Carissimi,
il gruppo di novembre è stato molto importante per me, mi si è aperto un nuovo spazio di coscienza che, spero, faccia aumentare la mia autonomia e responsabilità e faccia diminuire la mia parte paurosa e furtiva.
Se dovessi riassumere ciò che penso di avere introiettato direi:” Prima pensavo che dovevo avere consapevolezza dei miei limiti per superarli, ora invece penso che debbo avere consapevolezza dei miei limiti per accettarli”.
Prendere consapevolezza della propria Ombra è duro, ma utilissimo per non fare delle grosse “cazzate”. Qualche settimana fa Michele Serra nella sua deliziosa rubrica “L’Amaca” (guarda caso proprio il nome dell’Associazione che stiamo facendo a Siracusa) ricordava una massima del maestro Altan (il vignettista) : “Ogni sera quando andiamo a letto dovremmo chiederci chi è il mandante delle cazzate che facciamo”.
Noi lo sappiamo chi è il mandante ed è per questo che facciamo con Ottavio lo psicodramma psicoanalitico.
La settimana successiva allo psicodramma, abbiamo fatto un ritiro con il gruppo di cui faccio parte a Siracusa, nel quale cerchiamo di applicare la Parola di Dio nella nostra vita e nel nostro vissuto quotidiano. Quest’anno ci stiamo facendo aiutare da un libro di Eugen Drewermann, psicologo analista e teologo, dal titolo “Quando il cielo tocca la terra”(ve lo consiglio). In particolare in questo ritiro abbiamo letto il commento alla Parabola di Gesù: Gli operai mandati nella vigna(Matteo 20, 1-16).
Nella dinamica di gruppo successiva, il conduttore ci ha detto di scrivere una lettera a noi stessi alla luce del commento emerso e condiviso.
Io ho scritto la lettera seguente:
“Caro Tati, operaio della vigna
ti ricordo sempre affaccendato a lavorare, a potare, a raccogliere, a pulire, a zappettare.
Un cuore grande ma affannato, facilmente invidioso verso coloro che se ne stavano all’ombra a guardare…e ti montava la rabbia.
Mi ricordo che ti vedevo spesso arrabbiato, cupo, “scattusu”, anche autoritario con i tuoi figli, soprattutto col grande.
Risultato: fare venire sensi di colpa agli altri, sensi di colpa a sua volta bloccanti per la libertà di quelli che stavano lì a guardare.
Non ti ponevi invece il problema principale: perché stanno a guardare e non lavorano, perché sono pigri, perché chiedono e non danno?
Per capirli era necessario fermarsi dal lavorare sempre e comunque, era necessario vivere la situazione di colui che guarda gli altri lavorare perché in questo momento non ha la forza di lavorare.
Hai cominciato a fermarti e a capire!
Hai scoperto dietro il tuo attivismo la tua “Ombra” nascosta, piena di pulsioni, desideri, bisogni irrealizzati che rimossi e repressi ti portavano a proiettare sugli altri questi bisogni e questi desideri.
Tu eri forte, riuscivi a reprimere…ma a quale prezzo!
Hai cominciato a sperare di potere guarire da questa malattia, hai cominciato a sperimentare la libertà di essere, la possibilità di non vivere colpe senza peccati, ma di peccare con consapevolezza.
Dio aiutami a peccare!
Ti vengono le vertigini, lo so, è una rivoluzione, ma non puoi continuare a vedere i tuoi limiti come cose sempre da superare, forse è possibile anche accettarli i propri limiti per farli poi evaporare al momento opportuno.
Reinpossessati della tua “Ombra” e vivila, probabilmente fa molti più danni quando è nascosta ed inascoltata.
Il tuo Sé “
Carissimi, voglio continuare il mio cammino, non vi preoccupate non voglio diventare un santo!
Vi abbraccio, Tati