…e fù di nuovo Guerra!

 Il nuovo attacco sferrato da Bill Clinton al popolo iracheno alla vigilia del Natale cristiano e del Ramadan mussulmano, mi ha colto, e penso che ha colto tutti noi, veramente di sorpresa.
Probabilmente ci eravamo un po’ tutti ingenuamente illusi che dopo il successo negoziale dell’ONU del mese precedente, il pericolo della seconda guerra del Golfo fosse scongiurato perlomeno a breve termine, invece il cinico calcolo di Clinton, che ha tentato la disperata operazione militare per distogliere il Congresso Americano dall’ Impeachment, non ha tenuto nel benchè minimo conto le ulteriori sofferenze e morti che avrebbe arrecato al popolo iracheno.
Continuo a parlare di popolo iracheno e non di Saddam Hussein perché il feroce Rais di questo passo e sempre di più, è stato, è e starà al potere fino a morte naturale, dato che queste operazioni non fanno altro che aumentare il suo prestigio, la solidarietà degli altri paesi arabi, il consenso interno della gente rendendo remota ogni possibilità di aggregazione dell’opposizione al regime.
Clinton sperava comunque in una passiva e cieca solidarietà atlantista dei paesi aderenti, solidarietà che non c’è stata e ciò è un elemento di grande soddisfazione perché testimonia la reale volontà di tanti Stati, a partire dall’Italia, di affrontare e risolvere le controversie internazionali con gli strumenti delle Nazioni Unite e non con la unilaterale decisione del Paese più armato e più forte che con queste operazioni non vuole tanto colpire uno dei tanti sanguinari dittatori che esistono nel mondo, ma vuole riaffermare che nessuno si deve ribellare al potere economico ed alle leggi del Mercato stabilite a Washington.
Non si capirebbe allora perché colpire Saddam e non altre dittature che sono ubbidienti o funzionali agli Stati Uniti, vedi la Cina per esempio, perché colpire la corsa al riarmo dell’Iraq mentre questa corsa al riarmo interessa svariati Paesi nel mondo che stanno cercando di creare i loro indisturbati arsenali nucleari, vedi l’India ed il Pachistan per esempio e perlomeno di questi ne sappiamo qualcosa, ed infine non si capirebbe perché colpire l’Iraq e non altri Paesi che regolarmente non si adeguono alle risoluzioni dell’ONU, vedi lo Stato di Israele per esempio.
Alla fine i risultati più concreti dell’operazione militare di Clinton sono quelli di aggravare ancora di più le condizioni di vita del popolo iracheno già piegato da un embargo ingiusto che il Papa e tanti Stati reputano ingiustificato e disumano e di aumentare l’odio e l’astio del mondo islamico nei confronti dell’imperialista occidente cristiano.
La mia proposta è allora quella di procedere rapidamente ad una riforma dell’ONU che dia a questo organismo più rappresentatività, più prestigio, più forza per potere risolvere le controversie internazionali tenendo conto dei diritti dei popoli e di una metodologia che tenda a fare crescere sempre più le ragioni della convivialità e dell’incontro tra culture, religioni e popoli, scartando fin dove e quando è possibile l’uso della forza.

Tati Sgarlata