Voglio iniziare con una affermazione dura ma reale: aiutare è difficile.
Quello che dovrebbe essere uno spontaneo atto naturale si può trasformare in manipolazione dell’altro e strumentalizzazione senza che neanche ce ne accorgiamo.
Il mondo è pieno di volontari e di persone che vi possono raccontare cose mirabili fatte per gli altri, ma se andiamo a fondo di questi grandi altruismi possiamo spesso trovare grandi egoismi.
Con questo non vi voglio scoraggiare, ma vi voglio mettere in guardia da facili entusiasmi che sono molto utili solo se vengono accompagnati da un lavoro di consapevolezza e di verità.
Infatti non basta il sentimento buono e una volontà disponibile per riuscire ad aiutare gli altri perché dietro questi buoni intendimenti ci possono essere nascosti bisogni inconsci dell’Io che indirizzano la nostra azione buona in altre direzioni.
Premetto che parlo solo perché ho sperimentato su di me tali atteggiamenti e situazioni e continuo ancora oggi a stare molto in guardia da questi pericoli.
Allora l’Io può premere inconsciamente con i più svariati bisogni:
1) Bisogno di autoaffermazione: in alcuni momenti della nostra vita possiamo sentire molto il bisogno di affermare con azioni o gesti la nostra persona, di metterci in evidenza per avere il consenso degli altri, la loro approvazione, il loro riconoscimento. Se questo bisogno diventa forte, rischio di svolgere azioni vuote e rituali tendenti a mostrare come secondario l’apporto degli altri.
2) Istinto di gregge: faccio delle cose solo perché le fanno i miei amici, mi lascio coinvolgere senza una convinzione mia personale. Il rischio è che tutto ciò può trasparire durante la relazione di aiuto.
3) Narcisismo: ho troppo bisogno di gratificazioni interiori a causa di alcune frustrazioni subite nel tempo. Tendo a prendere possesso di una relazione, non do lo spazio sufficiente all’altro per emergere, porto avanti un progetto soprattutto per gratificare il mio Io e compiacermi delle mie capacità.
Questi sono esempi di modalità tendenti più a raggiungere obiettivi di autosoddisfazione piuttosto che obiettivi capaci di ascoltare, capire e dare risposte ai bisogni degli altri. Se prevalgono queste modalità mi lascerò guidare dalle emozioni di attrazione-repulsione, negherò i bisogni dell’altro, sarò discontinuo, mi abbatterò alla prima difficoltà.

E’ chiaro che una certa dose di gratificazione (pare che oramai ci siano anche studi sulla fisiologia del sistema nervoso che avvalorano ciò) viene fuori naturalmente all’interno delle relazioni di aiuto che viviamo: è dando che si riceve diceva San Francesco.
Di questo dobbiamo essere contenti perché l’Amore gratuito e disinteressato è una meta irragiungibile a cui si può solo tendere e quindi la gioia e la soddisfazione che riceviamo dalle relazioni è carburante indispensabile. Il problema sopraggiunge quando la gratificazione diventa il motivo preponderante cosciente o inconsapevole delle nostre azioni. In questo caso i rischi che cercavo di spiegare sopra diventano significativi.
In questo cammino ci può aiutare la consapevolezza che aiutare non solo nutre il nostro Io, ma diventa indispensabile per potere trovare pace e felicità perché non siamo monadi separati dagli altri, ma siamo in profonda e continua comunicazione con gli altri. Infatti oltre a “Io”, noi siamo anche “Sé” siamo cioè una funzione corporea, psichica e spirituale che è in stretto contatto con il Sé degli altri, oltre che con Dio per chi ha fede.
Se questo è vero, come io penso, io non posso essere felice se intorno a me c’è sofferenza e se non faccio niente per combatterla pensando solo all’appagamento dei miei bisogni egoistici.

Per cercare di affrontare questa problematica, dobbiamo cercare di lavorare per portare alla luce questi bisogni inconsci che possono condizionare fortemente le nostre azioni: in questo ci aiuta la formazione ed il gruppo.
Quindi con molta semplicità non ci dobbiamo scoraggiare e dobbiamo cercare di avere fiducia in noi e tra di noi per una progressiva conoscenza di noi stessi: in questa maniera non frustreremo la nostra spontaneità, ma le daremo degli strumenti per potersi esprimere con pienezza e verità. Il tutto è un cammino che non finisce mai, ma se lo facciamo con Amore diventa fonte di gioia e soddisfazione.

Per concludere volevo consigliarvi la lettura di Momo di Michael Ende, di Polyanna di cui la Walt Disney ha fatto anche il film ed infine la visione de “Il fantastico mondo di Ameliè”, tre personaggi femminili laici e moderni le cui modalità di aiuto ci possono aiutare nel cammino di volontariato che abbiamo scelto.

Dr Gaetano Sgarlata