La festa della vita
– Suore Francescane Missionarie di Maria –
10-6-2001
Associazione Il Girasole-Tonio Tarantello
” FRA NOI ”
Domande: Cosa resta davanti alla morte?
Cosa resta quando tutto va in rovina?
Cosa resta davanti ad una malattia grave o davanti ad una grave invalidità?
Cosa resta quando tutto va in direzione opposta da come ci aspetteremmo?
Cosa ci fa veramente uomini e cristiani?
La Fede in Dio se è il motivo per evitare e negare queste domande, diventa idolatria.
Infatti la Fede, così intesa, risulta essere una risposta alienante, vuota, deresponsabilizzante, negativa per la nostra psiche, motivo di ostacolo per la realizzazione del Sé, diventa in fondo una negazione di Dio stesso.
Dio non è definibile, è un mistero, è inafferrabile ed impossibile da racchiudere nelle nostre categorie e proiezioni ( Meister Eckhart ).
Forse le risposte possono essere trovate all’interno di un lungo cammino che metta in primo piano la nostra responsabilità individuale ed il nostro essere più profondo:
– Conoscere ed avere consapevolezza di noi stessi, dei nostri bisogni e delle nostre pulsioni, del modo con il quale organizziamo il nostro essere e stare nel mondo, del nostro diritto a vivere felici e liberi dai doveri fini a se stessi e dai sensi di colpa ed infine avere consapevolezza delle resistenze che abbiamo nell’aprirci, nel dare e nel ricevere tenerezze.
– Individuarsi: riconoscersi come individuo autonomo che conosce e crede in sé, individuo capace di un lavoro interiore che valorizzi le proprie ricchezze, ma che accetti anche le inevitabili povertà di cui siamo portatori. La definizione e l’armonia del Sé porta quell’indispensabile equilibrio psicologico necessario per potere relazionarci con gli altri senza essere continuamente prepotenti, violenti, auto-centrati, avari e tristi oppure con atteggiamenti vittimistici e protestatari perché ci consideriamo degli incompresi, isolati, perseguitati.
– Accettare la vita con tutto ciò che comporta, cose belle e cose brutte, parti positive e negative dentro di noi e negli altri. Nostro compito è di integrare e di congiungere tutto ciò nel nostro Sé come cercano di insegnarci la psicologia buddhista e junghiana.
– Scoprire il “fra noi” come forza primordiale, vivificante e significante della nostra esistenza. Scoprire il “fra noi” vuol dire vivere con tenerezza, capacità di ascolto, apertura, disponibilità, attenzione le relazioni, riuscendo a mettersi “nei panni dell’altro”.
– Il “fra noi” è l’Amore gratuito di Gesù che ci chiede di amare il nemico e di vivere questo amore in maniera unidirezionale anche con le persone più difficili ed impossibili ( superiori di un certo tipo, mafiosi, pedofili, traditori, coloro che ci abbandonano o che pensiamo ci abbiano abbandonato). Questo vuol dire riconoscere l’altro nella sua profonda umanità anche se così lontano dal “fra noi”. Non vuol dire comunque assoggettarsi o farsi calpestare dagli altri, altri di cui dobbiamo riconoscere le ragioni e l’essenza ma che dobbiamo mettere nelle condizioni di riconoscere la profondità di ciò che cerchiamo di essere.
– Vivere così il “fra noi” vuol dire vivere le relazioni a prescindere dai risultati o non risultati apparenti e a breve termine che si ottengono.
– Riconoscere che è impossibile vivere così il “fra noi” senza il lavoro interiore continuo di cui si parlava prima.
– Alimentare dentro di noi una sana inquietudine che non ci fa mai accontentare e potere esprimere sempre di più le nostre potenzialità di essere e di dono nel senso economico, psichico e affettivo del termine.
– Accogliere la vita per quello che è e che Dio ha voluto (Genesi: e vide che era buono), non per quello che è diventata con la corruzione nel tempo (San Paolo: non conformatevi al tempo presente, ma trasformatevi): la croce non l’ha voluta Dio, la croce viene dal mondo. Il cristiano è chiamato a Cristificare il mondo come dice Teiard de Chairden.
– Il “fra noi” può essere accolto con derisione, violenza, rabbia perché è speculare al messaggio di Dio che creandoci gratuitamente si autolimita e al messaggio di Cristo che per affermare la logica dell’Amore folle e gratuito è disposto a morire. Questa apparente debolezza di Dio e del “fra noi” è la vera Onnipotenza dell’Amore.
– In questa grande avventura, in questo affascinante cammino di Cristificazione di noi stessi e del mondo, noi siamo fondamentalmente soli, ma anche fondamentalmente insieme. Se non accettiamo la contemporaneità di questa realtà, ci sentiremo alternativamente abbandonati o dipendenti, in poche parole non accetteremo la sfida della vita.
Solo lungo un cammino siffatto è possibile quella che possiamo chiamare “la svolta mistica della vita” e possiamo anche essere capaci di vivere il “fra noi” con chi vive un’altra dimensione dopo la morte.
Terminiamo con le parole di Antonietta Potente:
“Il mistero risplende con forza anche quando è silenzioso ed apparentemente assente. L’eloquenza della vita è tanta, che le parole diventano inutili. Nella mia vita sento che è sempre più presente il silenzio e la mistica; incontro misterioso con la vita fuori dai canoni comuni e dai codici esistenziali più dogmatici. Lui si trasforma sempre più in Lui e niente più, spogliato di tante cose, indicibile, ineffabile. Vita, amore, gesti, luce, compagnia, solitudine, protezione, ma solo Lui. Io penso che c’è solo una ragione di vivere, che è la folle gratuità, tutto il resto è vanità delle vanità e fa perdere la voglia ed il senso della vita. La gratuità folle è l’unica nostra ragione di vivere”.
Gruppo Ad Gentes