L’idea che “Essere” fosse la cosa più importante della vita, penso che mi balenò inconsciamente quando incontrai Gesù in una normalissima Parrocchia tradizionale di Siracusa facendo il catechismo ed il chierichetto.
Penso che mi affascinò la sua coerenza, il suo spessore, la sua chiarezza, la sua intransigenza, la sua capacità di accogliere, di perdonare e di Amare.
Più tardi, oramai adolescente, mi ritrovai a pensare che era veramente incredibile e meraviglioso che Cristo si fosse lasciato uccidere, pur essendo Dio, per amore nostro.
Se c’era qualcuno disposto a fare ciò e se questo qualcuno era anche Dio, allora valeva proprio la pena di vivere questa vita dove appare prevalere l’avere, il possesso, l’egoismo.
Dopo incontrai lo scoutismo, la sofferenza, la diversità e capii che il progetto della mia vita era cercare di “Essere” quello che a poco a poco avrei scoperto in me, in armonia con il Sé e l’Assoluto.
Vi risparmio le altre tappe che mi hanno aiutato a continuare questo lavoro di consapevolezza ed andiamo al tema.
Per tradizione e per passione ho la politica nel sangue, in più ho capito radicalmente che se non mi interesso di politica, la politica lo stesso si interessa di me e che quindi, in qualche modo, non ho scelta.
Per es. faccio lo psichiatra nel servizio pubblico e mi sono reso conto che i risultati che qualsiasi operatore può avere dipendono, chiaramente, dalla propria professionalità, ma dipendono in maniera rilevante anche dall’organizzazione del sistema.
E’ da 10 anni, oramai, che con associazioni di operatori, associazioni di familiari e con altri movimenti, cerchiamo di contrastare questo sistema sanitario che prima non è riuscito ad applicare al legge 180 e l’ha osteggiata per motivi ideologici ( i pazzi sono pericolosi per definizione) ed economici ( favorire le strutture private ) ed ora cerca di riformare la stessa legge.
Per capirci ancora meglio vi racconto che alcuni mesi fa ho dovuto scrivere un comunicato stampa in risposta ad un intervento pubblico del mio Direttore di Dipartimento che ridicolizzava e demonizzava la legge 180 auspicandone una riforma.
Questo non lo puoi fare se non fai politica e devi semplicemente subire passivamente il potere del Manager e degli accoliti di turno, ora subiamo lo stesso questo Potere, ma perlomeno ci facciamo sentire ed agiamo attivamente per contrastarlo.
E’ chiaro però che in politica tutto diventa più complesso, per la semplice ragione che gli attori in gioco sono molteplici e le varianti quasi infinite per cui è impossibile controllare il sistema in tutte le sue componenti.
Voglio dire che dobbiamo essere consapevoli del fatto che se, per es., all’interno della nostra famiglia o all’interno del gruppo di cui facciamo parte abbiamo mille possibilità di esprimere quello che siamo, che sentiamo e che pensiamo e vediamo che è lo stesso difficile farci capire e riconoscere per quello che tentiamo di essere, figuriamoci in un sistema più complesso quale quello politico, dove da una parte non rispondi solo di quello che tu sei, ma rispondi automaticamente anche di quello che sono gli altri attorno a te, e dall’altra ogni espressione del tuo Essere può essere colta, all’interno di un normale arco di distorsione comunicativo, in maniera molto diversa da quello che era il tuo intendimento.
Per es. se tu sei con i manifestanti contro il G8 sei facilmente classificato come una persona che vuole lo scontro e difficilmente come una persona che riconosce il conflitto che altri hanno aperto, i G8 appunto, e che sei una persona che si vuole solo assumere in maniera non violenta la parte di conflitto che non può non riguardare anche se stesso.
Infine sento che la Politica è malata perché è stata relegata sempre più al fare dimenticando quello che ci deve stare dietro e dentro. Cioè alla Politica manca sempre di più un’ Anima.
Ed è per tutti questi motivi che circa 12 anni fa cominciai a fare Politica in forma attiva nei movimenti e nei partiti, consolandomi con l’unica consolazione possibile e cioè che quello che era importante e fondamentale non fosse tanto ciò che arrivava agli altri, ma ciò che partiva da me.
Fu così che fui eletto consigliere provinciale e vissi un’esperienza che a tratti fu di solitudine e di incomprensione, anche se oggi so che molti mi seguirono con amore, ma nella quotidianità sentii spesso solo il peso prevalente delle cose e solo con difficoltà e dopo vidi le cose positive.
In quel periodo cercai di essere me stesso e di vivere l’esperienza come qualsiasi altra esperienza di vita e cioè con il metodo che mi insegnò Suor Francisca: prega, medita, confrontati ed agisci, il resto non importa perché avrai fatto quello che potevi . Il metodo non è certo scevro di errori, ma è l’unico possibile.
Fummo molto attenti, comunque, al come fare politica lavorando con un metodo a rete e stimolando la partecipazione, la democrazia ed il confronto anche serrato, ma sempre accogliente.
