidente trova le sue radici nell’avere assolutizzato sempre più gli aspetti materiali della vita ( consumismo, potere, competizione, arrivismo, massificazione del pensiero) e sempre meno gli aspetti spirituali e valoriali della vita ( aspirazione al Bene, al Bello, al Vero).

Cercheremo di capire meglio tutto ciò successivamente quando parleremo della difficoltà che abbiamo noi tutti di vivere i valori del volontariato in questa società.

Un altro aspetto che bisogna tenere presente prima di addentrarci nel tema specifico è quello che ci eravamo illusi che il Volontariato potesse diventare il motore del cambiamento, invece non solo il Volontariato non ha contaminato i servizi e gli enti nei quali svolgeva e svolge il suo compito, ma in alcuni casi è stato contaminato nel senso che è rimasto un passivo tappabuchi delle croniche carenze della società ed è diventato, nei casi peggiori, uno strumento di potere per qualcuno.

Oggi si parla di un volontariato attore fondamentale del Welfare di Comunità anche in considerazione della diminuzione sempre maggiore dei trasferimenti agli enti locali da parte delle Regioni e dello Stato, ma io ho paura sarà un modo economico di rimpiazzare le carenze dei servizi senza che il volontariato riesca a portare avanti i suoi valori e a contaminare il modo di gestire i servizi.

Allora ben vengano le iniziative di riflessione e di formazione , come quella di stasera, che potrebbero e dovrebbero essere sviluppate.

Entriamo nel vivo della relazione: i valori del volontariato.

Il primo, quello che li racchiude tutti, quello senza il quale non si può parlare di volontariato, è la Gratuità. Gratuità senza tornaconti economici, sociali,, psicologici o spirituali. Fare qualcosa senza che torni un vantaggio per l’individuo se non la sua crescita come donna e come uomo e se di crescita veramente si tratta, questa crescita non farà altro che ampliare le sue capacità di volontariato e di gratuità.

Solo dopo la Gratuità possiamo parlare di:

–         Pazienza: sapere aspettare e sapere sopportare, i “piccoli” possono essere fastidiosi, possono essere invadenti e pretendere. Questo non vuol dire né farsi mettere i piedi addosso, né mettere paletti rigidi…ci vuole pazienza.

–         Discrezione e rispetto: questo vale soprattutto quando si è in corsia: la persona che soffre non ha certo bisogno della nostra invadenza, ma dobbiamo riuscire a cogliere i suoi bisogni e le necessità del momento, anche il silenzio ed un gentile saluto certe volte sono più adeguati di splendenti sorrisi inopportuni. Ma ogni momento va capito per poi agire coerentemente.

–         Umiltà: un volontario sa lavorare in silenzio agevolando lo sviluppo di tutte le parti del sistema di cui fa parte. Voglio dire che per essere efficaci non serve essere affaccendati, bisogna capire quale è la cosa più utile che può essere fatta per fare andare avanti un certo progetto anche se questo vuol dire mettersi da parte potenziando le competenze di altri.

–         Capacità di ascolto: sia verso le persone che soffrono, sia verso il personale in servizio, personale di cui dovremmo sforzarci di capire inadeguatezze e limiti al fine di aiutarli a maturare atteggiamenti più responsabili. Non è certo cosa facile, ma non penso che paghi né il conflitto, né umiliarli, credo che ciò faccia scattare maggiormente autodifese ancora più negative per l’utenza.

–         Speranza e fiducia nella vita: di certo non si può entrare in un reparto di oncologia se non si è delle donne e degli uomini spirituali, nel senso che siamo convinti che la parte fondamentale e costante dell’uomo è la sua parte spirituale e valoriale e che questa in un modo misterioso sopravvive alla dimensione terrena e materiale. Quindi la vita va ben al di là del divenire che viviamo.

–         Mitezza e non violenza: vuol dire che il volontario si pone sempre in maniera semplice ed essenziale, senza arroganza e presunzione, cercando di capire le ragioni degli altri e reagendo ai soprusi con fermezza ma mai con violenza.

–         Responsabilità e costanza: il servizio non si svolge quando me la sento, si svolge sempre. Se ho preso un impegno debbo portarlo fino in fondo, non possiamo agire spinti dall’emozione, ma da forti e costanti convincimenti che ci fanno essere presenti anche quando siamo in difficoltà.

–         Autenticità: è un valore centrale perché riassume le caratteristiche psicologiche e spirituali del volontario. Vito Mancuso ha dedicato all’Autenticità un libro. In poche parole l’autenticità è la capacità di una persona di essere vero rispetto all’ambiente ed alla situazione che lo circonda. Vero non vuol dire superficialmente spontaneo che spesso vuol dire istintivo, ma capace di sapere comunicare il proprio vissuto interiore senza offendere o urtare gli interlocutori ma facendo loro capire la diversità e la contrarietà senza ipocrisie. Da quello che ho capito Gesù Cristo era una persona autentica!

–          La libertà dalla libertà: il dono di sé.

Se questi sono i valori del Volontariato è anche chiaro che chi ha posti di responsabilità in associazioni, sindacati, politica, gruppi vari, deve ancora di più curare questi valori perché solo se lui lo farà, creerà le condizioni perché gli altri lo facciano.

I responsabili debbono anche a stare attenti a fare si che nella propria organizzazione si crei un rispetto reciproco ed un’intesa di gruppo che permetterà a tutti di lavorare meglio.

Il Volontario porta questi valori in tutti gli ambiti di vita: famiglia, lavoro, scelte di vita ( banca etica, utilizzo di prodotti locali etc.), relazioni amicali, il volontariato che ha scelto.

Ma perché è così difficile vivere traducendo in atti concreti tutti questi valori?

A causa della resistenza dell’Io che vuole realizzare primariamente le proprie istanze di base:

–         Autoaffermazione: prevale il potere del ruolo ricoperto, il farsi bello etc.

–         Autoconservazione: non riusciamo a donare parte di noi ( tempo, denaro, attenzioni etc.)

–         Di gregge, cioè si fa il volontariato solo perché gli altri si aspettano da me queste scelte.

Queste istanze di base pulsano dentro di noi generalmente in maniera inconsapevole e condizionano il nostro modo di essere, per cui vogliamo fare bene ma facciamo cose egoistiche che servono al nostro tornaconto personale.

Strumenti per conoscere meglio noi stessi e superare gradualmente questi condizionamenti:

–         La meditazione

–         La preghiera come nutrimento del nostro spirito che è la parte eterna e costante del nostro essere e non come preghiera di richiesta

–         Il confronto

–         Il maestro esteriore per stimolare il maestro interiore: la coscienza

–         L’azione amorevole e giusta

                                         Conclusioni

Il volontariato, così come descritto, è una scelta di vita che ci apre anche la possibilità di vivere una vita piena, serena e felice, perché come dice San Francesco “è donando che si riceve”.

Infatti se veniamo da una relazione di Amore che è la Trinità, solo nella dinamica della relazione di Amore la nostra anima può trovare appagamento.