Per es. formammo il Coordinamento delle Associazioni ambientaliste e della Società civile creando incontri che, anche nel modo stesso di stare insieme, fossero alternativi, vivendo i nostri convegni in aziende dove si faceva agricoltura biologica, autogestendoci il pranzo con cibi ecologici piuttosto che in hotel o ristoranti vari.
Cercavamo comunque di coniugare sempre la politica con la vita non potendo disgiungere le cose.
Ma la solitudine restò ed arrivò anche la stanchezza anche se avevo un gruppo alle spalle che in parte mi capiva e una famiglia che mi ricaricava.
Il sentimento prevalente era comunque quello di “dilettanti allo sbaraglio”.
Successivamente un gruppo di amici carissimi furono coinvolti direttamente nell’Amministrazione della città da un Sindaco sui generis ed antipartito: la primavera siracusana.
Ma dopo 4 anni tutto finì e successivamente scrissi: ” Emblematica è secondo me tutta l’esperienza che è ruotata attorno alla giunta Fatuzzo, ma questo esempio lo faccio solo perché il più importante, lo stesso vale per tutte le altre imprese realizzate. Voglio dire: se avessimo sostenuto psicologicamente, spiritualmente, praticamente le persone impegnate in trincea, oggi saremmo a questo punto? Se avessimo fatto un lavoro interiore su quello che stava accadendo, non si sarebbero moltiplicate le energie a disposizione per affrontare meglio tutti i problemi? Allora tutti i nostri progetti possono vivere, svilupparsi, magari ridimensionarsi se è il caso, ma in maniera creativa e comunque utile, solo se riusciremo a dare spessore a quello che siamo “.
Avevo capito che, proprio per la complessità di Essere in Politica, o ci si organizzava e preparava in maniera diversa, o avremmo fatto facilmente la fine degli altri.
E’ come se avessi percepito una cosa di una tale banalità ma che generalmente non si capisce: più alto è il palazzo che devi costrure, più solide debbono essere le fondamenta.
Più responsabilità ti prendi nella vita, più lavoro interiore devi fare, più circuiti energetici devi creare, più devi essere capace di praticare il distacco e l’auto-ironia, più devi essere capace di essere libero, più devi avere una mente pacificata.
E’ stato così che abbiamo continuato, badando di più a ciò, abbiamo fatto un nuovo movimento, siamo entrati dentro un partito e siamo stati determinanti per fare eleggere un deputato regionale alle ultime elezioni.
Cosa abbiamo fatto per arrivare a questo?
– Abbiamo cercato in questi anni di coinvolgere nell’avventura politica quante più persone possibili.
– Non abbiamo perso occasione per sottolineare i principi fondativi del nostro fare politica e non solo i contenuti per i quali lottiamo.
– Le parole chiave sono state quindi: essere, partecipazione, democrazia, ascolto, rispetto della diversità, non raggiungimento di interessi personali.
– Abbiamo creato un contenitore politico che tentasse di dare voce e cassa di risonanza alle problematiche su cui lavoriamo ogni giorno: devianza, giustizia, ambiente, globalizzazione, esclusione sociale.
– Abbiamo realizzato il rifiuto di ogni forma di carrierismo e di posizionamento, di potere fine a se stesso e di trabocchetti e furberie assunte a metodo politico.
– Abbiamo saputo sopportare lunghe riunioni demenziali dove avvengono false rappresentazioni che servono solo a posizionamenti e a strategie, abbiamo quindi sviluppato il dominio del sé.
– Abbiamo vissuto con semplicità sconfitte e grandi delusioni con la disponibilità a ripartire.
– Abbiamo saputo fare una campagna elettorale dove decine di persone, forse un centinaio, si sono sentite coinvolte come se fossero loro stesse i candidati, contribuendo con il proprio tempo, la propria storia, le loro facce, i propri soldi, a realizzare questo sogno popolare.
– Abbiamo lavorato sempre per trovare un equilibrio tra quello che costruivamo e quello che avevamo già edificato ( famiglia, gruppi, cooperative, progetti vari ). Anzi queste iniziative sono spesso diventate le fondamenta e l’energia stessa per costruire il nuovo piano del palazzo.
– Abbiamo lavorato perché crescesse sempre più la consapevolezza che i contenuti forti che vogliamo portare avanti necessitano di un forte cammino “spirituale” di popolo, perché solo così si potranno realizzare quei cambiamenti strutturali necessari per venire incontro ai bisogni dei più poveri a scapito dei privilegi di noi più ricchi.
Ora abbiamo il problema di sapere gestire questo “giocattolo” con tutte le qualità dell’Essere…ma ho paura.
E’ però una paura che non mi paralizza, ma mi aiuta a focalizzare le problematiche che bisogna affrontare, le situazioni concrete che dobbiamo riuscire a creare per permettere di tenere su il palazzo con coerenza, armonia e forti significati.
In poche parole dobbiamo fare in modo che nella nostra esperienza politica, come in tutti gli altri momenti e vissuti della vita, l’Amore, come dice Padre Felice Scalia, diventi principio strutturante della Storia.
Siracusa Agosto 2001
Tati Sgarlata